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Pensione Quota 41: a chi spetterebbe la nuova misura

08/08/2020 08:50

Il mese di gennaio ha ufficialmente dato inizio alle trattative fra Governo e Sindacati in materia di riforma delle pensioni. I termini chiave di questa discussione sono sicuramente flessibilità in uscita e superamento di Quota 100, con un occhio di riguardo al potenziamento di misure già esistenti come l’APE Sociale e l’Opzione Donna.

L’evento che in tutte le maniere va evitato, e questa è una necessità riconosciuta da tutte le figure in campo, è il cosiddetto scalone al termine di Quota 100 a fine 2021. Ovvero quel salto di 5 anni, necessario al riallineamento ai 67 anni di età anagrafica previsti dalla legge Fornero, qualora questa dovesse tornare in vigore il primo gennaio 2022.

Fra le misure che potrebbero arrivare anche prima della naturale scadenza di Quota 100, si parla molto di Quota 41, fortemente sostenuta da Salvini.

Il destino della pensione anticipata Quota 100

Il meccanismo che consente di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, partito in forma sperimentale durante l’esperienza Lega-M5S, sembra, comunque, giungerà senza scossoni alla sua naturale conclusione prevista per il 31 dicembre 2021.

La questione Quota 100 è giunta anche sul tavolo europeo sollevando spesso perplessità, fino alla richiesta da parte del premier olandese, Mark Rutte, di abolire la misura.

La risposta del viceministro all’Economia, Antonio Misiani, è stata sicuramente decisa: Quota 100 non si tocca, fino alla sua scadenza, soprattutto in un contesto di profonda crisi dovuta all'emergenza sanitaria, dove è necessaria flessibilità in uscita dal mondo del lavoro.
La misura, infatti, può essere considerata un buon ammortizzatore sociale per fare fronte alla sfida della pandemia da Coronavirus.

Fortemente voluta dal leader della Lega, Matteo Salvini, la pensione anticipata Quota 100 rappresenta, secondo le sue dichiarazioni, il primo step di una rivoluzione del sistema previdenziale a favore del lavoratore.

Ha offerto la libertà a 300 mila italiani di andare i pensione dopo 38 anni di lavoro, quindi non ha regalato niente a nessuno, e centinaia di migliaia di giovani hanno iniziato a lavorare.

Cosa c’è dopo la pensione Quota 100

Alla sua scadenza del 31 dicembre 2021 non ci sarà nessuna intenzione di confermarla.

Verranno invece attuate misure volte a favorire la massima flessibilità di scelta del lavoratore.

Lo scalone dei 5 anni che si verrebbe a creare nel passaggio fra il 2021 e il 2022, con l’estinzione di Quota 100 e il ripristino della Legge Fornero, dovrà essere assolutamente evitato, questa è l’opinione proveniente da tutte le forze politiche.

È necessario, in altri termini una riforma del sistema pensionistico in grado di consentire l’accesso a una pensione anticipata a chi non possiede i requisiti minimi richiesti dalla Legge Fornero per la misura anticipata, ovvero i 42  anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, e rispettivamente 41 anni e 10 mesi per le donne.

Una possibile via d’uscita da questo dilemma è uno dei pezzi forti della Lega, l’estensione della Quota 41 per tutti, senza paletti di età.

Cos’è la Quota 41

Attualmente, la pensione per i lavoratori precoci (Quota 41) è una misura previdenziale già attiva per una ristretta platea di soggetti.

La prestazione viene erogata ai lavoratori che possono fare valere 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al diciannovesimo anno di età (i cosiddetti precoci), hanno perfezionato i 41 anni di contribuzione e si trovano in determinate condizioni indicate dalla legge:


  • Stato di disoccupazione
  • Invalidità superiore o uguale al 74%
  • Assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap
  • Hanno svolto attività lavorative particolarmente faticose e pesanti
  • Hanno svolto attività lavorative gravose per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa.

Secondo la proposta della Lega, al termine del periodo sperimentale di Quota 100, il 31 dicembre 2021, dovrebbe subentrare la Quota 41 estesa a tutti, che con esclusivamente 41 anni di contributi maturati consentirebbe l’accesso alla pensione.

I criteri di ingresso visti poco sopra verrebbero dunque eliminati e i 41 anni contributivi sarebbero l’unico requisito di accesso, a prescindere dall’età anagrafica, dall’appartenenza a categorie di tutela e senza il lavoro precoce.

Attualmente, al di là degli schieramenti politici, questa misura previdenziale, solleva un’obiezione di carattere squisitamente economico.

Una volta attuata, potrebbe costare allo Stato 12 miliardi di Euro soltanto il primo anno.

È evidente come il passaggio di testimone previsto il 31 dicembre 2021 sia di cruciale importanza per la tenuta del sistema pensionistico, indipendentemente dall’orientamento politico.
L’emergenza sanitaria, da cui sembra si stia uscendo, ha messo in luce un sistema previdenziale che già da anni mostra punti di debolezza. Il sorpasso delle pensioni erogate sugli occupati sembra sia avvenuto proprio in questi mesi di Coronavirus.

Sono pagate più pensioni che stipendi

L’ufficio studi dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre (CGIA) fa sapere, con un notevole grado di certezza, che in Italia il numero delle pensioni erogate in Italia ha superato quello degli occupati.

Nel mese di maggio le persone che avevano un impiego lavorativo sono scese a 22,77 milioni.

Al primo gennaio 2019, riporta Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi, la totalità delle pensioni erogate raggiungeva i 22,78 milioni. Tenendo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro per raggiungimento dei limiti di età e dell’impulso offerto dall’introduzione di Quota 100, si può affermare con ragionevole dose di sicurezza che dal primo gennaio dello scorso anno il numero delle pensioni erogate sia incrementato di almeno 220 mila unità.

Il sorpasso definitivo del numero delle persone in quiescenza rispetto al numero di occupati si è avuto in occasione dell’emergenza Covid-19 che ha determinato un calo repentino dei lavoratori attivi.

La spesa previdenziale italiana erogata dall’Inps ogni anno supera i 293 miliardi di Euro, che corrispondono al 16,6% del Pil.

Sempre più culle vuote, un’aspettativa di vita sempre più elevata e un Pil in decrescita sono le chiavi di lettura dei prossimi decenni di una società sempre meno dinamica e innovativa, con livelli di consumi interni in costante diminuzione.

Una riforma pensionistica flessibile e attenta, che al di là degli orientamenti politici, si faccia carico di cambiamenti progressivi all’interno della popolazione, è uno dei pilastri su cui si potrà fondare una qualità della vita soddisfacente nel prossimo futuro.

Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata



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Economy

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