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I timori di recessione per l’eurozona sembrano ingiustificati

25/03/2019 16:38

I recenti dati economici in Europa non sono stati molti allettanti. Quattro nazioni europee hanno visto il prodotto interno lordo (PIL, una stima generata dal governo della produzione economica nazionale) contrarsi nel terzo trimestre 2018: Germania, Italia, Svezia e Svizzera. (i) Numerose nazioni dell’eurozona hanno rilevato un calo lo scorso anno nella produzione industriale.
(ii) Gli indici dei responsabili degli acquisti nell’eurozona (PMI, ovvero sondaggi che stimano la percentuale di aziende che segnalano un rialzo dell’attività in un mese dato) sono stati in calo per tutto il 2018 e hanno deluso ancora molto a dicembre. (iii) Stando alla nostra analisi dei media finanziari, abbiamo visto una serie di commenti preoccupati che queste sacche di debolezza siano in effetti il proverbiale “canarino nella miniera” per l’economia generale in Europa e per l’eurozona in particolare.

Tuttavia, noi pensiamo che questa opinione sia prematura. Come illustreremo più avanti, la nostra ricerca indica che la recente debolezza è legata a fattori provvisori e che non è indicativa di un’imminente recessione in Europa.

A nostro parere, il principale colpevole di questi recenti dati negativi è l’imposizione a livello europeo di nuovi standard per le emissioni delle auto.
Tali regole, entrate in vigore il 1° settembre, sembrano aver portato a ritardi nella produzione. Secondo Volkswagen, per esempio, gli standard avrebbero interrotto la produzione di 200.000 – 250.000 veicoli nella seconda metà del 2018. (iv) Mese su mese, la produzione di veicoli in Germania è scesa in cinque degli ultimi sei mesi fino a novembre.

(v) I produttori di auto in Italia probabilmente dovranno affrontare simili avversità, con conseguenze negative per la produzione. In Italia, la produzione di attrezzature per i trasporti, tra cui le automobili, ha segnato un calo per tre degli ultimi cinque mesi. (vi)

Le vendite di auto hanno subito l’effetto della produzione posticipata, contribuendo probabilmente al rallentamento della crescita.
Da tempo, gli economisti fanno notare che i consumatori tendono ad affrettarsi a compiere spese importanti se prevedono che vi saranno aumenti nei costi legati a regolamenti e tasse, sconvolgendo le vendite. È quello che sembra essere successo in Europa nel terzo trimestre, con strascichi anche nel quarto.

Come indica il Grafico 1, le nuove immatricolazioni di veicoli passeggeri in Germania e in Italia avevano compiuto un balzo la scorsa estate, per poi crollare da settembre in poi. Le immatricolazioni italiane sono riuscite a recuperare leggermente a dicembre, ma quelle tedesche sono rimaste negative fino a fine anno.
La Svezia non è nell’eurozona, ma le sue immatricolazioni ribadiscono la tendenza e sono state addirittura più estreme, dato che le restrizioni sugli standard delle emissioni hanno coinciso con una nuova tassa sui veicoli non elettrici, pensata per convincere a modificare le flotte di auto verso veicoli meno inquinanti.

Grafico 1: Le immatricolazioni di nuovi veicoli passeggeri indicano che le contrazioni del terzo trimestre sono eventi unici

Fonte: FactSet, al 19/01/2019.

Immatricolazioni di nuovi veicoli passeggeri, gennaio 2014 – dicembre 2018

Il calo nella produzione francese, che ha anch’esso scatenato la fantasia dei giornalisti, sembra avere una causa diversa: le proteste dei “gilet gialli” che, stando ai media, hanno interrotto l’attività delle fabbriche e i trasporti in numerose zone del paese a fine 2018.
Le proteste sono iniziate a novembre, quando la produzione industriale francese è scesa dell’1,3% mese su mese. (vii) I dati della produzione per dicembre non sono ancora disponibili mentre scriviamo, ma l’indice PMI composito (servizi e manifattura) per la Francia segna un calo da 54,2 a 48,7, ad indicare una leggera contrazione (viii) (le letture sopra 50 indicano espansione).

