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Come previsto, la BNS mantiene politica espansiva

13/06/2019 14:30

Anche sforzandoci, dubitiamo che l’odierna valutazione della politica monetaria della BNS e la conferenza stampa che seguirà avranno ramificazioni profonde o globali. Il piccolo e aperto paese alpino è alla mercé delle superpotenze più grandi. La sua è una posizione di pura reazione.
La BNS ha adottato toni decisamente accomodanti, poiché le prospettive di crescita continuano a rallentare e aumenta il rischio per l’economica globale. Le previsioni d’inflazione sono salite allo 0,6% dallo 0,3% del trimestre precedente, principalmente a causa dell’“aumento dei prezzi delle merci importate”.

Tutti avevano previsto che avrebbe mantenuto l’obiettivo del LIBOR a tre mesi nella forchetta compresa fra il -1,25% e il -0,25%. Per quanto riguarda il forex, la banca continua a credere che il CHF sia “ancora sopravvalutato” (stessa formula usata a marzo) e ha ribadito l’impegno, se necessario, a compiere interventi fisici sul forex.
Sulla scia di precedenti commenti molto pubblicizzati, il presidente della BNS Jordon ha ribadito che i tassi d’interesse negativi possono diventarlo ancora di più. In passato, Jordon aveva affermato che “se giungiamo alla conclusione che è necessario adempiere il nostro mandato, siamo certamente pronti a utilizzare i nostri strumenti di politica monetaria”.

Sebbene il governo svizzero abbia alzato marginalmente le previsioni sulla crescita economica per il 2019 all’1,2% (il PIL è cresciuto del 2,3% nel primo trimestre) e la previsione della BNS si attesti all’1,5%, il comunicato della banca centrale svizzera presenta toni cauti. Nello specifico, le minacce riguardano le tensioni commerciali fra USA e Cina, le incertezze per la Brexit e l’erosione delle condizioni finanziarie italiane (con ricadute sulle relazioni fra l’Italia e l’UE).



Anche se la BNS cerca di comunicare un contesto privo di attriti nella definizione della politica, sospettiamo che le cose siano più complicate. Il bilancio mastodontico della banca centrale è diventato motivo di preoccupazione e una maggiore esposizione sul forex (anche convertendosi alle azioni) non è una certezza.
D’altro canto, i tassi d’interesse negativi danneggiano banche e risparmiatori, alimentando il momentum rialzista dei prezzi immobiliari (sottolineato nel comunicato). Con l’inversione della normalizzazione della politica monetaria globale e l’aumento dei rischi macro-economici, il CHF continuerà a essere molto richiesto.

Storicamente, il CHF ha staccato le altre valute G10 durante i cicli di allentamento della Fed e di recessione.

Malgrado la politica dei tassi d’interesse negativi e le minacce di intervenire fisicamente sui mercati valutari, il CHF continua a essere la valuta preferita per l’operatività sui rifugi sicuri. La Svizzera ha il maggiore surplus delle partite correnti, misurato in percentuale del PIL, fra le valute major.
Il mese scorso il CHF ha guadagnato il 2,5% contro l’USD e ci sono segnali che la tendenza potrebbe subire una brusca accelerazione se l’economia globale subisse un ulteriore deterioramento. L’assenza di sviluppi positivi al G20 che si svolgerà nel weekend eserciterà pressioni al ribasso sull’EUR/CHF.

By Peter Rosenstreich

Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online
 


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