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Pubblica amministrazione, debiti per 11 mld. Ecco a chi spettano

14/08/2020 11:41

L’ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra Pubblica Amministrazione, il cui ministero oggi è presieduto da Fabiana Dadone, sarebbe pari a circa 53 miliardi di euro.
Metà di questi debiti, ascrivibili ai ritardi di pagamento. Questo è quanto risulta dalla Relazione Annuale 2018, presentata un anno fa circa, il 31 maggio 2019, dalla Banca d'Italia.

Questi sono i numeri che certificano quanto la pubblica amministrazione sia effettivamente una "cattiva pagatrice".

Sarebbe. Condizionale d'obbligo. Per un motivo.
Come spiega anche la Cgia di Mestre, il periodico monitoraggio da parte dei ricercatori di via Nazionale si basa su indagini campionarie condotte sulle imprese e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza.


La nostra pubblica amministrazione tra le peggiori pagatrici d'Europa 

Questo però significa una cosa.

E stavolta non c'è bisogno di parlare al condizionale: stando alle statistiche di Bruxelles, la nostra pubblica amministrazione è tra le peggiori pagatrici d’Europa e l'ultima denuncia, quella lanciata dall'associazione veneta Artigiani e Piccole Imprese, in qualche modo lo conferma. Tutti si indignano per il bonus di 600 euro intascato dai parlamentari.
 
E così passa quasi inosservata l'ennesima figuraccia della pubblica amministrazione.

Che ha debiti con le imprese italiane per oltre 11 miliardi di euro. Con buona pace per migliaia di aziende che lavorano per lo stato. Lavorano si fa per dire. Perché un servizio andrebbe pagato. E qui invece molti fornitori non hanno ancora visto il becco di un quattrino.
E la cosa più tragica è che stavolta il Covid-19 non c'entra niente. 

La pubblica amministrazione non ha pagato 11 miliardi di debiti ai fornitori 

La Cgia di Mestre sottolinea infatti che la pubblica amministrazione non paga anche quando le risorse economiche sono accessibili a un costo molto contenuto. 
Tramite la Cassa Depositi e Prestiti (CDP), il Decreto Rilancio ha messo a disposizione delle Aziende Sanitarie Locali e degli enti 12 miliardi di euro per liquidare i debiti commerciali maturati prima della fine del 2019.
Sissignori.

Dodici miliardi. a disposizione di Asl, Regioni, Province e istituzioni locali. Il termine per richiedere questi soldi era il 7 luglio scorso: questa la scadenza entro la quale le articolazioni periferiche della pubblica amministrazione avrebbero dovuto presentare la richiesta alla Cdp.
Sapete quanti soldi sono stati richiesti?

12 mld a disposizione tramite la Cdp per estinguere i debiti? La pubblica amministrazione ne ha chiesto solo 1

Solo un miliardo. "Tanto" ha chiesto e ottenuto la pubblica amministrazione. E la conferma arriva direttamente dalla lettura delle bozze del decreto Agosto.

L'articolo di riferimento in questione è il numero 55: qui, il governo ha riaperto i termini per la presentazione della domanda alla Cdp. Una scadenza dunque prorogata, tra il 21 settembre e il 9 ottobre, per Asl, Regioni ed enti locali. In buona sostanza, l'niziativa di Palazzo Chigi nel Decreto Rilancio si è rivelata un autentico flop.

Indignarsi per i bonus incassati dai parlamentari? E' più immorale la pubblica amministrazione 

Denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre Paolo Zabeo: 
“In questi giorni tutta l’opinione pubblica è indignata per i 600 euro di bonus incassati da parlamentari e consiglieri regionali.

Ma, a nostro avviso,  è decisamente più immorale che moltissime ASL, Regioni e Comuni non abbiano pagato 11 miliardi di euro ai propri creditori, sebbene la CDP abbia messo a disposizione della pubblica amministrazione soldi immediati e attraverso un sistema molto agevole".
Si tratta infatti di un prestito trentennale a un tasso dell’1,22%.
Continua Zabeo: "Per risolvere l’eccessivo stock di debito commerciale accumulato dalla pubblica amministrazione c’è solo una cosa da fare: bisogna consentire la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese e le passività fiscali e contributive in capo a queste ultime. Grazie a questo automatismo potremmo risolvere questa cattiva abitudine in tempi ragionevolmente brevi, salvaguardando il futuro di tantissime imprese”.

