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Weekly Economic Monitor

27/01/2017 17:33

Il punto

I mercati hanno ulteriormente alzato il livello di allerta intorno allo scenario politico italiano.


2017: la Fed alla ricerca del “giusto” ritmo di rialzi

Dopo otto anni di politica monetaria straordinaria, il 2017 dovrebbe essere caratterizzato dal consolidamento di una fase di “normalizzazione”. L’economia è al pieno impiego e l’inflazione vicina al 2%: in queste circostanze, in passato, i rialzi dei tassi della Fed, mirati a raffreddare il surriscaldamento economico e finanziario, hanno sempre contribuito alla conclusione dei cicli con una recessione.

La ripresa attuale è “vecchia”, ma senza eccessi, e il FOMC è determinato a non ucciderla con un’overdose di restrizione. Anche in questa fase più “normale”, il FOMC resterà straordinariamente cauto.

I fattori principali per il ritmo degli aumenti dei fed funds sono “esogeni”: da un lato, il trend della partecipazione alla forza lavoro (e quindi della disoccupazione) e dall’altro, la politica fiscale. Su entrambi i fronti, il FOMC non sarà “pre-emptive”, ma aspetterà il consolidarsi delle informazioni, pur mantenendo esplicita la previsione di “alcuni” (“a few”) rialzi nel 2017.

Sulla base delle informazioni disponibili ora, riteniamo probabile che la Fed mantenga i tassi fermi non solo a gennaio ma anche a marzo, in attesa di informazioni riguardo alle politiche della nuova Amministrazione.

Nel 2017 il Comitato discuterà tempi e modi di un futuro cambiamento della politica di reinvestimento di cedole e scadenze, che potrebbe essere attuato dal 2018 (quando scadranno 420 mld di Treasury nel portafoglio della Fed). Un tapering dei riacquisti potrebbe rimuovere stimolo con effetti più limitati sul dollaro rispetto ai rialzi dei tassi a breve.

Il FOMC nel 2017 ha connotati marginalmente più dovish rispetto al 2016, ma per ora si registra un generale consenso di vedute nel Comitato, allineato su un sentiero graduale di rialzi, sempre dipendente dall’evoluzione dello scenario.


I market mover della settimana

Nella zona euro, il focus sarà sulla stima preliminare per la crescita del PIL a fine 2016. Ci aspettiamo un’accelerazione a 0,5% dallo 0,3% t/t dei mesi estivi per l’intera area, a 0,5% t/t da 0,2% t/t in Francia, a 0,4% t/t in Belgio, ma una lettura stabile in Spagna a 0,7% t/t. Insieme a dati di crescita del PIL arriveranno le stime di inflazione di gennaio; ci aspettiamo un balzo nella zona euro a 1,5% da 1,1% per effetto del rincaro del prezzo del greggio e di un confronto ampiamente favorevole con lo scorso anno.

La settimana è densa di dati ed eventi importanti negli Stati Uniti. La riunione del FOMC dovrebbe concludersi con una valutazione positiva dello scenario economico, tassi fermi e indicazioni di un sentiero di graduali rialzi dei tassi, in un contesto di ampia incertezza legata anche alle prospettive della politica fiscale. Tra i dati di gennaio, il focus sarà sull’employment report di gennaio, che dovrebbe mostrare una dinamica forte degli occupati; i salari dovrebbero essere in rialzo solido, spinti anche dall’entrata in vigore del rialzo del salario minimo in 19 Stati. Le indagini di gennaio, Chicago PMI e ISM, dovrebbero mantenere il tono positivo visto con i dati regionali e confermare la diffusione della ripresa sia al settore manifatturiero sia a quello dei servizi. La fiducia dei consumatori dovrebbe restare su livelli molto elevati e le vendite di auto dovrebbero correggere modestamente dopo il forte balzo di fine 2016. La spesa e il reddito personale dovrebbero essere in aumento solido a dicembre; i deflatori dei consumi dovrebbero proseguire su un trend positivo, con aumenti di 0,2% m/m.

Autore: Intesa Sanpaolo Studi E Ricerche
Canale: Weekly Economic Monitor
Servizio: Analisi
Tagged: Economia, Federal Reserve, Tassi
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