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Asset allocation: è il momento di lasciare il tavolo

14/12/2018 11:46

Secondo gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit sul finire del 2018, sono molte le ragioni che inducono  gli investitori a procedere con cautela. Nonostante il tono inaspettatamente accomodante del Presidente della Federal  Reserve statunitense Jerome Powell di fine mese,  non sono pochi i potenziali ostacoli sul cammino  dei mercati  finanziari.
Comprendono tensioni commerciali globali, Brexit, e inquietudini  politiche nell’eurozona dovute alla situazione italiana.

Allo stesso tempo,  le previsioni per l’economia globale si sono rabbuiate, le condizioni della liquidità continuano a peggiorare e gli indicatori tecnici accendono la spia rossa per molte delle principali classi di attivi.

Vi sono ovviamente  interessanti opportunità di investimento ancora da cogliere, soprattutto dopo la recente turbolenza di mercato.

Ma, nel complesso, riteniamo che il mix di incertezza sul futuro e le difficili condizioni attuali giustifichino la nostra  minore esposizione alle classi di attivi più rischiose. Abbiamo quindi deciso di ridurre la posizione azionaria portandola a neutra e abbiamo incrementato le obbligazioni portandole a una posizione neutra.

Rispetto  al mese  scorso,  i nostri dati sul  ciclo economico  si sono deteriorati per Stati Uniti, Giappone e Svizzera.

Gli indicatori anticipatori adesso mostrano valori neutrali o negativi praticamente ovunque.  L’unica eccezione è la Cina, in cui lo stimolo del governo sta iniziando a manifestarsi attraverso maggiori spese per le infrastrutture e le vendite al dettaglio, automobili escluse, stanno tenendo bene.

Tuttavia complessivamente, a livello mondiale,  il sentiment è ai livelli minimi degli ultimi due anni, secondo i dati di IHS Markit.
Gli ultimi sondaggi descrivono  un’economia mondiale in crescita di meno del 3% nel prossimo anno, il che suggerisce che le aspettative di consensus dovranno essere riviste al ribasso.

Una fonte particolare di preoccupazione è costituita dal settore immobiliare statunitense, la cui attività ha registrato un notevole rallentamento, con inflazione dei prezzi ai massimi livelli nel primo trimestre e tassi dei mutui a 30 anni cresciuti al 5% dal livello minimo di meno del 3,5% nel 2016.

In parte  la colpa è riconducibile a una brusca contrazione della  liquidità.

Negli ultimi 12 mesi, il volume di credito reso disponibile dalle banche centrali e dalle banche private in percentuale del PIL nominale negli Stati Uniti, in Cina, nell’Eurozona, in Giappone e nel Regno Unito si è dimezzato raggiungendo un livello di appena l'8,3%1.

Per la prima volta dalla crisi finanziaria globale, gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit prevedono che le cinque principali banche centrali,  complessivamente, liquideranno le loro posizioni sugli attivi finanziari accumulate durante il quantitative easing.

E ciò produrrà un impatto negativo sul ciclo economico, soprattutto negli Stati Uniti, nei settori dell’economia più sensibili ai tassi, compresi gli investimenti aziendali.

Gli indicatori  tecnici inducono  ad una maggiore cautela, dipingendo un quadro  particolarmente poco invitante per i settori azionari ciclici.
Allo stesso tempo l’oro – un tradizionale bene rifugio – appare pesantemente ipervenduto, il che potrebbe accentuare i guadagni  qualora gli investitori dovessero diventare più avversi al rischio.

Le valutazioni supportano la posizione neutra di Pictet Asset Management Strategy Unit sulle azioni globali, che adesso non paiono né particolarmente costose né convenienti: il rapporto price-to-earning a termine  su 12 mesi per l'indice di riferimento MSCI ACWI è a un livello che riteniamo ragionevole di 13,7.  Le obbligazioni rimangono costose nel complesso, nonostante nascondano nicchie di valore, soprattutto nel debito in valuta locale dei mercati  emergenti.

Rettori azionari e regioni: niente festeggiamenti natalizi

Gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit spiegano che è poco probabile  che il mercato azionario globale metta a segno un robusto  rally di fine anno.

Anche dopo l’ultima correzione, che ha fatto perdere alle azioni mondiali un ulteriore 1% a novembre, rimaniamo  cauti. Una crescita economica in rallentamento e tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti non promettono bene per il mercato azionario.

