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Tassi in rialzo, parola ai gestori

25/07/2017 16:33

Secondo molti analisti la Fed dovrebbe procedere con un altro rialzo dei tassi e iniziare a ridimensionare il proprio bilancio verso la fine dell'anno. Nel contempo, alcune banche centrali, ad esempio Regno Unito e Canada hanno segnalato di essere vicine alla riduzione dei programmi di stimolo monetario, messi in atto a seguito della crisi finanziaria.

Si tratta di nuove misure che potrebbero destabilizzare il mercato obbligazionario. Come comportarsi con il proprio portafoglio? “Non crediamo che queste azioni debbano mettere in agitazione gli investitori obbligazionari”, spiega Mark Brett, gestore obbligazionario di Capital Group. “Crediamo che questa strategia di rialzo graduale dei tassi si manterrà invariata in futuro, in parte perché la Fed è anche interessata a inasprire la politica monetaria riducendo progressivamente le attività del proprio stato patrimoniale, acquistate per immettere liquidità nei mercati durante la crisi finanziaria del 2008-2009 e per stimolare l'economia statunitense fino al 2014. Dopo un nuovo aumento in autunno, non prevediamo altri rialzi dei tassi fino al prossimo anno perché la Fed inizierà piuttosto a liberarsi degli asset nell'ambito del piano di riduzione del suo imponente bilancio da USD 4.500 miliardi”.

Per prima cosa, continua Brett, non bisogna temere la duration. “La Fed controlla soltanto i tassi a breve termine e i rendimenti a lungo termine resteranno probabilmente ancorati, perciò a nostro avviso gli investitori non dovrebbero temere nessuna duration. Non esortiamo gli investitori ad assumere duration eccessive, sotto forma di obbligazioni trentennali, ma pensiamo che una duration intermedia possa essere interessante e ragionevole in un portafoglio bilanciato”.

È poi necessario restare ben bilanciati: “Gli investitori dovrebbero mantenere un portafoglio bilanciato composto sia da azioni che da titoli obbligazionari, in particolare con una scarsa correlazione con le azioni”. E, infine, non lasciarsi tentare da esposizioni creditizie eccessive. “Le obbligazioni investment grade e high yield hanno avuto solidi rendimenti, spingendo alcuni investitori verso fondi con esposizioni creditizie considerevoli. Tuttavia, quando il trend del mercato azionario si invertirà, calerà anche il valore di molti di questi fondi”, conclude l’esperto.

Secondo Massimiliano Maxia, Fixed-Income Product Specialist di Allianz Global Investors, “il movimento di rialzo dei rendimenti iniziato nelle scorse settimane potrebbe continuare nel prossimo futuro e diventare quindi uno dei temi fondamentali dei mercati obbligazionari. Il rialzo dei tassi di interesse ufficiali da parte della Fed, il tapering della BCE unitamente al miglioramento delle condizioni macroeconomiche e al rialzo delle aspettative di inflazione potrebbe portare a rendimenti in termini nominali sulla componente obbligazionaria governativa più elevati. Sebbene non pensiamo che tale rialzo possa essere particolarmente accentuato, in quanto le politiche monetarie delle principali banche centrali resteranno comunque accomodanti, per i prossimi mesi suggeriamo comunque soluzioni di investimento obbligazionarie caratterizzate da duration contenuta, quindi da bassa esposizione al rischio tassi di interesse, e da un’ampia diversificazione settoriale al suo interno.

La componente governativa, comunque presente nei portafogli, deve essere gestita tatticamente in quanto a livelli più elevati di rendimento può rappresentare ancora un investimento interessante. In questo momento previlegiamo l’investimento in obbligazioni societarie, soprattutto investment grade, perché caratterizzate da un rendimento a scadenza più elevato anche nelle scadenze brevi, in un’ottica geografica globale e con un’attenta selezione degli emittenti”.