11 miliardi di debiti della pubblica amministrazione: ecco chi deve ricevere i soldi

Ma chi sono i fornitori maggiormente colpiti da questa insolvenza da parte della pubblica amministrazione? Chi più degli altri deve ancora ricevere i soldi che gli sono dovuti? Stando al trend in atto in questi ultimi anni, i ritardi dei pagamenti penalizzerebbero soprattutto le piccole e medie imprese.

E a riportarlo è la Corte dei Conti, come afferma il segretario della Cgia di Mestre, Renato Mason:
“Dalla segnalazione riportata dall'organo di rilievo costituzionale, si starebbe consolidando una tendenza in atto da alcuni anni che vede la pubblica amministrazione saldare con puntualità le fatture di importo maggiore e ritardare intenzionalmente la liquidazione di quelle di dimensione più ridotte".

Pmi che rischiano di fallire perché la pubblica amministrazione non paga i debiti

Insomma, la pubblica amministrazione tende a pagare senza ritardi le somme più elevate.

Mentre se la prende comoda, molto comoda, quando si tratta di saldare cifre meno ingombranti. Modalità operativa che, inevitabilmente, va a penalizzare proprio le piccole aziende. Generalmente le loro forniture di importi negli appalati in cui lavorano, nettamente inferiori a quelli che fanno riferimento ad attività produttive di dimenisoni ben superiori.
 
E così, ci ritroviamo di nuovo alla vecchia tavola da disegno: il problema della liqudiità. Senza di essa, le piccole e medie imprese non hanno futuro.

E, conclude Mason: "Rischiano di chiudere non perché indebitate o perché incapaci di portare avanti la propria attività. Nient'affatto. Rischiano di chiudere per troppi crediti inesegibili".

La pubblica amministrazione non paga. I ministeri lo fanno.
In ritardo 

Parlamentari che chiedono il bonus partita iva. Pubblica amministrazione indebitata per 11 miliardi che non fa richiesta dei soldi necessari (e disponbili) per estinguerli. Ministeri italiani che pagano, quando lo fanno, in forte ritardo. E' un altro degli aspetti messi inevidena dalla Cgia di Mestre, a dimostrazione della difficoltà in cui versano le aziende che lavorano con la pubblica amministrazione.
 
Nel secondo trimestre di quest’anno 8 ministeri su 13 hanno pagato in ritardo i propri fornitori. Gli altri 5 non hanno ancora aggiornato l’indice di tempestività dei pagamenti che misura i giorni di ritardo o di anticipo in cui vengono saldati i fornitori rispetto alle scadenze previste dal contratto. 
 
Peraltro, a tal proposito, ricorda la Cgia di Mestre, come tutte le altre amministrazioni pubbliche, oltre all’ Indice di Tempestività nei Pagamenti (calcolato ai sensi dell’art.

9 del D.P.C.M. del 22 settembre 2014) hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito anche il numero dei creditori e l’ammontare complessivo dei debiti (art. 33 comma 1 del D.Lgs n. 33/2013 così come modificato dall’art. 29 del D.Lgs. 97/2016) maturati ogni trimestre e alla fine di ciascun anno per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.

Ministeri più insolventi: la classifica!

Qual è il ministero più indietro nei pagamenti? E' quello dell'Interno, facente capo a Luciana Lamorgese, in carica dal 5 settembre 2019.

Tra aprile e giugno, le attività economiche che hanno lavorato con il ministero sono state liquidate con 62 giorni di ritardo. Dal 2013, a seguito del recepimento nel nostro ordinamento della normativa europea contro i ritardi di pagamento (Direttiva UE/2011/7), i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali tra enti pubblici italiani e aziende private non possono superare di norma i 30 giorni (60 per alcune tipologie di forniture, in particolare quelle sanitarie). 
 
Il secondo ministero più indietro nei pagamenti è quello delle Politiche Agricole, che ha registrato 61 giorni di ritardi. Terzo postoTrend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata



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