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Strategie d'investimento: azioni Vs obbligazioni

10/01/2019 15:00

Gli analisti di Goldman Sachs spiegano che le azioni si confermano la propria asset class preferita ma la selezione dei titoli assume un’importanza sempre maggiore in un contesto segnato da fattori quali volatilità in aumento, forti rischi a livello politico e commerciale, rallentamento della crescita dei ricavi e pressioni sui margini.

Fondamentali ancora solidi, ma la volatilità richiede una maggiore selettività

Il comparto azionario dovrebbe realizzare rendimenti positivi nel 2019.

Questa opinione è motivata dalla costante crescita, seppur a un ritmo meno serrato, dell’economia e degli utili, oltre che dalle interessanti valutazioni rispetto ai fondamentali macroeconomici, soprattutto dopo l’ultima ondata di vendite. I periodi di volatilità sul mercato azionario, che dovrebbero diventare una costante dato il clima di incertezza, hanno sottolineato l’importanza di una gestione attiva.Continuiamo a preferire le azioni dei ME a quelle dei MS, in quanto la crescita dei Mercati Emergenti è in ripresa dopo l’inatteso rallentamento di quest’anno e le valutazioni restano interessanti rispetto ai MS.

Pur prendendo atto del rallentamento della crescita cinese nel breve periodo, riteniamo che le azioni domestiche cinesi saranno sostenute da ottimi fondamentali nel medio termine, frutto di una transizione secolare verso una crescita alimentata dai consumi e dall’innovazione, oltre che delle riforme in corso e della politica accomodante.
Siamo ancora ottimisti anche rispetto alle azioni indiane, in quanto dovrebbero beneficiare del rafforzamento della crescita economica, della riforma strutturale in atto e dei fattori demografici favorevoli.

Nei MS, Gli analisti di Goldman Sachs sono positivi sulle azioni giapponesi date le costanti riforme e riteniamo che le valutazioni delle azioni USA siano più interessanti dopo il ribasso.

Siamo ottimisti sulle azioni delle Small Cap statunitensi. Le small cap hanno tratto vantaggio dalla loro maggiore esposizione ai ricavi domestici rispetto alle Large Cap (79% per l’indice Russell 2000 vs. 63% per l’indice S&P 500) e risultano quindi meno vulnerabili alle tensioni commerciali.
Per il 2019 ci aspettiamo una crescita degli utili delle Small Cap leggermente più sostenuta rispetto alle Large Cap, mentre le valutazioni sono scese dopo le pesanti flessioni subite nell’ultimo sell-off, con l’indice Russell 2000 che ora scambia a un terzo del premio di valutazione storico a 10 anni rispetto all’indice S&P 500.

Il potere di determinazione dei prezzi è cruciale in un quadro di rallentamento delle vendite e pressioni sui margini

Gli analisti di Goldman Sachs spiegano che margini e utili delle società statunitensi non hanno ancora raggiunto il picco a nostro parere (pagina 6), anche se la loro crescita potrebbe rallentare in futuro a causa delle problematiche sui margini e del rallentamento delle vendite.

I dati sulle vendite sono risultati contrastanti nel terzo trimestre e siamo convinti che la crescita dei ricavi, fortemente orientata verso l’espansione economica, subirà un rallentamento con il venir meno degli effetti positivi della riforma fiscale e degli incentivi economici. Rimaniamo inoltre vigili sull’aumento delle problematiche legate ai margini, in gran parte derivanti da dazi commerciali, inflazione del costo del lavoro e aumento dei costi di spedizione e produzione.

I dazi rappresentano la nostra maggiore preoccupazione in riferimento ai margini, dal momento che il loro impatto potenziale risulta superiore e si riflette sull’intera filiera. Inoltre, i dazi non favoriscono il consumatore, a differenza dell’inflazione del costo del lavoro che dovrebbe invece sostenere i consumi.
Ci aspettiamo che il potere di determinazione dei prezzi diventi sempre più importante in un contesto di rallentamento delle vendite e compressione dei margini, confermando ancora una volta l’importanza della gestione attiva e della selezione dei titoli. Il potere di pricing oscilla nel tempo con la domanda e varia nei diversi settori: i settori dei Beni di consumo, Energia e Materiali tendono ad avere un minore potere di prezzo, mentre i Servizi di pubblica utilità, Sanità, Tecnologia e Real Estate hanno tradizionalmente dimostrato una maggior capacità di trasferire i costi sui consumatori.