Nel portafoglio d’investimento spazio anche ai Btp. “Continuiamo a ritenere che i BTP abbiano il loro posto in un portafoglio a reddito fisso (avente un benchmark di riferimento)”, sottolinea Ronald Van Steenweghen, Senior Portfolio Manager di Degroof Petercam AM, “anche se non vediamo all’orizzonte un significativo restringimento dello spread nei prossimi mesi. I profitti da carry e roll-down saranno fondamentali nei mesi a venire, con l’Italia che si posiziona bene rispetto a entrambi nel contesto delle obbligazioni governative dell’area euro. Lentamente, ma indubbiamente, il settore finanziario si sta ripulendo e ciò potrebbe innescare un impulso alla crescita nel medio periodo. Le riforme strutturali di lungo periodo restano necessarie per riportare l’economia italiana al pari dei suoi omologhi europei. I rischi politici interni stanno svanendo e, guardando al futuro, l’Italia potrebbe trarre beneficio da qualsiasi progresso a livello europeo. Non crediamo che la BCE intraprenderà una politica monetaria restrittiva nel breve periodo e la sua strategia di reinvestimento degli asset acquistati sarà, da sola, di supporto ai prodotti legati allo spread”.

Cosa fare invece con i governativi americani? Sam Vereecke, Senior Portfolio Manager diDegroof Petercam AM dice che “il principale scenario di rischio è quello di una svendita correlata sul mercato (con sia azioni sia obbligazioni in ribasso) come conseguenza del termine dei programmi di stimolo monetario da parte delle banche centrali (ad esempio, il cambiamento da parte della Fed nella politica di reinvestimento, o la riduzione da parte della BCE del programma di acquisto dei titoli). I titoli di Stato rimangono un importante strumento di diversificazione nei portafogli bilanciati. Nonostante il rischio di una svendita correlata, lo scenario di base è quello che vede i titoli di Stato un buono strumento per diversificare asset rischiosi (azioni). Questo ci impedirà di puntare su una duration lunga nel breve periodo, anche se raggiungiamo o superiamo il nostro livello neutrale negli Stati Uniti. Pensiamo che il mercato non stia prezzando abbastanza aumenti dei tassi negli Stati Uniti per il 2017 (ce ne attendiamo uno in più) e per il 2018 (ci aspettiamo tre aumenti).

Questo rende il segmento più a breve termine della curva dei rendimenti vulnerabile rispetto alla possibilità di prezzare tassi più alti. Consideriamo il livello neutrale quello dove il rendimento a 10 anni, fra 3 anni, sarà prezzato al 3%. Siamo quasi a tale quota (il livello corrente è 2.93%). Una volta raggiunta quella soglia, siamo disposti a cambiare la nostra posizione di duration corta negli Stati Uniti con una posizione di duration neutrale. Da un’altra prospettiva, le obbligazioni indicizzate all’inflazione forniscono una ragionevole protezione rispetto a possibili ulteriori rialzi dei tassi, dato che ci aspettiamo che il mercato prezzerà un’inflazione più alta negli Stati Uniti non appena i salari statunitensi cominceranno ad aumentare ulteriormente. Detto diversamente, ci aspettiamo che le obbligazioni indicizzate all’inflazione saranno meno soggette ad un impatto causato da un aumento dei tassi (in particolare quando questi ultimi provengono da aspettative al rialzo sull’inflazione)”.

Infine, secondo Christel Rendu de Lint, Head of Global & Absolute Fixed Income, Union Bancaire Privée – UBP, resta interessante anche il debito subordinato delle banche, a patto che gli investimenti siano selezionati con attenzione. “Gli ultimi accadimenti che hanno riguardato le banche venete stanno a significare che gli investitori dovrebbero focalizzarsi sulle banche rilevanti da un punto di vista sistemico, nella misura in cui questi istituti di grosse dimensioni hanno già fatto pulizia nei propri bilanci e ristrutturato i propri modelli di business. Con un approccio flessibile al mercato obbligazionario, queste soluzioni d’investimento aiutano a ridurre il rischio per i portafogli”.

Daniel Settembre

Tratto da ITFORUM NEWS, clicca qui per leggere gli altri articoli: http://news.itforum.it/redazione/
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