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Avanti, piano, e con un filo di gas

30/11/2018 09:03

Spread in calo, e quindi in Italia si fa festa: ma a raffreddare gli entusiasmi ci penso io.
Non so se avete visto che Unicredito, per farsi prestare 3 miliardi da Pimco, ha dovuto pagare il 4% in più rispetto a gennaio 2018.
https://phastidio.net/2018/11/28/le-banche-italiane-scalciano-la-lattina-e-il-bond/?fbclid=IwAR3ccayD1xAlkYp-UbiGys9M9DrjAsUxQ Ah_xWkrRFq2UyDcxbIbZKLcZL0

Vi traduco il significato prendendo a prestito le parole di un analista mio carissimo amico, Gaetano Evangelista.
“Se l'Italia è rischiosa per un creditore, se è molto più avventato concederle credito rispetto ad un buon pagatore come la Germania, tutte le aziende italiane diventano automaticamente più rischiose. Buone o cattive che siano (quelle cattive non ne parliamo...)
Dunque per colpa della pessima reputazione di cui gode la repubblica italiana, tutte le aziende pagano di più il credito, quando devono indebitarsi.
Ma le banche sono aziende del tutto peculiari: perché concedono credito, e in un'economia creditizia come quella occidentale il credito è il lubrificante che agevola la rotazione degli ingranaggi. Se Unicredit la sua materia prima la paga molto di più, i casi sono due:
  • o fa pagare di più il prodotto finito: il credito concesso a famiglie o imprese. Questo evidentemente vale solo per le nuove concessioni di credito e per i prestiti a tasso variabile; non per quelli a tasso fisso. Ma in questo caso, qualsiasi banca può chiedere ulteriori garanzie (collaterale) o l'estinzione anticipata del prestito.
  • o, se non può aumentare il prezzo del credito in funzione del costo, agisce quando il prezzo dei canoni di locazione era calmierato con l'"equo canone": riduce il credito.
Logico, se il prezzo non può aumentare, cala l'offerta. Naturale.
Dunque la distorsione per cui in Italia si applicano sui prestiti e in particolare sui mutui tassi tedeschi (non ancora per molto, secondo gli auspici di alcuni esponenti di questa maggioranza: presto torneremo a pagare i mitici tassi del 15-18% sui mutui), farà sì che presto le banche seguiranno due strade:
1) o la drastica riduzione del credito erogato. Non conviene più, i margini sono nulli se non negativi. Non puoi prendere denaro all'ingrosso al 5%, e concederlo al 2%. Chiudi il giorno dopo. Si chiama credit crunch ed è l'anticamera della depressione economica. Aziende chiuse, famiglie al collasso e stato insolvente.
2) o la regolazione del credito erogato con misure che aumentano il tasso, se no nominale, effettivo: ti concedo credito, ma chiedo una garanzia personale, oltre a quella reale. Il prestito da subprime diventa prime, mantenendo lo stesso tasso. Oppure ti erogo il 70% della somma, pur ricevendo garanzie per il 150%. O riduco le durate: niente più mutui a 30 anni, massimo a 15. E chi non si può permettere di pagare una rata così grossa, che vada in affitto, che ci sono tantissime abitazioni sfitte.”

Reitero pertanto il mio consiglio: almeno per un bel po’, starei lontano dalle azioni dei titoli di credito italiani, a meno di crolli per comprare a saldo.

Oggi è l’ultima seduta della settimana e del mese. Parola d’ordine: massima attenzione, visto che cresce l’attesa per il meeting fra Trump e i cinesi che si terrà domani in Argentina.

Starei anche attento perché il mercato ha bisogno di digerire la seduta di baldoria che abbiamo avuto mercoledì scorso in America dopo le parole di Powell.

Tanto infatti che l’Asia, la notte successiva non è che abbia poi reagito con tutto questo entusiasmo, mentre in Europa le preoccupazioni per la Brexit, l’Italia, i problemi di Deutsche Bank, e la situazione economica generale rendono il mercato ancora poco resiliente, e non possiamo continuare a pensare di andare a rimorchio degli strappi americani. Strappi che, considerando i dati macro usciti ieri sul mercato immobiliare USA (calo del 2,6% contro attese di + 0,5%), abbiamo visto ieri ritracciare in modo abbastanza brusco, risollevati soltanto dai tweet di Trump in serata.

Se quindi gli americani e cinesi troveranno un accordo le borse continueranno a restare bonariamente intonate, ma non va escluso che gli operatori professionisti cerchino di scaricare un po’ di profitti conseguiti in questa settimana.

Cruciale non abbandonare 2720 di SP 500, 6800 di Nasdaq, 24.850 di Dow Jones.

Non sarebbe bello, da un lato, vedere i prezzi tornare su queste aree, ma per altri aspetti potrebbe essere l’ultima occasione per fare scorte in ottica di una ripresa delle quotazioni per dicembre, in vista della scadenza derivati, con un pochettino più di convinzione.

In Europa comunque il confronto fra grafici settimanali e mensili ci penalizza ancora rispetto all’America. Notevole l’incapacità di Dax di tornare stabilmente sopra 11.400 e provare un attacco a 11.500, dove abbiamo la media mobile a 200 periodi settimanale molto orizzontale e che fa da tappo.
Oggi non voglio vedere chiusure a Francoforte sotto 11.200.
Questo livello lo comprerei soltanto per farci eventuali rimbalzi di intraday strettissimo.

La stessa media mobile su Eurostoxx passa invece in area 3.100, e questo fa capire quanto la Germania ultimamente stia soffrendo maggiormente verso il resto delle azioni europee, anche se in apparenza i grafici dicono la stessa cosa.
Sono curioso di vedere cosa potrà fare Eurostoxx se supera 3200, perché sopra tale livello sicuramente ci sono stop loss di operazioni ribassiste.

Analogo tappo è la zona di 19.500 sul nostro contratto future di Piazza Affari. Anche qui, per non pregiudicare una caccia agli stop sotto determinati livelli, cruciale resta tenere 18.500.

Starei alla larga dal petrolio, ancora troppo legato alle news dell’ultima ora, idem per la sterlina, in lateralità che non mi piace sul dollaro. Questo può picchiare un po’ in testa anche l’indice Ftse100 di Londra e contribuire a tenere il dollaro forte. Dollar Index sta lottando abbastanza strenuamente per non abbandonare 96,5: é qui che lo aspetto per avere ulteriori indicazioni sia su borse che titoli obbligazionari.

Concluderei il mese con un’operatività molto wait and see, da uomini di affari accorti.

Buon trading.

Giovanni Lapidari
www.lapidari.it

Allegati

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TAG:

Banche Bond Europa Investment Macro economia Tassi Usa Wall street

AUTORI:

Giovanni lapidari

GRAFICI:

Dax Dow jones Ftse mib Nasdaq


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