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Flash sui mercati

05/02/2018 13:46

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Da seguire:
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I PMI dei servizi in Asia sono forti: sono saliti sia quello cinese (ai massimi dal 2012), sia quello giapponese.

Area euro. La stima finale dovrebbe confermare il PMI composito dell’eurozona in aumento a gennaio a 58,6 da 58,1, con i servizi in rialzo a 57,6 da 56,6 (Germania a 57,0 da 55,8 e Francia a 59,3 da 59,1). In Italia, il PMI servizi è atteso in lieve rallentamento a 55 da 55,4 precedente, in coerenza con le indicazioni giunte dall’indagine Istat. Nello stesso mese il PMI manifatturiero è invece accelerato, segnalando un maggior dinamismo dell’industria rispetto ai servizi a inizio 2018 (a differenza di quanto visto a fine 2017).

Area euro. Le vendite al dettaglio a dicembre sono attese in calo di -1,2% m/m da 1,7% m/m per effetto delle pesanti contrazioni registrate in Germania, Francia e Spagna. La variazione annua scenderebbe a 1,6% da 2,7%, lasciando i consumi stagnanti nel quarto trimestre dopo essere cresciuti di 0,5% t/t nel precedente.

Stati Uniti. L’indice ISM non manifatturiero a gennaio è previsto in rialzo a 56,6 da 56 di dicembre. Le indagini regionali del settore non manifatturiero hanno dato indicazioni ottimistiche, in rialzo moderato per gli indici coincidenti e sostenuto per quelli a 6 mesi. L’ISM a dicembre aveva corretto dai livelli molto elevati dei mesi precedenti (volatili anche per via degli effetti degli uragani). I segnali di gennaio dovrebbero essere positivi, spinti da gran parte dei settori, sulla scia della dinamica solida della domanda domestica e del rialzo del prezzo del petrolio che spinge l’estrattivo.

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I market mover della settimana
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Nella zona euro il focus sarà sui dati di produzione industriale di dicembre. Ci aspettiamo una correzione temporanea in Germania (-0,3%m/m) e Spagna (-1,0% m/m) dopo l’andamento solido di novembre. Altresì in Francia e Italia dovrebbero vedersi dei modesti aumenti (rispettivamente di 0,1% m/m e 0,3% m/m). Le vendite al dettaglio per l’eurozona dovrebbero correggere parzialmente (-1,2% m/m) erodendo l’aumento di novembre.
La settimana ha pochi dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. L’ISM non manifatturiero di gennaio dovrebbe registrare un modesto rialzo, in linea con un’espansione diffusa, mentre il deficit della bilancia commerciale di dicembre dovrebbe ampliarsi, confermando il contributo negativo del commercio estero alla crescita del 4° trimestre.

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Venerdì sui mercati
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I dati occupazionali americani hanno suscitato forti reazioni sui mercati, accentuando la tendenza all’aumento dei rendimenti a medio e lungo termine e delle aspettative di rialzo dei tassi ufficiali. Le curve hanno visto la pendenza 10-2 anni salire di 7 pb sul mercato americano e di 3pb su quello tedesco. Netto calo degli indici azionari europei ed americani (S&P500: -2,0%). Il dollaro ha recuperato lo 0,3% sull’euro e lo 0,9% sullo yen.

Italia. A gennaio, l’inflazione annua è risultata in lieve calo a 0,8% da 0,9% precedente secondo l’indice nazionale e in leggero aumento a 1,1% da 1% sulla misura armonizzata.. L’aumento dei prezzi su base congiunturale è spiegato da alimentari/bevande e dal rialzo delle tariffe di luce, gas ed acqua, mentre i trasporti hanno dato un contributo negativo. L’inflazione di fondo è salita su base annua a 0,6% da 0,4% precedente. Viceversa, il cosiddetto “carrello della spesa” nonché i prezzi dei beni a più alta frequenza di acquisto sono aumentati ben più dell’indice generale, il che si sta riflettendo in un aumento dell’inflazione percepita e attesa dalle famiglie. In prospettiva, ci aspettiamo che il CPI possa calare marginalmente (di uno-due decimi) nei prossimi tre mesi, prima di riprendere a salire a partire dal mese di maggio.

Stati Uniti. L’employment report di gennaio dà ulteriori buone notizie sul mercato del lavoro. Gli occupati non agricoli aumentano di 200 mila, dopo +160 mila a dicembre. Gli occupati nei due mesi precedenti registrano una revisione complessiva di -24 mila. Il tasso di disoccupazione è invariato per il quarto mese consecutivo a 4,1%. i salari orari aumentano di 0,3% m/m a gennaio (2,9% a/a) e il dato di dicembre è rivisto a +0,4% m/m. I dati danno certamente supporto alla previsione di rialzo dei tassi alla riunione del FOMC di marzo e all’aspettativa di almeno tre rialzi nel 2018. La variabile cruciale per valutare se il ritmo dei rialzi diventerà più rapido resta comunque l’inflazione.

TAG:

Economia Finanza Germania Indici Tassi

AUTORI:

Intesa sanpaolo studi e ricerche

GRAFICI:

Crude oil

TRADERPEDIA:

Inflazione Rendimento Sar Supporto


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