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La notizia è un giorno senza record

19/02/2020 09:32

Rientrati dal ponte festivo anche gli americani, i mercati sono tornati ad operare a ranghi completi.

Chi si aspettava la continuazione della stringa dei segni positivi, a cui gli indici USA ci hanno abituato nelle ultime settimane, ieri è stato deluso. La colpa possiamo darla al fatto che il ritorno in USA di una quarantina di turisti infetti ha avvicinato un po’ i distratti operatori yankee alla dura realtà che subiscono i milioni di cinesi in quarantena, ed al warning di Apple, che ha comunicato ufficialmente l’impossibilità di raggiungere nel trimestre corrente l’obiettivo di ricavi previsto, a causa del fermo produttivo delle sue fabbriche cinesi e del calo della domanda cinese di telefonini per colpa del virus.

E’ una classica “non notizia”, poiché il buon senso avrebbe dovuto scontarla già da tempo. Ma su mercati in preda all’ansia di non partecipare al rialzo e che hanno l’orizzonte dei rischi quasi totalmente sgombro, l’ufficializzazione  che l’impatto del virus non si limiterà al PIL cinese per un solo trimestre, ma contagerà anche le trimestrali delle società di Wall Street, ha costretto gli operatori a prendere in considerazione anche solo per un giorno che qualcosa potrebbe andare storto.

Come accade nei momenti correttivi sono stati più i mercati non americani ad accusare qualche perplessità.

In Asia perdite di un punto percentuale (ma non in Cina, che ha tenuto), anche a causa della pessima congiuntura giapponese. In Europa cali vicini a quella cifra per larga parte della giornata, con l’indice tedesco Dax (-0,75%) appesantito dal calo oltre le attese dell’indice ZEW, che misura la visione degli operatori finanziari sul futuro.
Negativo anche Eurostoxx50 (-0,43%), e positivo in Europa solo il nostro Ftse-Mib (+0,41%), trascinato dalla splendida forma del settore bancario, su cui si sono accesi i riflettori della giornata grazie alla OPS di Intesa su UBI, che ha fatto ripartire il risiko delle fusioni e consentito ad UBI di salire di oltre il 20%, ma ha premiato anche il cacciatore Intesa (+2,3%), nonostante l’aumento di capitale previsto.

E, siccome ultimamente fantasticare è l’attività preferita dai mercati, sono schizzate in alto apparentemente senza motivo anche altre banche (Pop.Sondrio e B. Finnat di circa 10 punti, MPS, Banco BPM, Cred. Valtellinese e Credem di 4-5 punti percentuali). Unica e mesta in ritirata è risultata BPER, penalizzata dal doversi accollare 500 filiali di UBI che non interessano a Intesa.

Wall Street ha aperto in calo e le prese di beneficio hanno fatto arretrare l’indice SP500 di oltre mezzo punto fino alla chiusura dei mercati europei.

Poi, come spesso capita, il vento è cambiato ed è partito un significativo recupero di fiducia. Ancora una volta si è ripetuta la regola che porta gli investitori a comprare ogni minima correzione intraday. La seduta si è perciò conclusa vicino alla parità, mentre l’indice tecnologico Nasdaq100, che quanto ad euforia non è secondo a nessuno, non ha solo riassorbito la debolezza iniziale, ma è riuscito addirittura a segnare a quota 9.647 l’unico record storico regalato dalla giornata e a chiudere in lieve rialzo.


La mia impressione, e non è una novità, è che l’azionario continui a sottovalutare alla grande l’impatto del coronavirus sui bilanci aziendali.

Anche ammesso che la situazione dei contagi stia lentamente migliorando, non mi sembra sensato il comportamento “come se niente fosse”. Ma parecchi dubbi li conservo anche sul presupposto che la situazione stia tornando sotto controllo.

La lenta ripresa delle attività, che in Cina in alcune province si sta riavviando, significa un allentamento delle maglie della prevenzione.
Un aumento dei contatti sociali e soprattutto la riapertura delle fabbriche, viste le condizioni di lavoro di molte imprese, che assomigliano a quelle degli allevamenti intensivi di polli, potrebbe favorire una recrudescenza del virus, che al momento nessuno prevede. Inoltre si dà per scontato che fuori dalla Cina la situazione sia sotto controllo.

Dati i frequenti contatti che la Cina ha con i paesi africani, sono molto sorpreso che il virus non si sia ancora diffuso in Africa. Non vorrei che il motivo fosse la mancanza di rilevazioni statistiche. L’eventualità di focolai virali in Africa sarebbe molto pericolosa, data l’arretratezza nella prevenzione e la scarsità di strutture sanitarie in quel continente.

Dal punto di vista dell’impatto economico, si dà per scontato che il sostegno monetario in Cina basterà a riassorbire in fretta la botta recessiva del primo trimestre.

Mi sembra un’aspettativa molto ottimistica, poiché le interruzioni estese nella catena degli approvvigionamenti sono difficili da ripristinare in tempi rapidi.

C’è un altro fatto che mi insospettisce non poco. E’ la divergenza che si osserva nelle correlazioni tra i diversi mercati.
Mentre i mercati azionari continuano a stazionare ai massimi storici, sognando un futuro radioso, l’oro, seguito dagli altri metalli preziosi, tipici beni rifugio, proprio ieri ha superato i 1.600 dollari l’oncia e completato un triangolo di continuazione rialzista.

Il dollaro, valuta rifugio, continua ad apprezzarsi ed ha spinto l’euro sotto quota 1,08. 

I Treasury Bond americani decennali stazionano su un rendimento di 1,56%, più vicino al minimo (1,50%) che al massimo (1,68%) del mese, rivelando un certo timore del mercato obbligazionario per la crescita futura.

Il Vix, l’indice della paura di ribasso, sebbene SP500 continui a fare sempre nuovi massimi, questa volta non si è lasciato schiacciare sotto i 13 punti, come avvenuto nell’ultimo trimestre 2019 ed a gennaio. 

Sembra quasi che le mani forti, pur continuando a spingere l’azionario, in particolare la tecnologia, non disdegnino ora la ricerca di qualche copertura. 

Spesso le divergenze anticipano inversioni di tendenza.

Normalmente, comunque, non durano mai troppo tempo. Per cui aumentare la cautela operativa potrebbe essere una buona idea.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online
 

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