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Fine 2018, dove vanno i mercati?

13/11/2018 16:48

Durante la conferenza tenuta quest’oggi a Milano, i portfolio manager e gli specialisti di Investec Asset Management hanno presentato le loro view di mercato, identificando i rischi e le opportunità del quadro globale. Tra i focus della giornata, la sostenibilità degli investimenti e la generazione di valore attraverso un approccio ESG.

Scenario di fine ciclo, occorre un approccio prudente, ma è presto per una difesa totale

John Stopford, Portfolio Manager del fondo Global Multi-Asset Income di Investec AM, spiega che la crescita globale rimane stabile, con modelli che indicano un basso rischio di recessione globale prima della fine del 2019.

L’attività negli Stati Uniti, con la crescita in rallentamento altrove, è particolarmente forte.

Si tratta di una divergenza che sta mettendo sotto pressione le economie e le valute più deboli, nel contesto dell’inasprimento della politica monetaria da parte della Fed e del tendenziale apprezzamento del dollaro.

La fine del QE sta anche determinando un inasprimento delle condizioni globali di liquidità che hanno sostenuto l’aumento dei prezzi degli asset per la maggior parte dell’ultimo decennio - spiega John Stopford -.
Le asset class non presentano in generale valutazioni convincenti e solo alcune aree dei mercati emergenti sembrano attualmente convenienti. Il conflitto commerciale, la Brexit e le diatribe sul budget dell’Italia con l'UE contribuiscono nell'insieme alla sensazione di un rischio crescente e l'ambiente di investimento si va facendo meno interessante per gli asset sensibili alla crescita.

Andando a vedere nel dettaglio le diverse asset class, siamo cauti soprattutto per quanto riguarda il credito corporate, che sembra scontare le attuali condizioni favorevoli, e John Stopford preferisce l’esposizione ai titoli azionari per un potenziale margine di rialzo.

In particolare, John Stopford ritiene che un modo interessante per coglierlo sia costituito dalle opzioni call azionarie.

Nelle obbligazioni e in alcune valute dei mercati emergenti ravvisiamo qualche opportunità, ma per una ripresa generale sono probabilmente necessarie condizioni economiche meno divergenti e la fine del rafforzamento del dollaro.
I titoli di Stato dei mercati sviluppati si stanno rivalutando, riflettendo la politica monetaria meno favorevole, ma stanno iniziando a offrire valore negli USA.

Recentemente il mercato ha registrato un sell off che a nostro avviso può essere letto come una correzione in risposta all’escalation delle tensioni commerciali e al tempo stesso come la fine di una politica monetaria di supporto - spiega John Stopford -.

Verso questa lettura converge anche la performance deludente di settori, fino a poco fa leader, come quello della tecnologia. Tuttavia, le correzioni di solito richiedono tempo per completarsi e questa sarebbe una correzione molto modesta se fosse già conclusa. Potremmo dunque aspettarci un’ulteriore debolezza del mercato azionario nel prossimo periodo, seguita da un consolidamento che a sua volta precederà una ripresa del mercato rialzista.
A determinare questo scenario di debolezza, anche la probabilità che Trump non faccia passi indietro nelle tensioni con la Cina.

Esiste anche un altro rischio: potremmo cioè essere di fronte all’inizio di un mercato ribassista, tuttavia la maggior parte degli indicatori storici – recessione imminente, inversione della curva dei rendimenti, downgrade dei guadagni… - non sono ancora in posizione per un simile scenario, e nemmeno le valutazioni e il sentiment sembrano allineati con questo scenario.

Un ulteriore fattore da considerare è il minore sostegno delle banche centrali, con la trasformazione del QE in QT. Inoltre, il mercato rialzista è molto maturo secondo gli standard storici. Nel complesso, ci troviamo nella fase finale del ciclo e l’equilibrio fra rischio e rendimento si sta deteriorando, perciò, a nostro avviso, è utile adottare un approccio sempre più prudente, sebbene sia ancora prematuro impostare un assetto completamente difensivo.

Nei portafogli Multi-Asset di Investec Asset Management gli esperti hanno incrementato l’esposizione difensiva rispetto agli asset più orientati alla crescita e al momento il nostro posizionamento difensivo rispecchia, in generale, quello tipico degli ultimi 5-10 anni.

Detto ciò, qualora constatassimo di trovarci all’inizio di un nuovo mercato ribassista, cercheremmo di impostare un posizionamento ancora più difensivo.

Aumentare semplicemente l’esposizione ai titoli di Stato non è tuttavia un approccio efficace in questo scenario, visto che le banche centrali stanno togliendo il loro sostegno per l’acquisto di obbligazioni. Per proteggere meglio i portafogli da crolli di mercato possono al contrario essere funzionali coperture più dirette come i future sulle azioni, le opzioni o alcune posizioni difensive economiche come lo yen giapponese, piuttosto che i titoli di Stato.

