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Un anno con Donald

02/11/2017 15:33

Rileggere le previsioni formulate prima delle elezioni presidenziali Usa su cosa sarebbe accaduto nell’ipotesi di vittoria di Donald Trump con quello che poi è effettivamente successo ha qualcosa di quasi comico. A conferma di quanto diceva il grande economista John Kenneth Galbraith: “la sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile”.
 

Prima della vittoria - a sorpresa - di Trump nella sfida presidenziale, l’opinione prevalente tra economisti e analisti finanziari era che con l’elezione di un immobiliarista fuori dagli schemi, Wall Street sarebbe crollata. C’era chi consigliava di mettersi al ribasso per trarre profitto da questa “apocalisse” (come George Soros a cui è costato un miliardo di dollari la scommessa sbagliata) o di riempirsi di oro come bene rifugio per eccellenza in tempo di crisi.


Come sappiamo le cose non sono andate proprio in questo modo e Donald Trump è diventato il 45° Potus acronimo che in inglese sta per President Of The United States, ovvero Presidente degli Stati Uniti d'America (e @potus è l’indirizzo Twitter di Donald J. Trump).

 

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In realtà l’azionario Usa è salito in media del 30%, nel caso di Dow Jones e Nasdaq, mentre il caro e vecchio metallo giallo ha perso il 6,5%. Anche alcuni dei settori dati come favoriti con l’elezione di Trump, ad esempio le infrastrutture petrolifere, hanno visto dopo un primo rally iniziale le quotazioni scendere (-7%). 
 

Un settore che non ha deluso è stato quello della Difesa: dato come favorito sia nel caso di elezione di Hillary Clinton che di Donald Trump nella prospettiva di spese militari in aumento, il comparto settore è stato protagonista di un rally di oltre il 32%. 
 

E le aziende della Silicon Valley (da Apple a Facebook, da Amazon a Google) che erano fra le più grandi sostenitrici dell’elezione di Hillary Clinton e temevano come un barbaro l’elezione di Trump per i contraccolpi che avrebbero potuto avere sul loro business non si può dire che se le passano male con l’indice del settore ai massimi storici.
 

Il rally di Wall Street ha qualcosa di unico e sorprendente a rileggere anche quello che lo stesso Trump dichiarava un anno fa.


Durissime erano state, infatti, le parole di Trump nei comizi pre-elezioni nei confronti dei banchieri d’affari di Wall Street e i poteri forti come Goldman Sachs che venivano accusate di “un’immoralità senza limiti” pur di raggiungere i loro obiettivi.

 

In uno spot trasmesso nei giorni conclusivi della campagna (accompagnato dall’immagine di Lloyd C. Blankfein, CEO di Goldman Sachs), Donald Trump metteva in guardia contro “una struttura di potere globale che è responsabile delle decisioni economiche che hanno derubato la nostra working class, privato il nostro paese della sua ricchezza e messo quel denaro nelle tasche di un manipolo di grandi corporation ed entità politiche”. 


Le azioni di Goldman Sachs sono poi salite del +24% (e sono anche arrivate a +45% a inizio anno) e la squadra di governo dell’amministrazione Trump si è popolata poi nelle poltrone chiave di ex banchieri Goldman (da Gary D. Cohn, direttore del National Economic Council a Steven Mnuchin, segretario al Tesoro Usa).
 

I mercati (e i poteri forti) evidentemente sanno adattarsi a qualsiasi scenario ancora più dei camaleonti o Donald Trump ha usato toni molti “populisti” per farsi eleggere per poi circondarsi di personaggi dell’establishment una volta eletto. Un film già visto (e non solo con Ronald Reagan) con molti presidenti degli Stati Uniti. E anche in altri paesi.



Salvatore Gaziano - Strategist SoldiExpert.com


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Autore: Redazione Itforum
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