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BofA: gestori bearish su economia e utili: come e dove investire

18/01/2019 11:00

Da diverse settimane i mercati azionari stanno facendo i conti con un carrellata di dati macro in progressivo peggioramento nelle diverse aree geografiche. Segnali di frenata arrivano dalla Cina, ma anche l'Europa non è immune da un rallentamento della congiuntura, al pari degli Stati Uniti, dove comunque l'economia nel complesso mantiene un buono stato di salute, come evidenziato ad esempio dagli ultimi report sul mercato del lavoro.

Gestori: pessimismo su economia al top dal 2008

Il deterioramento dello scenario macro però è tangibile e non stupisce quindi che siano arrivati segnali di crescente pessimismo dall'ultimo sondaggio realizzato da Bank of America-Merrill Lynch.


L'indagine è stata condotta tra il 4 e il 10 gennaio scorsi con il coinvolgimento di oltre 230 fund managers che gestiscono asset per circa 650 miliardi di dollari.

Il 60% dei partecipanti al sondaggio, rispetto al 53% di dicembre, ha fatto sapere di attendersi una frenata dell'economia globale e un peggioramento degli utili societari nei prossimi 12 mesi.
Si tratta del dato più negativo da luglio 2008, due mesi prima del fallimento di Lehman Brothers che diede il via alla pesante crisi finanziaria che tutti ricordiamo.

Nessuna recessione nel 2019: crollano le aspettative di inflazione

C'è da dire però che solo il 14% dei gestori, contro il 9% del mese precedente, prevede una recessione quest'anno, visto che le attese sono più per una stagnazione secolare nei prossimi 2-3 trimestri, ossia una fase in cui la crescita economica vive una stasi di lungo termine, mantenendosi al di sotto del trend.

Da segnalare che unitamente ad crescente pessimismo sulle prospettive economiche, si è avuto un vero e proprio crollo per le aspettative di inflazione.

Dal sondaggio è emerso che il 19% degli interpellati prevede un aumento dei prezzi al consumo, un dato quasi dimezzato rispetto al 37% dicembre.

Un'indicazione che conferma il trend discendente degli ultimi mesi, basti pensare che ad aprile dello scorso anno l'82% era pronto a scommettere su un surriscaldamento della dinamica inflazionistica.

Tre i principali rischi per i mercati finanziari

Quanto ai rischi principali per i mercati finanziari, i fund managers ne confermano principalmente tre.
In cima alla lista troviamo una possibile guerra commerciale che però preoccupa meno rispetto al mese precedente, visto che ad indicarla in pole position è ora il 27% degli interpellati, contro il 37% di dicembre.

In seconda posizione troviamo una frenata della Cina e una politica monetaria restrittiva da parte delle Banche Centrali, indicati come rischi dal 21% del panel.


Sale la liquidità in portafoglio, ma si rientra sul rischio

Alla luce di quanto sopra esposto, i gestori mantengono un atteggiamento improntato alla prudenza, tanto che la quota di portafoglio destinata alla liquidità sale al 4,9% questo mese rispetto al 4,8% di dicembre e quasi il 40% degli interpellati ha fatto sapere di voler aumentare l'esposizione al cash.

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Quanto alle strategie di investimento, dal sondaggio emerge che si guarda con un pizzico di ottimismo in più all'azionario.

Dopo il crollo di dicembre che ha visto un calo del 15% con un sovrappeso netto del 16%, oggi i fund managers si espongono un po' di più all'equity, con un sovrappeso in aumento al 18%.

Cala l'esposizione a Borse UE e Usa: in fuga dall'equity UK

A livello geografico l'esposizione al mercato azionario statunitense ha gennaio ha visto un calo del 5% con un sovrappeso netto dell'1%, mentre quella alle Borse europee ha registrato una riduzione di ulteriori quattro punti percentuali rispetto a dicembre, con un sottopeso netto che sale all'11%.

Nel Vecchio Continente c'è grande scetticismo sull'azionario britannico, per via delle incertezze legate alla Brexit, tanto che il 38% dei fund manager è intenzionato a ridurre la sua esposizione sulla Borsa londinese.

Sempre più di moda i mercati emergenti

Da segnalare che vengono riscoperti i mercati emergenti, con una view più bullish che ha portato ad un aumento dell'11% dell'esposizione all'azionario di queste realtà, con un sovrappeso netto dell'11%.

Il maggiore posizionamento sugli emergenti si giustifica alla luce delle aspettative di stagnazione secolare, ricordando che quest'ultima in passato ha favorito proprio questa classe di investimento.

I settori da preferire e da evitare

A livello settoriale si torna a puntare sui tecnologici, con i gestori che hanno approfittato della correzione vista a fine 2018 per fare shopping, alla luce di valutazioni più attraenti offerte da questo comparto.

Posizioni lunghe anche sui titoli legati all'healtcare, mentre per gli industriali viene adottata una strategia short.


Infine, dando uno sguardo al mercato valutario, i fund managers definiscono vulnerabili le posizioni long sul dollaro, considerato come la divisa più sopravvalutata da giugno 2002.

Fonte: News Trend Online

TAG:

Bull or bear Economia Mercati

GRAFICI:

Bank of america corporation


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