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Bond oggi: la corsa dei lunghi in $ ha ancora margini?

12/02/2019 08:00

Il movimento è stato più rapido di quanto ci si aspettasse. Le obbligazioni lunghe in dollari hanno registrato un’accelerata impressionante negli ultimi due mesi. Lo dimostrano gli indici di settore. L’Ice Bofa Us Corporate Total Return dal 28 novembre non ha smesso di salire, così come l’Ice Bofa US High Yield Total Return, sebbene in questo caso la spinta sia iniziata solo a fine dicembre.
L’inversione nella politica monetaria della Fed è stata il catalizzatore di un’oscillazione che ora ha di nuovo raggiunto i culmini del 2018, dopo i cali dello scorso autunno. Per le emissioni presenti su Mot e Tlx ci sono ancora margini? 

Guardiamo ai Treasury

Il benchmark è logicamente il Treasury a 10 anni, tornato come rendimento al 2,6-2,7%.

Dopo il forte rialzo delle quotazioni, che ha caratterizzato i due mesi finali dello scorso anno, da gennaio si registra un “trading range” non molto ampio, destinato probabilmente a restare tale fino a quando la Fed si manterrà guardinga sulle decisioni future. Ormai il mercato scommette – esaminando i posizionamenti sui derivati – che non ci saranno novità nel 2019.
Il target previsto per fine anno si assesta infatti sulla conferma di tassi al 2,5%, mentre per il 2020 c’è chi parla addirittura di un possibile primo passo indietro. Il Treasury non potrà quindi muoversi più di tanto, allontanandosi da quel livello del 3% di rendimento prospettato come obiettivo medio per il 2019 e ora tramontato.

In questo contesto – sempre che nulla cambi fortemente a livello di dati macroeconomici – le due opzioni possibili sono per chi investe di puntare sulla parte più lunga delle scadenze, dove ci sono ancora margini, utilizzando per esempio dei corporate trentennali e oltre, e di sfruttare possibile volatilità sui decennali.
Che i primi siano rimasti un po’ indietro lo conferma l’indice Ice Bofa US Corp 15+yr Total Return, salito sì ma non fino ai massimi di fine 2017-inizio 2018. Anche il relativo spread sui 10 anni, sempre fra i corporate, è maggiore rispetto a quanto si verifica sulla curva dei governativi, dove il divario fra decennale e trentennale si limita allo 0,34% (2,654% il primo e 2,994% il secondo). 


Addio Tips?

Un altro quesito che il mercato si pone riguarda gli inflation linked governativi Usa.

Sono passati di moda? Per ora no, poiché il dato sull’aumento del costo della vita negli Usa è certamente sceso dall’estate in poi ma sembra voler reggere il supporto dell’1,9-2%, non così disprezzabile in un contesto incerto quale l’attuale. Vendere quindi oggi i Tips, quando si diceva fino a poche settimane fa di acquistarli, sembra sconsigliabile, almeno in un’ottica protettiva e soprattutto di fronte a un petrolio che potrebbe rialzare un po’ la testa. 

Obiettivo cedola

L’indecisione è comunque riapparsa alla grande sui mercati e in questo contesto chi abbia scelto la strategia della cedola corposa sta vincendo, smentendo tutte le previsioni del 2018, quando l’aumento tassi sembrava il fattore decisivo per cambiamenti strutturali di gestione dei portafogli.

In pochi mesi tutto è cambiato. Confermando come la diversificazione delle tipologie obbligazionarie sia premiante. Probabilmente lo resterà anche nei prossimi anni. Senz'altro permane l’incertezza di fondo su dove andrà il dollaro di qui a fine anno. Opinione abbastanza diffusa è che le ragioni di un suo lento rafforzamento siano maggiori rispetto a quelle di un indebolimento, più però per colpa dell’euro che per meriti del biglietto verde.

I bond in $ restano quindi al centro di ogni strategia nel settore del credito, spiazzando una volta di più chi ha avuto fiducia soprattutto sulle emissioni in euro. 

Fonte: News Trend Online
 


TAG:

Bond Dollaro Federal reserve Finanza Indici Mercati Obbligazioni Tassi Usa

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