La prospettiva di un movimento sincrono dei rendimenti delle obbligazioni e delle azioni potrebbe preoccupare molti investitori che detengono bond semplicemente per compensare le possibili perdite nel lato azionario.

Secondo John Stopford gli investitori non dovrebbero guardare alle etichette di una asset class, ma al suo comportamento. Perciò, ad esempio, noi consideriamo il debito corporate a basso rating nella stessa classe di rischio delle azioni.

Inoltre le fasi finali di un mercato rialzista richiedono un approccio sempre più selettivo nella costruzione del portafoglio.
Per questo motivo riteniamo che il nostro approccio bottom-up, basato su un’attenta selezione dei titoli con caratteristiche di rendimento e rischio adeguate - piuttosto che su una asset allocation tanto vasta quanto generica - ci permetterà di offrire risultati interessanti ai clienti anche in uno scenario molto più complesso.

Energie rinnovabili: un settore ancora sottovalutato

Deirdre Cooper, co-manager della strategia Global Environment di Investec AM, spiega che secondo il New Energy Outlook 2017 di Bloomberg New Energy Finance (giugno 2017), l'eolico e il solare rappresenteranno il 48% della capacità installata di generare energia elettrica entro il 2040, rispetto al 12% attuale.

Nello specifico, la capacità installata solare crescerà di 14 volte in questo lasso di tempo.

Interessante è anche il miglioramento previsto nell'efficienza: il costo medio di produzione dell’energia elettrica (LCOE) da impianti solari fotovoltaici diminuirà, secondo le stime, di un ulteriore 66% entro il 2040, mentre quello dell’eolico onshore calerà del 47%.

Il settore delle energie rinnovabili è destinato a sviluppi interessanti - spiega Deirdre Cooper -.

Ci troviamo nelle prime fasi di quella che rappresenta una promettente opportunità di crescita, la cui dimensione resta però sottovalutata e non viene compresa a fondo dalla maggior parte dei soggetti di mercato.

Secondo Deirdre Cooper molti investitori stanno sottostimando il rischio climatico nei loro portafogli.
L’integrazione degli effetti del cambiamento climatico nelle valutazioni del rischio e delle possibili conseguenze finanziarie è solo agli inizi per la maggior parte dei portafogli degli investitori. Ma, sottostimando i possibili effetti del climate change nelle allocazioni azionarie, vengono sottostimate anche le opportunità di crescita offerte dalle compagnie che sosterranno e beneficeranno del processo di decarbonizzazione e dalla transizione verso le energie rinnovabili.

Nel complesso, il rischio legato al climate change farà in modo che l'espansione e la crescita del settore restino in cima alle agende politiche.

Deirdre Cooper non conosce un’altra opportunità di investimento dove il capitale di lungo periodo possa essere valorizzato in un'area potenzialmente capace di scongiurare alcune fra le conseguenze più nefaste per l’umanità.

Guardando ora più da vicino il settore delle fonti di energia rinnovabile, la direzione del percorso è chiara - spiega Deirdre Cooper -.
Grazie a fattori come il minor costo delle materie prime, l’aumento dell’efficienza e il progresso tecnologico, l’eolico e il solare stanno sostituendo le tradizionali fonti per la produzione di energia.

Nel 2016 abbiamo elaborato in questo senso un modello bottom-up globale - spiega Deirdre Cooper -.

La nostra metodologia è stata disegnata su una view dettagliata del sistema energetico esistente in ogni paese e comprende i parametri tecnici, sociali ed economici specifici di ciascuno.

Le conclusioni sul tema sono le seguenti: la generazione di energia rinnovabile crescerà in maniera significativa fino al 2050, con l’elettrificazione dei trasporti e dei sistemi di riscaldamento, ma sarà necessario servirsi di un giusto mix di fonti di energia rinnovabili e non rinnovabili per garantire la fornitura in periodi di picco della domanda.

La maggior parte della capacità installata di energia rinnovabile entro il 2050 sarà costituita da energia eolica, solare e idroelettrica onshore.

Entro il 2050 avremo bisogno di investire oltre 30 trilioni di dollari in nuovi progetti di generazione di energia, e ulteriori 10 trilioni di dollari o più per la manutenzione e la spesa per le infrastrutture.
Il fotovoltaico e l'eolico richiedono oltre 20.000 miliardi di dollari di investimenti, in particolare in Asia e Oceania. Deirdre Cooper si aspetta che la penetrazione percentuale di energia rinnovabile entro il 2050 aumenti e che il costo associato diminuisca.

Infine, un tema interessante sono i veicoli autonomi, che saranno un fattore disruptive di innovazione.

Un sistema i Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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