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Bper Banca sale: rumor su nozze con Ubi. Cosa dicono i broker?

23/10/2019 10:42

In una giornata in cui a Piazza Affari stanno avendo la meglio le vendite almeno per il momento, non mancano alcune blue chips capaci di salire in controtendenza.

Bper Banca sale in controtendenza, ancora in rosso Ubi Banca

Tra le altre segnaliamo Bper Banca che, dopo aver chiuso la sessione di ieri con un progresso di oltre un punto percentuale, continua a spingersi in avanti, conquistando il primo posto nel paniere del Ftse Mib.

Negli ultimi minuti il titolo viene fotografato a 4,104 euro, con un rialzo dell'1,03% e oltre 1,8 milioni di azioni scambiate, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a poco più di 4 milioni di pezzi.

Si muove in direzione opposta invece Ubi Banca che, archiviata la giornata di ieri con un calo di mezzo punto percentuale, oggi scende dell'1,1% a 2,866 euro, con oltre 2,3 milioni di azioni transitate sul mercato fino ad ora, rispetto alla media mensile di circa 11 milioni di titoli.

Bper Banca: rumor su possibile fusione con Ubi Banca

Bper Banca e Ubi Banca finiscono sotto i riflettori del mercato sulla scia delle indiscrezioni di stampa relative ad una possibile fusione.

A rilanciare questa ipotesi è il Sole 24 Ore che da una parte segnala come nell'ambito del risiko la via maestra di un'operazione di M&A porterebbe Ubi Banca verso Banco BPM.

Il quotidiano però scrive che ci si interroga anche sulle possibile alternative per la banca bresciano-bergamasca e l'opzione più intrigante sarebbe quella che porta in direzione di Bper Banca che, per dimensioni, qualità degli attivi e assetto azionario sembra offrire la migliore combinazione potenziale con Ubi Banca.

Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, l'idea di un deal tra Bper Banca e Ubi Banca sembra essere accarezzata da diversi grandi soci dei due istituti e a favorire l'innesco per una fusione sarebbe proprio la presenza di interlocutori di peso e ben definiti all'interno dei rispettivi azionariati.

Cosa che invece manca a Banco BPM che dopo la fusione di inizio 2017 tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano non ha visto affermarsi soci di peso nella sua compagine azionari, se si esclude l'ingresso di un ente come Crt che oggi però possiede solo l'1,2% del capitale, e la presenza di alcuni fondi che però non hanno un ruolo attivo.

Il Sole 24 Ore chiarisce in ogni caso che al momento non sarebbe stata avviata alcuna trattativa tra Bper Banca e Ubi Banca, ma lo stesso quotidiano scrive che una fusione tra i due gruppi almeno sulla carta avrebbe il suo senso.


Bper-Ubi: per Fidentiis un merger ha basse probabilità al momento

Un'ipotesi che non convince Fidentiis, i cui analisti ritengono che un deal tra i due istituti di credito è poco probabile al momento per diversi motivi.

In primis la fusione non sarebbe "trasformativa" per Ubi Banca, inoltre Bper Banca ha degli azionisti molto forti e in terzo luogo secondo Fidentiis quest'ultima prima di valutare qualsiasi operazione, dovrà prima digerire l'integrazione di Unipol Banca.

Anche alla luce di ciò gli esperti ritengono più probabile un merger tra Ubi Banca e Banco BPM.

Bper-Ubi: un merger potrebbe avere senso. La view di Equita

Più costruttiva la view di Equita SIM secondo cui l'operazione di fusione tra Bper Banca e Ubi Banca potrebbe avere senso anche dal punto di vista della governance, per quanto al momento non risultino contatti ufficiali tra i principali azionisti.

La SIM milanese evidenzia che le due banche hanno azionisti di riferimento che potrebbero avere interessi convergenti nella creazione di una realtà che diventerebbe il secondo gruppo bancario in Italia.

Per gli esperti è ragionevole ipotizzare una fusione con concambi allineati ai prezzi di mercato, ovvero 1,4 azioni Ubi Banca per ogni azione Bper Banca, e questo scenario implicherebbe un leggero premio a quest'ultima rispetto alla prima.

I soci di Bper Banca si diluirebbero all'11,5%, con Unipol al 7,5%, e quelli di Ubi Banca al 10%.

Stando ai calcoli di Equita SIM, l'entità che nascerebbe dalla fusione avrebbe un Npe ratio dell'8,4% e un Cet1 di circa il 12%, per un Rote del 7%.

Ipotizzando di voler ridurre l'Npe ratio al 6% e i dipendenti dell'8%, gli analisti stimano oneri straordinari di circa 750 milioni di euro, livello che sarebbe comunque coerente con un Cet1 di circa l'11,7%.

Un livello quest'ultimo che a detta degli analisti sarebbe adeguato, anche perchè potrebbe essere aumentato tramite cessioni.

Il Rote potrebbe aumentare di 2 punti percentuali attraverso le sinergie e l'utile del 25-30% rispetto allo scenario stand-alone.

Fonte: News Trend Online
 


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