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La Bce prevede una crescita fiacca

13/12/2018 17:43

Patrice Gautry, Chief Economist di Union Bancaire Privée – UBP, spiega che la BCE guarda a un contesto economico sempre più caratterizzato dal rischio e prevede per i prossimi anni una crescita fiacca (inferiore al 2%) e un'inflazione costantemente inferiore al 2% fino al 2021. Tuttavia, come già annunciato in precedenza, sta mettendo fine al suo programma di QE.
Non sorprende quindi che la BCE faccia affidamento sugli afflussi di reinvestimenti verso asset dell’universo obbligazionario (senza che sia prevista una scadenza) per continuare a fornire sufficiente liquidità.

L'analisi dei rischi comincia a diventare meno favorevole, ma si ritiene che le fonti di preoccupazione siano temporanee, o quantomeno che, se tutto dovesse andare bene queste non sarebbero abbastanza preoccupanti da impensierire la BCE a tal punto da indurla a rivedere l'aumento dei tassi d’interesse programmato dopo il terzo trimestre.

La banca centrale evidentemente non è così rilassata come vorrebbe, ma non vuole continuare il suo programma di acquisto di asset, in quanto si aspetta anche aumenti regolari dei prezzi sottostanti e sta delineando uno scenario di mercato del lavoro più rigido e salari in aumento.

La BCE si sta indirettamente preparando a gestire il maggiore rischio atteso per l'anno prossimo nel caso in cui il rallentamento individuato alla fine del 2018 non sia solo temporaneo, ma diventi permanente - spiega Patrice Gautry -.

In tal caso, qualsiasi rialzo dei tassi di riferimento sarebbe rinviato e potrebbero tornare in gioco altre misure di liquidità (come il TLTRO).

Michael Metcalfe, responsabile globale macro strategy di State Street Global Markets, ritiene che il fatto che Quantitative Easing (QE) finirà questo mese è ironico, nonostante ci sia una crescente pressione sui governi europei affinché espandano i propri deficit fiscali.
Tuttavia, la fine del QE non deve essere considerata una coincidenza, ma il primo passo che intraprende la BCE verso un lungo e delicato percorso di eliminazione degli stimoli politici. Inoltre, mentre i mercati europei del lavoro si sono irrigiditi e la crescita dei salari sta mostrando timidi segnali di ripresa, la crescita resta moderata, come indicato nelle previsioni della BCE.

Questo significa che il ciclo di inasprimento monetario sarà molto netto e le pressioni da parte della politica fiscale cresceranno nel corso del prossimo anno. A sua volta, questo manterrà il mercato focalizzato sui dettagli della politica di reinvestimento della BCE, offrendo uno scarso sostegno ufficiale ai mercati dei bond sovrani in futuro.


Antoine Lesné, responsabile Strategia e Ricerca EMEA di SPDR ETFs, spiega che in linea con le attese, la fine del programma di acquisto di net asset è stata confermata e rappresenta un primo passo verso una graduale normalizzazione della politica monetaria.

Tuttavia, se da un lato, i dati economici recenti - come l'indice della produzione industriale - sono stati meno preoccupanti rispetto ai precedenti, dall’altro, nell’Eurozona stiamo assistendo a un calo del momentum economico, come evidenziato anche dal presidente Draghi la settimana scorsa.
Questo fattore dimostra che la normalizzazione dei tassi sarà lenta, graduale e dipendente dalla ripresa della crescita. Il mercato ha iniziato a focalizzare la propria attenzione sulla politica di reinvestimento della BCE e sulla possibilità di ricorrere ad altre misure accomodanti, qualora fosse necessario sostenere i target economici e di inflazione.

Considerato l’attuale basso livello dei rendimenti dei bond core, l’anno prossimo ci sarà poco supporto, fattore che ci porta a preferire esposizioni con una duration più breve per attenuare una parte della sensibilità dei portafogli ai tassi di interesse.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online
 


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Asset Economia Europa Mercati Tassi

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