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Consumi: nel 2018 calo peggiore di attese

13/06/2019 08:24

Nel 2018, la stima dell'Istat della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è di 2.571 euro mensili in valori correnti, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%), quando era cresciuta dell’1,6% sul 2016. La spesa è ancora lontana dai livelli del 2011 (2.640 euro mensili), cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione.

Considerando la dinamica inflazionistica (+1,2% la variazione dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale, NIC), in termini reali la spesa diminuisce dello 0,9%, segnando una contrazione per la prima volta dopo la moderata dinamica positiva registrata dal 2014 al 2017.

Secondo l'Istat, poiché la distribuzione dei consumi è asimmetrica e maggiormente concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie ha speso un importo inferiore al valore medio.

Se si osserva il valore mediano, ovvero il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali, il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2018 una cifra non superiore a 2.153 euro, invariata rispetto ai 2.154 euro del 2017.

Come in passato, i livelli di spesa più elevati, e superiori alla media nazionale, si registrano nel Nord-ovest (2.866 euro), nel Nord-est (2.783) e nel Centro (2.723 euro); più bassi, e inferiori alla media nazionale, nel Sud (2.087 euro) e nelle Isole (2.068 euro).

La composizione della spesa resta sostanzialmente immutata rispetto al 2017: è ancora l’abitazione ad assorbire la quota più rilevante (35,1% della spesa totale), seguita dalla spesa per prodotti Alimentari e bevande analcoliche (18,0%) e da quella per Trasporti (11,4%).

Coerentemente con le linee guida internazionali, e con i Report precedenti, nella spesa per l’abitazione è compreso l’importo degli affitti figurativi (vedi Glossario), cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito.

Anche al netto di tale posta, nel 2018 la spesa media familiare in termini correnti (1.982 euro) è stabile rispetto al 2017 (+0,2%).


Le famiglie hanno speso per prodotti Alimentari e bevande analcoliche in media 462 euro mensili, senza differenze significative rispetto ai 457 euro del 2017.
Più nel dettaglio, aumenti di spesa si registrano per le carni (98 euro mensili, +4,0% rispetto all’anno precedente), i pesci e i prodotti ittici (41 euro mensili, +3,4% sul 2017) e per caffè, tè e cacao (15 euro, +5,0%). Le carni costituiscono anche la voce di spesa alimentare più importante in termini di composizione del carrello, rappresentando il 3,8% della spesa totale; il pesce pesa meno della metà delle carni (1,6% della spesa complessiva) e caffè, tè e cacao appena lo 0,6%.

I consumi sono tornati a calare, più di quanto fosse atteso.

Nel 2018, per la prima volta dopo tre anni, la spesa delle famiglie in termini reali è diminuita di quasi un punto percentuale. E rimane distante anni luce dai valori del 2011: le famiglie spendono circa 840 euro l’anno in meno rispetto a otto anni fa, pari ad un taglio di circa 2.712 euro l’anno se si considerano i valori a prezzi costanti.
Si tratta, complessivamente, di circa 60 miliardi di euro l’anno di consumi in meno rispetto al 2011. Così l’Ufficio Economico Confesercenti commenta i dati Istat sulla spesa ed i consumi delle famiglie.

La dinamica dei consumi interni, più di qualsiasi altra considerazione, rappresenta la fotografia di una economia che ancora non riesce ad uscire dallo stagno e che ha bisogno di stimoli forti per riuscire a riprendersi.

In questo quadro difficile, si sta aprendo con la Ue una trattativa particolarmente delicata.

Occorre trovare soluzioni condivise, evitando procedure di infrazione ma allo stesso tempo allontanando con decisione la prospettiva di ‘manovrine’ o aumento IVA, che farebbe diventare il calo dei consumi un vero e proprio crollo -, commenta la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise -.
La direzione da seguire è piuttosto quella di politiche che diano respiro a imprese e a famiglie, per metterle in condizioni di operare in maniera serena. Bisogna mettere in campo interventi che puntino con decisione sull’aumento del potere d’acquisto dei cittadini e la riduzione del carico fiscale sulle PMI: il binomio decisivo per far ripartire tutta l’economia del Paese.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online
 


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Indicatori e oscillatori

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-media- Enel Italia Nic inc. Pmi


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