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Borse al collasso, i danni economici del coronavirus fanno paura

24/02/2020 22:30

Borse al collasso, i danni economici del coronavirus fanno paura. Goldman Sachs ha tagliato le proprie stime relative alla crescita del Pil Usa per il primo trimestre dello 0,2% all'1,2%. Si tratta di una decelerazione notevole dal +2,1% dell'ultimo trimestre dello scorso anno e dal +2,3% dell'intero 2019.
Alla base di questa revisione il timore che l'epidemia di coronavirus possa fare rallentare le crescita globale e di conseguenza fare calare anche le esportazioni Usa verso la Cina, oltre che l'arrivo di studenti e turisti dalla Cina.

Per il momento Goldman ritene che nel secondo trimestre le cose possano ancora migliorare, tante che prospetta una crescita del Pil per i mesi da aprile a giugno del 2,7%, un valore che restera' tuttavia credibile solo se la produzione in Cina verra' ripristinata entro la seconda meta' di marzo.

Le ultime notizie tuttavia non depongono in favore di una rapida risoluzione dell'emergenza globale: oltre che in Corea del Sud ed in Italia, dove i contagiati hanno superato ormai le 200 unita', il virus e' arrivato anche in Iran, Kuwait e Bahrain.

Dalla consapevolezza che l'epidemia potrebbe anche divenire una pandemia (il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus lunedi' ha ammonito che e' necessario "concentrarci sul contenimento e allo stesso tempo fare ogni cosa possibile per prepararci ad una potenziale pandemia"), ovvero un agente infettivo che si diffonde in diverse aree del mondo, e' derivato il crollo delle borse di lunedi'.

Fino ad ora i mercati finanziari avevano agito secondo il motto "out of sight out of mind", ovvero, dal momento che i problemi erano limitati all'Asia, l'Europa e gli Usa venivano considerati un porto sicuro dove parcheggiare le proprie risorse. Il timore di una vera e propria pandemia, con effetti imprevedibili sulla "supply chain" e quindi sul ciclo produttivo delle aziende, ha causato la fuga da tutte le borse, non solo quelle asiatiche.

Il Dow Jones ha perso il 3,4% circa, il Dax il 4%, il Ftse Mib il 5,4% circa.

Ad essere colpite non sono state solamente le borse, il petrolio WTI ad esempio ha lasciato sul terreno il 4,5% circa, il Brent quasi il 5%.


Il Dow ha toccato in area 27910/20 il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di agosto, un supporto ricavato dalla successione di Fibonacci che per il momento ha tenuto.
Sotto quei livelli atteso il test del 50% retracement, a 27440 circa, dalla tenuta dei minimi di lunedi' potrebbe invece scaturire un tentativo di ricopertura del gap lasciato tra 28350 e 28920 circa.

Al contrario si sono apprezzati i classici "safe-haven assets" come l'oro e i bond. Il Cboe Volatility Index, o VIX, e' salito del 44% a 24,55 circa dalla precedente chiusura di 17,08.

Come e' noto il VIX viene anche indicato come il "fear index", l'indice della paura, il suo balzo in avanti delle ultime ore e' quindi un chiaro segnale di quanto i mercati stiano perdendo la calma.

Un primo indizio di quello che potrebbe essere il futuro dell'economia e' stato l'indice PMI manifatturiero preliminare che a febbraio negli Usa e' sceso a 50,8 punti da 51,9 punti (attese 51,5).
I nuovi ordini totali sono scesi per la prima volta in un decennio. Il PMI del settore servizi si e' invece fermato a 49,4 dal precedente 53,4 e a fronte di attese di 53, erano 4 anni che il comparto dei servizi non metteva la marcia indietro.

Il PMI composito e' infine sceso da 53,3 a 49,6, il peggior risultato dall'ottobre 2013, al di sotto della soglia dei 50 punti che e' quella che separa uno scenario espansivo da uno di contrazione dell'economia.

La crescita del Pil ricavata dagli indici IHS Markit a febbraio e' stata dello 0,6% dal 2% circa di gennaio.

L'unica nota positiva, sulla quale si potrebbe prossimamente costruire un rimbalzo della borsa, e' il fatto che la diffusione del coronavirus potrebbe costringere le banche centrali, in particolare la Fed, a tagliare i tassi di interesse.
Il World Interest Rate Probability index di Bloomberg sconta al momento un taglio cumulativo di 205 punti base da parte delle 7 maggiori banche centrali entro la fine dell'anno, il triplo circa di quello che erano le attese a fine 2019.

Gli operatori iniziano a scommettere che la Fed possa intervenire sui tassi due volte entro la fine del 2020, abbandonando quindi la politica "wait and see" che si era prefissa solo pochi mesi fa.

Ancora una volta potrebbero quindi essere le banche centrali a togliere le castagne dal fuoco ai mercati finanziari.

(AM - www.ftaonline.com)

Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata



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Banca centrale Borsa Cina Economy Indici Mercati Usa

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