Anche le previsioni per i profitti societari  non paiono particolarmente brillanti.
In ogni settore le aziende stanno registrando il maggior numero  di contrazioni  delle aspettative di utili degli ultimi due anni: la crescita degli utili societari globali sembra destinata a dimezzarsi  al 7% nel prossimo anno, dall’attuale 13%.


Gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit mantengono un assetto sottopesato sugli Stati Uniti.

Prevediamo che la crescita degli utili societari  negli Stati Uniti scenda al 7% dal 23% di quest’anno, la flessione più pronunciata tra tutte  le principali regioni.

Il Giappone rimane una delle regioni preferite. Nonostante l’economia stia risentendo del rallentamento della crescita delle esportazioni, il suo mercato azionario scambia ancora a valutazioni interessanti.
La ridotta leva societaria delle società giapponesi costituisce un altro vantaggio: in media queste hanno un rapporto debito netto/EBIDTA dell’1,48%, inferiore a quello delle omologhe dei mercati  sviluppati.

Gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit rimangono neutrali sull’eurozona.

Nonostante un lieve miglioramento a livello economico e valutazioni azionare relativamente a sconto, le preoccupazioni per il debito italiano potrebbero aumentare nei prossimi mesi e incidere sull’attività economica.

I titoli dei mercati  emergenti sono tuttavia  interessanti.
L’attività economica nei Paesi in via di sviluppo tiene meglio rispetto  a quella dei Paesi avanzati,  grazie soprattutto alla resilienza della Cina.

I titoli dei mercati  emergenti hanno quotazioni interessanti – in larga parte  perché le valute emergenti sono scambiate ben al di sotto la nostra  stima del loro valore equo.

Anche le sempre più diffuse aspettative che la Fed possa  rallentare il ritmo del restringimento monetario nel prossimo anno, con il conseguente indebolimento del dollaro,  dovrebbero aiutare i mercati  emergenti.

Inoltre, molti investitori sono ancora cauti sui mercati  emergenti nel complesso – un dato che a noi pare un indicatore di un possibile posizionamento ottimistico  contrarian.

Per quanto riguarda i settori azionari, abbiamo ridotto l'esposizione ai titoli legati ai materiali e all'energia, per via della volatilità sui mercati  delle materie prime.

Gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit hanno anche rivisto al ribasso il nostro sovrappeso sul settore sanitario, in parte  per via di valutazioni care e in parte per l’incertezza  sulla normativa negli Stati Uniti, dove i prezzi dei farmaci potrebbero essere uno dei pochi argomenti di accordo tra Democratici  e Repubblicani in una legislatura  spaccata.

Gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit ritengono che i titoli difensivi sovraperformeranno le controparti cicliche.

I titoli legati ai beni di consumo voluttuari e all’IT sono scambiati a valutazioni insolitamente elevate,  che li rendono  particolarmente vulnerabili al rallentamento economico. Per questa ragione, abbiamo aumentato la ponderazione delle società di servizi di pubblica  utilità portandola a neutrale.

Reddito fisso e valute: alla ricerca del debito in valuta locale dei mercati emergenti

Il tono accomodante del Presidente della Fed Powell ha alimentato le aspettative che la banca centrale intenda ammorbidire il restringimento monetario nei prossimi mesi, situazione che dovrebbe sostenere le obbligazioni in valuta locale dei mercati  emergenti, soprattutto se sarà in grado di alleggerire un dollaro finora senza  freni.

Di conseguenza, gli analisti di Pictet Asset Management Strategy Unit mantengono la posizione di sovrappeso in questa classe di attivi a reddito fisso.

Negli ultimi due mesi il debito in valuta locale dei mercati  emergenti ha mostrato segni di vita, dopo un faticoso primo semestre. Dopo che il debito emergente è stato penalizzato da un dollaro forte, dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e dalle bufere su di una manciata di mercati  – non ultimi quello turco e quello argentino – gli investitori stanno ora riscoprendo il potenziale di questa classe di attivi.

Una battuta d’arresto o anche solo un rallentamento nel programma di restringimento monetario della Fed creerebbe un contesto in cui le obbligazioni dei mercati  emergenti potrebbero recuperare gran parte  delle perdite  di quest’anno. Anche dopo un recente rimbalzo, l’indice di riferimento del debito in valuta locale dei mercati  emergenti – il JPM GBI-EM Global Diversified – è in calo del 12% in dollari, dai massimi di aprile.

Per leggere la ricerca completa cliccare qui.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online
 


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Asset Cina Debito Dollaro Economia Economie emergenti Federal reserve Indicatori e oscillatori Investment Mercati Obbligazioni Valute

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