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Weekly Economic Monitor

26/01/2018 15:25

Il punto

La forza dell’euro è un effetto collaterale della debolezza del dollaro. Quest’ultima è incoerente con la dinamica dei tassi e con la revisione al rialzo delle stime di crescita. Potrebbe invece riflettere la percezione che questa amministrazione americana gradisce un dollaro più debole come strumento delle sue politiche mercantiliste.

La BCE ha provato ad ammorbidire i toni della sua comunicazione, pur senza mettere in discussione le aspettative di normalizzazione già nei prezzi.

FOMC: aspettando l’inflazione

La riunione del FOMC di gennaio non dovrebbe dare informazioni nuove per la politica monetaria, mantenendo una valutazione positiva della crescita e una previsione di graduale ripresa dell’inflazione, coerenti con il proseguimento del sentiero di graduali rialzi dei tassi.

Il mix di crescita solida e inflazione moderata al centro dello scenario della Fed potrebbe subire gli effetti delle tensioni politiche in Congresso, che resteranno elevate fino alla primavera (legge di spesa, limite del debito, NAFTA). A questo si aggiunge il focus dell’amministrazione sul commercio internazionale, con una nuova deriva protezionistica e messaggi contrastanti sul dollaro. Il FOMC non darà segnali di preoccupazione esplicita, ma potrebbe registrare nei verbali la presenza di incertezza, anche dopo l’entrata in vigore della riforma tributaria.

Il cambiamento di leadership alla Fed e l’arrivo di molti membri nuovi, sia nel Board sia fra i presidenti delle Fed regionali da febbraio in poi, non dovrebbero modificare in modo significativo la gestione della politica monetaria, anche se potrebbero spostare marginalmente il baricentro del Comitato verso il lato dei falchi.

I market mover della settimana

Nell’Eurozona, l’indice ESI della Commissione UE e l’indice Istat di fiducia presso le imprese dovrebbero confermare che la fase di espansione economica procederà indisturbata a inizio 2018. La stima flash per il 4° trimestre dovrebbe mostrare la crescita del PIL euro zona in lieve rallentamento a 0,5% t/t, per lo più dovuto alla Germania. In Francia la crescita del PIL è vista stabile a 0,6% t/t. L’economia spagnola dovrebbe essere entrata in una fase di crescita più normale (0,7% t/t) dopo il boom dell’ultimo anno. Il focus dei mercati dovrebbe però essere più sulle prime stime di inflazione che sull’andamento del PIL a fine 2017. Le stime preliminari dovrebbero mostrare l’inflazione in calo all’1,1% a gennaio da un precedente 1,4%: il confronto statistico favorevole sarà soltanto in parte compensato dal recente rialzo del prezzo del petrolio. L’inflazione sulla misura armonizzata è attesa in aumento di un decimo in Germania all’1,7%, ma in calo di un decimo in Francia e di quasi un punto in Spagna. In Italia, l’inflazione è attesa invariata all’1,0%.

La settimana è densa di dati ed eventi di rilievo negli Stati Uniti. La riunione del FOMC non dovrebbe modificare lo scenario della politica monetaria, e lasciare aperta la porta per un rialzo in tempi brevi sulla base di una valutazione positiva della crescita e della previsione di graduale rialzo dell’inflazione. Per gennaio, l’ISM manifatturiero è atteso sempre su livelli espansivi; l’employment report dovrebbe essere positivo, con crescita solida degli occupati e una possibile ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione: la fiducia dei consumatori dovrebbe restare elevata e coerente con crescita solida dei consumi. Fra i dati di dicembre, la spesa e il reddito personale dovrebbero essere in crescita, mentre il deflatore core dovrebbe registrare una variazione di 0,2% m/m; la spesa in costruzioni dovrebbe segnare il quinto rialzo consecutivo.

TAG:

Dollaro Economia

AUTORI:

Intesa sanpaolo studi e ricerche

GRAFICI:

Crude oil

TRADERPEDIA:

Inflazione Nafta Petrolio Sar


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