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Kim spinge l’oro alle stelle

08/09/2017 15:44

I nuovi test nucleari della Corea del Nord hanno scosso i mercati spingendo gli analisti a considerare i vari scenari possibili. In quell’area dell’Asia compresa tra RussiaCinaGiappone e Corea del Sud vengono a contatto gli interessi contrapposti di diverse grandi potenze. Tuttavia di recente i toni del conflitto si sono spinti a un livello mai visto prima.
 

A questo preoccupante contesto i mercati hanno reagito in maniera tutto sommato composta, con reazioni limitate sugli indici azionari e segnali di una corsa al de-risking evidenziatasi soprattutto con un ritorno sui classici beni rifugio e con rotazioni di portafoglio. La maggior parte degli analisti, ancora propensi a ritenere basso il rischio di un vero conflitto militare eventualmente allargato, consiglia però cautela nelle prossime settimane viste le crescenti incertezze.
 

Se si guarda all’indice S&P 500, il maggiore indice azionario degli Stati Uniti si può notare che le quotazioni tra i 2460 e i 2480 punti sono persino superiori ai livelli di inizio luglio, quando la Corea del Nord ha reclamato il lancio del primo missile intercontinentale. Più consistenti sono stati invece i ripiegamenti dell’indice della Corea del Sud Kospi, tornato in zona 2320 punti dopo allunghi a fine luglio oltre i 2451 punti. Il Vix Index, il cosiddetto “indice della paura” ha mostrato una reazione maggiore, ritornando in zona 12,38 e risollevandosi in parte (ma senza grandi spunti) dai livelli storicamente bassi sui quali si attestava precedentemente.
 

Assai più consistente la reazione dell’oro, bene rifugio per eccellenza, che ha accelerato rapidamente superando i 1300 dollari l’oncia e riguadagnando livelli che non vedeva dall’autunno del 2016 a 1340 dollari circa.  Fintanto che le quotazioni si manterranno al di sopra di area 1270 sarà possibile assistere a un allungo verso 1350/1360 dollari, top toccati un anno fa e lato superiore del canale crescente che sale da dicembre 2016. Da un punto di vista meramente grafico, solo sotto area 1270 verrebbero deluse le aspettative di crescita creando invece le premesse per l’avvio di una nuova fase di consolidamento verso area 1215 dollari, base del trading range disegnato da marzo.




 

Da segnalare poi il rally del palladio, grazie alla crescente richiesta dell’industria automobilistica, che proprio in settimana ha superato 1000 dollari l’oncia e si è spinto sul livello più alto dal 2001, raddoppiando il proprio valore da gennaio 2016. Area 1000 rappresenta tuttavia una soglia critica che potrebbe non essere superata al primo tocco, specie se accompagnata - come in questo caso - da una situazione di eccesso definita dall'RSI a 14 sedute. L'eventuale test a 1025 dollari del lato alto del canale che contiene l'ascesa dal flesso di maggio potrebbe essere seguito da una fase di consolidamento fino ad area 910/920 dollari, senza compromettere la tendenza fortemente rialzista di fondo. Solo sotto questo livello le prospettive muterebbero rendendo possibile l'affondo sulla trend line che sale dai minimi dello scorso autunno a 840 dollari.



 

Non sono passati inosservati i notevoli recuperi del rame e di altri metalli sia preziosi che industriali, ma il peso della crisi nordcoreana su questa asset class rimane incerto, almeno per il medio e lungo termine. Da inizio 2017 infatti il dollaro ha perso quota ripiegando sulle posizioni precedenti l’elezione del presidente Donald Trump: la debolezza del biglietto verde tende a incoraggiare metalli e materie prime indipendentemente dalle tensioni geopolitiche. I deludenti dati sull’inflazione hanno frenato la Fed nella stretta monetaria incoraggiando così l’oro (spesso acquisto in chiave anti-inflattiva e quindi svantaggiato da tassi potenzialmente più elevati). I metalli industriali si avvantaggiano inoltre dei positivi dati macroeconomici europei e, in diversi casi cinesi.
 

Significativa nel breve termine è stata la corsa dello yen proprio da luglio in poi: il cambio dollaro/yen è infatti passato dai massimi a 114,49 dell’11 luglio a quota 108 circa. Fintanto che le quotazioni si manterranno all’interno di questo range, tuttavia, non si potranno ricavare informazioni direzionali. La situazione potrebbe invece precipitare, a vantaggio dello yen, nel caso di discese sotto area 106, linea che sale dai bottom del 2012.




Delle scosse si sono registrate anche sul franco svizzero, ma tutto sommato i movimenti delle varie asset class appaiano limitati e influenzati anche da una serie di altri fattori che spaziano dagli orientamenti della politica monetaria delle maggiori banche centrali, alle evoluzioni dei prezzi del greggio che rispondono a stimoli di diversa natura.
 

In definitiva i missili di Pyongyang spaventano sempre più l’Occidente, ma la reazione dei mercati per il momento sembra quanto meno compassata. 

C. Cervi e G. Digiacomo per ITForum News

 

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