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Ripartono gli investimenti sul mattone europeo (+16% nel Q4 2012). L'Italia ancora al palo

23.01.2013

Forte accelerazione sul mercato europeo degli investimenti immobiliari negli ultimi tre mesi del 2012, sia rispetto al trimestre passato (+48%) sia rispetto allo stesso periodo del 2011 (+16%).

Il dato annuo si conferma in linea con quello del 2011, pari a 120 miliardi di euro. 


Questo il quadro generale tracciato dagli ultimi dati di Cbre contenuti nel report European investment quarterly marketview, che scende poi  nel dettaglio sulle dinamiche molto differenti tra Paese e Paese.  

L’aumento dei volumi nei Paesi più solidi dell’Europa Occidentale – si legge nel dossier scaricabile in versione integrale in allegato - ha compensato il rallentamento delle attività nei paesi del Sud-Europa e di quelli della zona Cee, nonostante il buon risultato di fine anno per Russia e Polonia.  

Da sottolineare che, per la Polonia, il quarto trimestre 2012 è stato il più dinamico dal 2006.  


In particolare, nel corso del 2012 sono state confermate le dinamiche emerse alla fine del 2011: flight to quality degli investitori, sempre più avversi al rischio, e ritorno d’interesse per mercati secondari con valori resi appetibili dal repricing avvenuto dalla crisi ad oggi.  

Nel primo gruppo di mercati, Germania,  i "Nordics" (i Paesi del Nord, con in testa la Norvegia) e Londra hanno fatto registrare volumi annuali record e nel secondo gruppo Spagna, Irlanda e Polonia hanno fatto registrare una forte crescita dei volumi nell’ultimo trimestre, comunque ancora inferiori ai livelli pre crisi.

La Francia, pur con un volume investito negli ultimi tre mesi in crescita, ha chiuso l’anno con una contrazione del 10% circa, rispetto al 2011. 


L’Italia, con un volume di 2,6 miliardi euro è tornata sui livelli del 2001, uno dei volumi d’investimento più bassi mai registrato negli ultimi 10 anni.

I fattori che hanno pesato maggiormente sul risultato del nostro Paese sono stati di natura esogena al mercato immobiliare: la crisi sul debito sovrano, che ha fatto schizzare a livelli record lo spread tra Btp e Bund, con effetto principale quello di allontanare definitivamente gli investitori internazionali dall’Italia; la nuova tassa sugli immobili (Imu), che ha lasciato in attesa fino alla fine del 2012 gli investitori sia domestici sia internazionali; l’incertezza politica ed i timori legati ad una possibile uscita dall’Euro.

Negli ultimi mesi dell’anno tuttavia – ha commentato Alessandro Mazzanti, amministratore delegato di Cbre Italia - abbiamo registrato una leggera inversione di tendenza anche sul mercato italiano, ancora non visibile nel numero di transazioni realizzate.

Gli elementi intervenuti a modificare lo scenario negativo che ha travolto l’Italia dalla seconda metà dello 2011 riflettono gli effetti positivi che, sia le azioni del governo tecnico guidato da Mario Monti sia la manovra della Bce, hanno avuto sulla percezione degli investitori internazionali sull’Italia che è migliorata in modo significativo”.


Se a questi fattori – continua Mazzanti - nel corso del primo trimestre 2013 si aggiungeranno una conferma della linea politica nazionale condotta nell’ultimo anno ed un allentamento dei criteri di finanziamento da parte delle banche, probabilmente nel 2013 assisteremo ad un ritorno graduale anche degli investitori internazionali core sul nostro mercato, con un volume di investimenti che potrebbe crescere del 20-25% rispetto al 2012, comunque ancora molto lontano dai livelli record raggiunti prima della crisi”.

Scarica allegato

Q4_12_EUROPEAN_INVESTMENT_QUARTERLY_MARKETVIEW.pdf


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