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Bitcoin riesplode. Target 100.000? Se sì, sarà guerra al dollaro

03/07/2019 01:27

Ad aprile scorso, quando il Bitcoin era ancora ai primi stadi della sua ultima corsa rialzista che lo ha da poco riportato, per la prima volta da oltre un anno, oltre una quotazione di 10 mila dollari, l'investitore e imprenditore della blockchain Anthony Pompliano si era guadagnato una certa fama tra i tanti "evangelizzatori" della nuova industria delle criptovalute grazie a una tesi piuttosto fuori dalle righe.

Bitcoin a 100.000 dollari entro il 2021.

La tesi su BTC di Pompliano

BTC, disse il 31 co-fondatore di Morgan Creek Capital, una società d'investimento nata con l'obiettivo di avvicinare gestori dei patrimoni di famiglie facoltose e clienti istituzionali alla tecnologia blockchain e alle cryptocurrencies, è l'unico asset tra quelli delle sue dimensioni che abbia le carte in regola per moltiplicare per decine volte il suo prezzo di mercato in un orizzonte di 5 anni, potendo così ambire a una stratosferica capitalizzazione di 5 mila miliardi che lo proietterebbe nell'olimpo degli asset d'investimento e nella stessa categoria dell'oro.

Un'idea che ha confermato ancora a fine giugno quando ha pronosticato, pur mettendo in guardia sul fatto che si tratta per il momento di un asset per stomaci forti e costantemente a rischio di tornare "a zero", che un singolo BTC ha il 75% di probabilità di schizzare a 100 mila dollari entro la fine del 2021.

Bitcoin boom a 100000? E' guerra al dollaro ma senza armi

Adesso, Pompliano ha elaborato ulteriormente la sua teoria rientrando nel dibattito, molto frequentato da sostenitori e detrattori dei cosiddetti criptoasset, sulla 'natura' del Bitcoin,  Ma lo ha fatto questa volta chiamando in causa un altro degli asset forti dello scenario finanziario globale: il dollaro.

La sua nuova suggestione, elaborata con un certo grado di sofisticazione concettuale e lasciando da parte per una volta le cifre da capogiro: la regina delle monete digitali può ragionevolmente sperare di diventare, proprio in competizione con il biglietto verde, quella che in gergo tecnico viene definita una valuta di riserva globale. Ed è per giunta in grado di arrivare all'obiettivo ottenendo una specie di primato: essere la prima moneta della storia a raggiungere tale status "senza nemmeno dover intraprendere una guerra".



Criptovalute: Bitcoin un esercito ma senza bombe o soldati

In un contributo presentato nell'ultima edizione della sua seguitissima newsletter dedicata al mondo delle criptovalute, Off The Chain, Pompliano ha descritto questa sua idea di una forza "pacifica" ma conquistatrice del Bitcoin attribuendogli quelle che definisce come delle eccezionali qualità di 'difesa'.

Qualità che gli sono connaturate a suo giudizio fin dalla sua costituzione come moneta elettronica "decentralizzata" e non sottoposta al controllo di alcun governo. E dunque perfetta per uno scenario contemporaneo in cui, di pari passo con la sempre maggiore importanza della cyber guerra accanto alla guerra "fisica", sta entrando in crisi la tradizionale associazione tra forza monetaria e forza delle armi. 


Bitcoin: nell'era della cyber guerra conta più la difesa che l'attacco 

Secondo Pompliano, che parte da un excursus storico sulle valute forti finora affermatesi nel corso della storia e ciclicamente decadute insieme alle potenze militari che le sostenevano - dalla dracma ateniese del V secolo fino appunto alla divisa statunitense - il Bitcoin è stato infatti strutturato da chi l'ha creato in modo da "sopravvivere a qualsiasi forma di attacco conosciuto".

E soprattutto da rendere praticamente inefficaci tutte le tradizionali minacce che ne potrebbero vietargli l'accesso allo statuto di reserve currency: è slegato dalle dinamiche di supremazia militare non essendo collegato ad alcun Paese in particolare; non teme strategie legate ad usi 'armati' della moneta, come le sanzioni economiche recentemente utilizzate dagli USA proprio "weaponizzando" il dollaro; ma ha anche ripetutamente confermato la sua immunità alla guerra informatica visto che somme ingenti sono già state spese inutilmente per penetrare il suo sistema, ma nessuno c'è finora riuscito e nell'ultimo decennio il network di BTC ha soltanto continuato a rafforzarsi e guadagnare in sicurezza.

Criptovalute ha un Ministero della Difesa senza bombe né aerei

Il "Ministero della Difesa" del Bitcoin, conclude Pompliano in un passaggio che sposa perfettamente lo spirito libertario dell'idea creata dieci anni fa dal misterioso Satoshi Nakamoto, "non ha proiettili né bombe, navi, aerei da combattimento e nessun soldato": ha però "migliaia di volontari e milioni di computer in giro per il mondo, che stanno cooperando per assicurare che non ci sia un singolo punto di rottura” del sistema.

E sono proprio questi due due fattori di forza che ne fanno, a dispetto o forse proprio grazie al suo approccio difensivo, il "gigante dormiente" che potrebbe inverare, nel campo degli equilibri monetari mondiali, l'adagio per cui "il miglior attacco" è "una grande difesa".



Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata



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