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Settore Oil euforico. Cosa cambia la nuova stretta contro l'Iran

23/04/2019 12:14

Rientro dalla pausa festiva in gran spolvero per i titoli dell'Oil di Piazza Affari, che sovraperformano quest'oggi nettamente il mercato beneficiando del nuovo rally del petrolio dopo il nuovo giro di vite annunciato dall'amministrazione USA contro le esportazioni di greggio iraniano. 

Petroliferi in rally sul Ftse mib

In una giornata complessivamente debole per il Ftse Mib (-0,19%), Saipem occupa alle 12 la vetta del principale listino milanese con un rialzo del 3,43%, seguito da Tenaris ed Eni che si apprezzano rispettivamente del 3% e del 1,84%.

Tra i titoli a minore capitalizzazione, cala invece frazionalmente Maire Tecnimont (-0,66%), mentre registra un rosso dell'1,44%.

Il rally del petrolio

Intanto,  le quotazioni del greggio toccano oggi nuovi record dell'anno dopo aver già guadagnato oltre il 2% nella sessione di scambi di ieri: negli ultimi minuti, le quotazioni del Brent del Mare del Nord viaggiano in rialzo dello 0,55% 74,45 dollari al barile, nuovo massimo da novembre scorso, mentre i contratti con consegna a giugno sul barile di West Texas Intermediate (WTI) superanno quota 66 dollari (+0,72% rispetto alla chiusura della vigilia). 

Petrolio: gli Usa non rinnoveranno le deroche sull'import dall'Iran

Ad alimentare gli acquisti della materia prima, che viaggia ormai in rialzo di oltre il 45% dai minimi del dicembre scorso, è stata la notizia che gli Stati Uniti non intendono rinnovare, alla scadenza prevista per il prossimo 2 maggio, le esenzioni per i Paesi, compresa l'Italia, cui è stato finora consentito di continuare a comprare greggio dall'Iran senza incorrere in sanzioni.

Secondo quanto comunicato dalla Casa bianca, l'obiettivo è quello di "azzerare l’export di petrolio iraniano, negando al regime la sua principale fonte di entrate," e tocca oltre ai due maggiori importatori di greggio iraniano, Cina e India, anche Turchia, Giappone, Corea del Sud, Grecia, Taiwan e appunto l'Italia, tra i Paesi comunque che aveva già cominciato a limitare i volumi degli acquisti di greggio proveniente dal Paese degli Ayatollah. 

“L’amministrazione Trump e i suoi alleati sono determinati a sostenere ed espandere la campagna di massima pressione economica contro l’Iran per porre fine all’attività destabilizzante del regime che minaccia gli Stati Uniti, i nostri partner ed alleati, e la sicurezza in Medio Oriente”, recita ancora la nota di Washington.

Le attese delle banche d'affari

Diverse banche d'affari hanno intanto provato a trarre qualche conseguenza dall'annuncio di Washington, che ha per certi aspetti colto di sorpresa gli investitori. 

Gli analisti di Barclays hanno sottolineato in una nota che il mercato si aspettava una maggiore tolleranza verso i Paesi più esposti alle importazioni di greggio dall'Iran, ma l'obiettivo confermato degli Stati Uniti di far scendere a zero le esportazioni iraniane pone adesso un serio rischio rialzista rispetto al loro attuale target sul prezzo della materia nel 2019 (70 dollari al barile in media per il Brent, contro una quotazione media di 65 dollari dall'inizio dell'anno ad oggi).

La view di Barclays

D'altra parte, è anche vero che la posizione americana ha già suscitato dure reazioni da alcuni dei Paesi interessati, a cominciare da Turchia e Cina: Pechino ha fatto sapere tramite il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, che considera "ragionevoli e legittimi" gli accordi siglati con Teheran. 


Secondo gli analisti di UBS, l'opposizione cinese all'implementazione delle sanzioni rende improbabile uno scenario di un crollo a zero delle esportazioni di Teheren, che dovrebbero comunque scendere sotto quota un milione di barile in presenza di un adeguamento degli altri Paesi interessati: secondo dati di FGE Energy citati dal Financial Times, l'Iran ha prodotto circa 2,5 milioni di barili al giorno e ne ha esportatti ufficialmente circa 1-1,3 milioni negli ultimi 5 mesi, mentre stando a fonti dell'industria riportate da Reuters l'export iraniano è già calato sotto quota un milione ad aprile. 

La cautela di Goldman Sachs

Una nota di cautela sulla corsa dell'oro nero arriva comunque da Goldman Sachs, secondo cui la decisione ha colto di sorpresa gli investitori ma potrebbe comunque avere un impatto limitato.

“Anche se riconosciamo i rischi rialzisti per i prezzi nel breve termine, ribadiamo sulla base dei fondamentali la nostra previsione che il Brent scambierà in un range tra 70 e 75 dollari al barile nel secondo trimestre 2019,” scrive la banca d'affari in una nota di ieri, mentre gli analisti di ClearView Energy Partners fanno nel frattempo notare che il progetto statunitense di portare a zero le esportazioni iraniane potrebbe avere determinare temporamentamente un allentamento delle pressioni contro l'altro petropaese colpito dalle sanzioni USA, il Venezuela.

Secondo la società di ricerca, l'amministrazione USA potrebbe decidere infatti a questo punto di rimandare l'implementazione di ulteriori provvedimenti restrittivi contro il regime di Maduro, evitando "almeno per il momento" di vietare esplicitamente alle compagnie non statunitensi di fare affari con la PDVSA, la compagnia petrolifera pubblica venezuelana: tali sanzioni secondarie, potrebbero essere messe in stand-by in attesa di un aumento dell'output di Stati Uniti e Arabia Saudita.

Il ruolo dell'Arabia Saudita

Su questo fronte, l'altro punto messo in rilievo da diverse banche d'affari riguarda le affermazioni della Casa Bianca secondo cui il deficit di offerta provocato allo stop all'import dall'Iran sarà compensato, "assicurando che i mercati globali del petrolio restino forniti in modo adeguato”: ieri, funzionari dell'Amministrazione Trump hanno dichiarato che l'Arabia Saudita incrementerà la sua produzione una volta entrate a regime le nuove sanzioni contro l'Iran.

Gli analisti di Bernstein Energy notano a questo proposito che i sauditi sono in condizione di colmare l'ammanco di greggio, ma questo significherebbe riportare la produzione del leader dell'Opec dagli ai livelli record di circa 10,5 milioni di barili giornalieri.

Secondo questo broker, l'aumento dei prezzi incentiverà in ogni caso i produttori USA ad estrarre ancora di più, spingendo ulteriormente l'output statunitense che ha già toccato un record di 12 milioni di barili giornalieri quest'anno.

Fonte: News Trend Online
 


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