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Le prossime vittime dello shutdown Usa

19/01/2019 08:00

La vittima più illustre dello shutdown, almeno fino ad ora, è stata Davos. O per meglio dire la delegazione statunitense che avrebbe dovuto raggiungere la cittadina svizzera per il consueto meeting economico. Inizialmente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe dovuto farne parte.
Salvo poi cambiare idea e attribuire la colpa allo shutdown, ovvero ai democratici. Gli ultimi risvolti di ieri, però, fanno presagire che le tensioni tra le parti peggioreranno e che quindi il blocco delle attività potrebbe proseguire ancora a lungo. 

Caos Davos

La delegazione Usa, che doveva comprendere anche il ministro degli Esteri Mike Pompeo e quello del tesoro Steven Mnuchin rimarrà a casa.

Dopo la presentazione della nuova strategia di difesa antimissile degli Stati Uniti fatta dal presidente in persona al Pentagono, quest’ultimo ha cancellato la disponibilità dell'aereo militare concessa alla speaker della Camera Nancy Pelosi per un viaggio in Afghanistan che poi sarebbe dovuto continuare anche in Belgio ed Egitto.
Apparentemente sembrava (e sembra tuttora) una ripicca per quella lettera che la stessa Pelosi aveva inviato a Trump chiedendo un rinvio del discorso sullo stato dell'Unione a "data da destinarsi". In questa occasione, infatti, il Congresso si troverà in seduta plenaria insieme a giudici e ministri.

Un evento che richiede una copertura di sicurezza speciale. Ovvero figure che si rifanno ad agenzie attualmente chiuse per lo shutdown.  
Ovviamente lo stesso trattamento imposto alla speaker (trattamento peraltro unico nella storia), per essere giustificato, è stato esteso a tutti i rappresentanti politici.
Da qui l’addio della partecipazione statunitense. Ma anche alle speranze di poter riappacificare i toni del conflitto.   

I costi dello shutdown

Crescono dunque i timori per le prossime vittime del blocco che ormai è arrivato a toccare i 28 giorni.

Come detto i consiglieri economici della Casa Bianca hanno quantificato le perdite settimanali del blocco allo 0,13% del Pil Usa. In altre parole, si è ormai arrivati alla soglia dello 0,5%. Intanto restano a casa gli 800.000 lavoratori delle amministrazioni (inoltre senza retribuzione) mentre quelli che si occupano di servizi essenziali sono costretti a continuare a lavorare, ma anche solo senza stipendio.
A casa anche gli addetti alla custodia dei parchi nazionali, ormai sommersi dai rifiuti, ma anche molti impiegati dell’agenzia delle entrate addetti ai controlli delle dichiarazioni dei redditi e ai relativi rimborsi. Intanto Donald Trump continua a chiedere i suoi 5,7 miliardi di dollari per finanziare il suo muro al confine con il Messico e i democratici negano il tutto chiedendo prima la firma della legge finanziaria e solo dopo le trattative.


Le prossime scadenze a rischio

A rischio l'ufficio amministrativo dei tribunali statunitensi, che sostiene il sistema giudiziario federale, e che esaurirà i fondi il 25 gennaio.

Senza questi soldi, i tribunali continuerebbero ad essere aperti ma garantirebbero solo i servizi essenziali. Con il blocco di tutto il resto. Per il 28 gennaio gli uffici dell’Internal Revenue Service l'agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi, potrebbero rimanere aperti per accettare le varie documentazioni ma solo perché l'amministrazione Trump ha previsto di richiamare decine di migliaia di lavoratori per l’emergenza.
E senza stipendio. Il 29 gennaio potrebbe saltare anche il discorso annuale sullo stato dell'Unione al Congresso: non garantite le necessarie misure di sicurezza.

Il 30 gennaio è il giorno della pubblicazione del report sul PIL, ultimo di altri indicatori economici chiave, come le vendite al dettaglio e gli inventari delle imprese, attualmente posticipati.

8 febbraio: terzo stipendio mancato. Si tratta della terza scadenza salariale che lo shutdown farebbe saltare. 14 febbraio: data chiave per i candidati all'IPO. Uber e Lyft che speravano di sbarcare a Wall Street potrebbero dover rimandare. 22 febbraio: quarto giorno di busta paga bloccata. 1 marzo: scadenza negoziati Usa- Cina.
Ma tutti sperano che, almeno per il 1 marzo, qualcosa sia stata fatta.

Fonte: News Trend Online
 


TAG:

Economia Usa


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