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Niente paura

14/12/2018 08:07

Hans-Jörg Naumer, Global Head of Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz GI, spiega che i mercati finanziari non sono ancora entrati nel clima natalizio – tutt’altro. Continuano a oscillare tra speranze e timori, alla ricerca di una direzione chiara in mezzo a dati contrastanti e incognite geopolitiche.
Non sorprende pertanto che la politica commerciale provochi ancora forti oscillazioni. Nello stesso tempo, la Brexit sta entrando in una nuova fase e in Francia alcuni dei progetti di riforma sembrano destinati ad essere ridimensionati di fronte alle proteste dei “gilet gialli”. I titoli governativi francesi OAT hanno registrato un ampliamento degli spread rispetto ai Bund.

In tale contesto, la Banca Centrale Europea intende alzare i tassi nel 2019, ma si troverà a gestire una situazione piuttosto complessa, dovendo tenere conto della situazione economica senza alimentare le speranze che il rialzo dei tassi possa essere nuovamente rinviato.

Nel complesso i dati economici hanno dipinto un quadro piuttosto incoraggiante.

Negli USA in ottobre il numero di posti di lavoro è aumentato ad un livello appena inferiore al massimo ciclico raggiunto in agosto. L’economia americana non sembra quindi prossima a un rallentamento.

In Giappone gli indicatori anticipatori evidenziano una ripresa, ma il momentum resta debole - spiega Hans-Jörg Naumer -.
Le pressioni sulle esportazioni, e quindi sulla produzione, sembrano destinate a proseguire e probabilmente peseranno sui dati economici nel prossimo futuro. Naturalmente, la guerra commerciale ha un impatto anche sul Giappone. Secondo l’“Economy Watchers Survey”, il PIL nipponico dovrebbe tornare a crescere verso fine anno dopo una pronunciata contrazione nel terzo trimestre.

Nell’area euro, la produzione industriale italiana ha sorpreso al rialzo in ottobre.

Un’evoluzione rilevante, dato il continuo scontro sulla legge di bilancio. Al contrario, in novembre il clima di fiducia nel comparto industriale francese è peggiorato. Contemporaneamente, sono di nuovo i fondamentali a dettare i prezzi delle commodity globali, dopo l’effetto straordinario delle sanzioni USA contro l’Iran.
Insieme alle discussioni sui tagli alla produzione dell’OPEC, le misure americane avevano innescato delle speculazioni su possibili strozzature nell’offerta petrolifera. Di recente, tuttavia, il rafforzamento del dollaro e il rallentamento della crescita nel settore manifatturiero globale hanno nuovamente comportato una riduzione delle quotazioni.

La settimana prossima

La settimana prossima saranno comunicati numerosi dati economici, ma a dominare la scena saranno gli indicatori di sentiment.

Lunedì sarà pubblicato l’Empire State Index relativo agli USA - spiega Hans-Jörg Naumer -. Martedì seguirà l’ifo, probabilmente il parametro della fiducia più importante in Germania. L’indice è in calo da qualche tempo, sia per effetto delle attese che della valutazione della situazione attuale.
Alla luce della diffusa incertezza globale, sembra improbabile un’inversione.

Ma l’appuntamento più importante è la riunione del FOMC di mercoledì. Secondo i mercati la probabilità di un altro rialzo dei tassi è del 70%. Le dichiarazioni pubbliche saranno determinanti quanto l’esito dell’incontro.

Al momento i mercati prevedono al massimo due rialzi nel 2019. La domanda è se il Presidente della Fed confermerà questo scenario. Powell ha tre obiettivi: revocare la forward guidance precedente, subordinare maggiormente la politica monetaria ai dati economici e non apparire troppo “dovish”.

Gli USA resteranno al centro dell’attenzione anche giovedì, quando saranno resi noti il Philly Fed Index, le prime richieste di sussidi di disoccupazione e l’indice degli indicatori anticipatori - spiega Hans-Jörg Naumer -.

Venerdì, infine, si attendono gli indici della fiducia dei consumatori dell’area euro e delle imprese francesi, su cui probabilmente influirà la protesta dei “gilet gialli”.

Active is: Vediamo uno sviluppo positivo: l’esuberanza ostentata dai mercati solo qualche settimana fa ha lasciato il posto ad un nuovo realismo, come mostra la relazione fra il P/E dell’S&P 500 e il VIX (in quanto misura del rischio).
Tale rapporto, che aveva raggiunto livelli eccessivi, è tornato alla media di lungo periodo. Nello stesso tempo, gli indici di forza relativa per i mercati principali suggeriscono che le tensioni si sono attenuate dopo le significative pressioni in vendita sui titoli azionari. Verso fine anno, quindi, la volatilità potrebbe diminuire.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

TAG:

Economia Indicatori e oscillatori Indici Industria e lavoro Mercati Tassi Usa

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