Obbligazioni

Per il 2019 gli analisti di Goldman Sachs prevedono un maggiore inasprimento nelle politiche delle banche centrali del G10 rispetto a quanto scontato dal mercato.

Anche le nostre previsioni di rialzo dei tassi risultano differenti e si riflettono sulle nostre view di tipo direzionale e relative value su valute e tassi. Nel comparto delle obbligazioni societarie, riteniamo sia prematuro posizionarsi per una svolta del ciclo e un’ondata di declassamenti, mentre è opportuno concentrarsi su titoli a cedola di elevata qualità e duration breve.

View macroeconomiche relative value e modesto sovrappeso sul rischio di spread.

Tassi e valute.

I rialzi dei tassi della Fed per il 2019 impliciti nelle quotazioni di mercato restano nettamente al di sotto delle nostre attese. Dato questo disallineamento, abbiamo una view ribassista sui tassi statunitensi a breve termine, sia in termini direzionali che relative value. Siamo sovrappesati sui titoli governativi dei principali paesi europei e in sottopeso sull’euro in quanto il rallentamento della crescita, unito alla debolezza dell’inflazione, sostiene la nostra previsione di una politica monetaria ancora accomodante.

Tra i Mercati Sviluppati, propendiamo per un sottopeso sui titoli governativi e un sovrappeso sulle valute dei mercati in cui le banche centrali sono prossime alla normalizzazione (come Svezia e Norvegia) rispetto a quelle in cui le banche centrali sono più prudenti data la sensibilità delle famiglie alle variazioni dei tassi (come Canada e Australia).

Obbligazioni societarie.
In quest’ultima fase del ciclo condividiamo le preoccupazioni relative a un picco negativo degli spread e a un’ondata di declassamenti dell’high yield tra gli emittenti BBB, tuttavia riteniamo sia prematuro posizionarsi per questi scenari. La costante crescita dell’economia e degli utili aziendali potrebbe contribuire a contenere i declassamenti e i default, concedendo tempo agli emittenti più indebitati per migliorare la qualità del credito.

Anche se la contrazione non rientra nel nostro scenario di base, una decelerazione della crescita degli utili e del contesto macroeconomico per il 2019 è verosimile. Tale situazione richiede un’esposizione mirata ad emittenti con una situazione patrimoniale solida o in miglioramento, elevati indici di copertura degli interessi e potere di prezzo (dato l’aumento dei costi di produzione e dei salari).

Credito cartolarizzato.
Una caratteristica fondamentale di questo ciclo è il netto miglioramento della situazione patrimoniale delle famiglie. Pertanto, confermiamo il nostro giudizio positivo sul credito al consumo e sui mutui residenziali, nonostante i primi segnali di rallentamento del mercato statunitense degli immobili residenziali.

A nostro parere, quest’ultimo settore sarà ancora sostenuto da fattori quali il perdurare della crescita economica, la disponibilità di credito, i ridotti livelli di scorte rispetto ai valori storici e una domanda in crescita poiché i millennials – che il prossimo anno diventeranno la generazione più numerosa degli Stati Uniti superando i baby-boomers – entreranno nel periodo di picco per l’acquisto delle prime case.

Debito dei Mercati Emergenti (DME).

Dopo le correzioni di quest’anno, riteniamo vi sia potenziale di investimento nei mercati emergenti all’inizio del ciclo e in fase di rimbalzo. Abbiamo assunto una posizione neutrale o di lieve sovrappeso sul DME esterno e continuiamo a individuare opportunità idiosincratiche tra il debito corporate dei ME e quello in valuta locale.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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