Ciò ha pesato anche sul PMI composito dell’eurozona, che quel mese si è attestato a 51,1, ad implicare che meno aziende hanno registrato crescita. Tuttavia, secondo noi l'impatto delle proteste, come la questione del settore auto, dovrebbe rivelarsi passeggero.

Inoltre, i dati recenti dell’eurozona non sono tutti negativi.
Al di fuori della Francia, i PMI delle maggiori economie sono rimasti in territorio positivo. Anche le vendite al dettaglio per l’eurozona (esclusi i veicoli a motore) sono risalite nel quarto trimestre e ad ottobre e novembre registrano una crescita sequenziale dello 0,6% mese su mese. (ix) Pur avendo soltanto i dati per ottobre, il commercio ha iniziato bene il quarto trimestre, con le esportazioni in salita dell’11,4% anno su anno e un aumento del 14,8% nelle importazioni, un segnale di solida domanda interna.

(x) Anche se si è meritato la maggior parte dei titoli sui media, il settore manifatturiero non è quello dominante nelle economie sviluppate europee. Quest’onore se lo aggiudica il settore dei servizi, che secondo i PMI di servizi e dettaglio tiene piuttosto bene.


Ad esempio, malgrado la debolezza (probabilmente provvisoria) della manifattura, il PIL tedesco resta saldo.
Nel comunicato stampa d’accompagnamento alle sue stime di PIL per il 2018, l’ufficio nazionale delle statistiche tedesco ha dichiarato che il PIL della Germania nel quarto trimestre non sembra aver subito cali, contribuendo al fatto che la nazione ha evitato di poco la recessione (usando una definizione comune: due contrazioni consecutive del PIL trimestre su trimestre).

Anche se le revisioni dei dati mostrano che non è stato così, non è insolito che una regione delle dimensioni dell’eurozona si ritrovi con punti di debolezza, pur avendo dati aggregati che continuano a parlare di crescita regionale.

Guardando avanti, pensiamo che la crescita dovrebbe proseguire nell’eurozona.
Negli ultimi mesi, anche se i principali indici economici del Conference Board (LEI) per Germania e Francia sono scesi, i LEI generali dell’eurozona restano positivi, ad indicare che la crescita regionale continua malgrado una debolezza più specifica ai vari paesi. Il LEI unisce diverse misurazioni generalmente lungimiranti nel tentativo di prevedere la futura crescita economica.

Anche se la storia del LEI nell’eurozona è ancora breve, nessuna delle due recessioni verificatesi da quando esiste si è prodotta quando l’indice era elevato e in rialzo. In ciascuna occasione il LEI era sceso prima dell’inizio della recessione. (xi)

Inoltre, l’eurozona sembra avere parecchio carburante economico.
Le curve del rendimento, che tracciano i tassi d’interesse a una serie di scadenze diverse per mostrare la differenza tra i tassi a breve e quelli a lungo termine, mantengono una pendenza positiva in tutta la regione. Le banche prendono in prestito con tassi d’interesse a breve termine e prestano con tassi a lungo termine, realizzando potenziali guadagni sulla differenza tra le due operazioni.

Quando la curva del rendimento presenta una pendenza positiva, prestare risulta redditizio e rappresenta un incentivo ad erogare credito, che a sua volta contribuisce a far circolare più capitale per investimenti e crescita futuri. Il credito delle banche dell’eurozona a organizzazioni non finanziarie a novembre è cresciuto del 4,0% anno su anno, confermando una lunga tendenza al rialzo.
(xii)

Tutto sommato le prove indicano che, anche se fattori normativi hanno creato degli ostacoli in uno dei segmenti dell’economia dell’eurozona, dovremmo continuare a riscontrare ulteriori misurazioni positive dell’economia nel suo insieme. Siamo dell’opinione che questo indichi che la realtà economica molto probabilmente supererà quelle che sembrano essere diffuse aspettative deludenti per quanto riguarda le azioni dell’eurozona.

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Note

  1. Fonte: Eu Autore: Fisher Investments Italia Fonte: News Trend Online

TAG:

Economia Europa Indici Investment Tassi

GRAFICI:

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