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Al Big Investor piace l’Europa

30/12/2016 15:48

Il 2016 passerà alla storia finanziaria per alcune singolari reazioni, per una serie di eventi “inattesi” che hanno creato molto nervosismo. Tra tutti, in particolare, spiccano il referendum inglese sulla Brexit e l’elezione di Donald Trump.

Tornando con la mente a inizio 2016, l’anno è iniziato con lo shock della crisi cinese (sin dal primo giorno di riapertura delle contrattazioni) che in poco più di un mese ha provocato il crollo dei listini azionari mondiali, facendo segnare il peggior inizio di calendario della storia.

Una crisi che poi, da fine febbraio, è sembrata finire sotto il tappeto. Per ben otto mesi, infatti, abbiamo assistito a uno dei periodi più noiosi degli ultimi anni, con listini azionari che hanno oscillato all’interno di un ristretto canale. Osservando l’andamento dell’indice azionario Eurostoxx, si può notare come da aprile a novembre i prezzi siano rimasti ingabbiati in un range laterale dell’8,5% (che si è ancora più ristretto dall’inizio estate arrivando al 7,5%).

Una compressione che improvvisamente è esplosa, accompagnando uno dei rialzi più forti degli ultimi anni e permettendo agli indici europei di recuperare con un colpo di reni lo scivolone di inizio anno o comunque di limitare i danni. Ad esempio, il nostro indice Ftse Mib ha ridotto di oltre il 60% le perdite maturate da primavera a poche settimane fa.

GRAFICO ANNUALE FUTURE EUROSTOXX



Guardando a Wall Street, quest’ultimo mese dell’anno entra nella top five dei migliori mesi di dicembre della storia, registrando anche la migliore performance post-elezione di un nuovo Presidente americano (+9% in 30 giorni). Una cavalcata che ha permesso nuovi record assoluti sui maggiori listini azionari statunitensi, tra cui il Dow Jones vicino alla fatidica soglia dei 20.000 punti.

E ora? Cosa potrà succedere?

Il 2017 prende in mano la staffetta di una corsa che sembra tirare il fiato. I listini assomigliano a un maratoneta che non ha fatto troppo bene i conti partendo troppo lanciato. Solo dopo aver tirato un buon respiro (ci auguriamo un modesto ritracciamento di pochi punti percentuali), sarà possibile valutare acquisti che, dopo marzo, dovranno trovare conferme con prezzi ai livelli del 2015 per tutti i maggiori indici azionari: Dax = 11800; FtseMib = 23000; Eurostoxx = 3500.

Solo con il raggiungimento di questi livelli si potrà considerare la possibilità di ulteriori rialzi nei mesi successivi. Acquisti che dovranno essere sostenuti anche dal denaro dei Big Investors che, in queste ultime settimane, sembrano tornare a preferire il Vecchio Continente con indicatori che segnano minimi superiori dopo due anni di ribassi sia sull’Eurostoxx che sul FtseMib (anche se per quest’ultimo saranno necessari ulteriori conferme sino a febbraio).

GRAFICO VOLUMETRICO EUROSTOXX



Gli indici azionari statunitensi hanno superato a testa alta la crisi del settimo anno (rialzista) confermato da un “indice della paura”, il VIX, che per il quinto anno consecutivo chiude la media annuale sotto la fatidica soglia dei 20 punti; livello che se superato indica pericoloso nervosismo e tensioni tra gli operatori.

GRAFICO VOLUMETRICO FTSE MIB



E’ bene ricordare che anche i navigati capitani di vascello rimangono sempre attenti alle traversate nonostante le favorevoli previsioni, consapevoli che i lunghi viaggi possono sempre riservare spiacevoli turbamenti. L’anno che volge al termine ha avuto delle buone stelle che portano il simbolo delle Banche Centrali, riuscite sempre a riportare la rotta rialzista anche durante i periodi di tempesta.

Quanto accaduto deve servire da lezione e non da garanzia per i prossimi mesi, consapevoli che ci attendono appuntamenti importanti nella zona euro. Il compito di raddrizzare la nave diventerà difficile, se non impossibile, quando i Capitani della FED e BCE tenteranno di allentare la presa del timone inserendo il pilota automatico.

Federico Izzi
Auguri di buon anno nuovo a tutti


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