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Qual è la posta in gioco nelle elezioni europee?

24/05/2019 12:53

Philippe Waechter, chief economist di Ostrum Asset Management, spiega che salvo grandi sorprese, le elezioni europee avranno scarsi effetti sui mercati finanziari, ma sarà importante analizzare l'equilibrio politico che emerge tra europeisti ed euroscettici (come Orban in Ungheria).
Questo potrebbe plasmare la futura maggioranza del Parlamento europeo e la conseguente forma della Commissione. Il risultato rivelerà la capacità dell'Europa di rispettare e sviluppare ulteriormente le regole che ha stabilito.

Tutti gli occhi saranno puntati sull'Italia, poiché la coalizione attualmente al potere potrebbe essere ulteriormente indebolita dai risultati elettorali europei.

Il Movimento Cinque Stelle ha visto recentemente diminuire la sua influenza e il governo che forma con la Lega potrebbe essere rapidamente compromesso. La Lega sta andando molto bene nei sondaggi, e il Partito Democratico meglio del Movimento Cinque Stelle. Il risultato in Italia sarà il più monitorato in quanto è probabilmente l'unico che avrà un impatto reale sull'equilibrio interno nel breve termine.

Ma queste elezioni europee hanno anche altre caratteristiche specifiche.

Innanzitutto è la prima volta che uno Stato membro voterà per i membri del Parlamento europeo mentre è in procinto di lasciare il blocco.

Il secondo aspetto è il contesto economico e politico insolito in cui si svolgeranno le prossime elezioni - spiega Philippe Waechter -.

La crescita è più debole che in passato in quasi tutti i Paesi dell'UE, mentre le disuguaglianze peggiorano e crescono le tendenze populiste. La crescita è più fiacca, il che comporta un minore margine di manovra in termini di redistribuzione del reddito rispetto al passato, con l'economia che genera un surplus inferiore per la distribuzione tra i cittadini.
Questa tendenza è ulteriormente accentuata dall'evoluzione del mercato del lavoro, con una maggiore polarizzazione e il conseguente impatto sui posti di lavoro “intermedi” per il personale con un livello di qualifica basso o di fatto quasi assente. Questa situazione deriva dal ruolo dell'innovazione che ha modificato il processo produttivo da un lato, e del rapido sviluppo del lavoro non qualificato nel settore dei servizi dall'altro.

Si tratta di lavori diventati molto individuali che, in rottura con il passato, non creano più un senso di appartenenza a una determinata classe.

La questione del reddito non fornisce una spiegazione esauriente e, oltre alle tematiche collegate alle disuguaglianze di reddito e salariali, Philippe Waechter riscontra anche disuguaglianze nell'accesso ai servizi pubblici, nell'accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione e alla formazione, così come disuguaglianze geografiche, vale a dire che i prezzi degli immobili sono più bassi quanto più ci si allontana dai centri urbani, portando  ad un maggiore isolamento e a costi di trasporto molto più elevati.

E’ questo il motivo per cui un aumento del potere d'acquisto è probabilmente una condizione chiave per ripristinare rapidamente l'ordine sociale, ma non rappresenta ancora una risposta sufficiente. Non si può escludere la possibilità che questa instabilità vissuta principalmente dalle classi medie – quelle con un reddito vicino o inferiore alla mediana - porti a modificare i comportamenti, e questo può aver alimentato l'aumento del populismo nell'Europa occidentale.

Il rischio politico delle prossime elezioni è che potremmo vedere una percentuale maggiore di voti non tradizionali rispetto al passato, anche se non necessariamente in Francia, dove il Fronte Nazionale era già arrivato a quasi il 25% nel 2014, ma in tutta Europa. E' quindi possibile che partiti populisti ed estremisti possano stringere i loro legami per lottare contro i partiti attuali e le élite che non sono riuscite a ridurre le disuguaglianze a lungo termine.


C'è una certa carenza di idee riguardo all’Europa - spiega Philippe Waechter -.

L'UE adempie al suo scopo primario per cui è stata istituita ovvero mantenere la pace nella regione. Tuttavia, manca di slancio e non offre risposte concrete per affrontare un contesto apparentemente paralizzato. In altre parole, l'Europa non è più al centro del cambiamento nel mondo di oggi.
L'Europa non viene mai menzionata nel conflitto tra Cina e Stati Uniti, eppure la battaglia di intenti tra questi due Paesi darà una nuova forma al mondo di domani: L'Europa è assente da questa equazione e non sembra in grado di poter minimamente intervenire al riguardo. L'Europa è vitale in questo contesto mondiale in quanto promuove una certa stabilità politica e conferisce una dose di potere a tutti i suoi Stati membri.

Ogni Paese non avrebbe una presenza reale e nessun potere di influenzare il futuro corso degli eventi se considerato individualmente, quindi questa capacità di esercitare influenza da parte dell'Europa è una necessità. Ogni Stato membro ne è ben consapevole, ma non ha il potere di cambiare il corso del futuro.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online
 


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Europa

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