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E’ imminente un forte movimento

23/10/2019 09:30

I mercati azionari occidentali proseguono il flirt con i massimi assoluti, basandosi completamente su aspettative che i principali nodi si sciolgano tutti e contemporaneamente in modo favorevole.

Però le notizie in grado di trasformare le attese in fatti concreti si fanno aspettare, per cui non siamo ancora in grado di rispondere alla legittima domanda che gli investitori si stanno ponendo, ora che il mese di ottobre volge verso la conclusione e la stagione delle trimestrali sta entrando nel vivo: vedremo una chiusura d’anno scoppiettante ed il tradizionale rally di Natale metterà la classica ciliegina su una torta che al momento è già piuttosto succulenta, oppure la parte finale del 2019 ci riserverà una correzione ribassista come lo scorso anno?

Per sciogliere in modo positivo questo dubbio occorre che gli indici principali si decidano piuttosto in fretta a superare con forza il livello chiave dei massimi dell’anno (per Wall Street sono addirittura i massimi storici), al di sotto del quale cincischiano, oscillando con poca volatilità, da alcuni giorni.

L’indice delle principali società quotate americane SP500 balla infatti da 6 sedute intorno a quota 3.000 punti, avendo effettuato 3 impulsi che l’hanno superata, seguiti da 3 mini-correzioni, che hanno spinto nuovamente l’indice sotto quella importante soglia.

E’ una chiara dimostrazione di “vorrei ma non posso”, dato che manca qualcosa in grado di convincere pienamente i compratori a gettare il cuore oltre l’ostacolo e superare la resistenza dei venditori che, evidentemente, sopra i 3.000 punti ritengono prudente prendere profitto.

Il fatto che il braccio di ferro duri da giorni significa che l’equilibrio delle forze in campo è notevole e diversi possono essere i motivi che lo giustificano.

Magari l’evoluzione della Brexit, che ogni giorno si complica un po’ di più e comincia francamente a nauseare. Oppure la manfrina delle trattative USA-Cina per arrivare all’accordo di tregua sui dazi, che vede l’Amministrazione USA sempre più ansiosa di arrivare ad un accordicchio da sbandierare come un trionfo agli elettori di Trump e la leadership cinese assai più fredda e senza fretta.
O saranno forse le trimestrali in arrivo che, a differenza dello scorso trimestre, per ora non stanno presentando sorprese eclatanti e positive in grado di ribaltare le previsioni fosche degli analisti.


Credo che un po’ tutto quel che ho elencato abbia una parte di responsabilità nell’indecisione dei mercati.

Ieri ne abbiamo avuto in USA l’ennesima prova.

Proviamo a tracciare sul grafico daily dell’indice SP500 una trendline che, partendo dal massimo storico del 26 luglio scorso, unisca i due massimi di settembre e prosegua nel tempo. Scopriamo che ieri passava da quota 3.016. Ebbene, l’indice ha aperto la seduta a 3.011 ed è salito fino a 3.014,5, per poi mettere la retromarcia ed andare a chiudere a 2.996.
Ancora una volta, come successe già due volte in settembre, questa trendline leggermente discendente ha respinto le velleità dei compratori e mostrato la prevalenza dei dubbi dei venditori.

Sia a fine luglio che il 19 settembre scorso, quando il mercato prese atto che i livelli a contatto di quella trendline erano troppo ostici da superare, partì una correzione che ridimensionò le velleità rialziste.

Ora la storia potrebbe ripetersi, se i dubbi emersi ieri sul finire della seduta, che hanno causato il drastico ridimensionamento dell’indice, trovassero conferma nella seduta odierna.

Per questo è assolutamente necessario che le forze rialziste oggi stesso o comunque entro la fine della settimana riescano a scavalcare con convinzione l’ostacolo dei 3.016 punti, chiudendo la seduta e, meglio ancora, la settimana, al di sopra di quel livello e forniscano così al più presto quel segnale di forza che ieri è mancato.

Se non vedremo questa convinzione è molto probabile che il trend rialzista subisca un’inversione ribassista di breve periodo con l’obiettivo di tornare innanzitutto a testare la media a 50 periodi, che passa dalle parti di 2.960 punti, e, successivamente, quella a 200 sedute, che ora transita in area 2.870.

Vedo meno probabile la continuazione del balletto laterale intorno ai 3.000 punti la, anche se le incertezze proseguissero.

Il motivo è semplicemente il fatto che i mercati hanno la vocazione ad oscillare e non a stare fermi. Pertanto la tenuta delle resistenze spinge a vendere, causando una correzione verso i supporti, mentre il loro superamento galvanizza i compratori e provoca la continuazione del trend rialzista.

Se lo stallo proseguisse a lungo ne sarei piuttosto sorpreso.   

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online
 


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Bull or bear Indici Maximum Mercati Supports and resistances Trend Usa

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