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Shutdown: Wall Street sente la scossa. A rischio IPO Uber e Lyft

11/01/2019 17:42

Lo shutdown governativo negli Stati Uniti, giunto ormai al suo ventunesimo giorno, sta cominciando a far sentire i suoi effetti anche sulle procedure per i nuovi ingressi sui listini USA e potrebbe ritardare sensibilmente alcune delle Initial Public Offerings più attese del 2019, a cominciare da quella del gigante dei taxi privati Uber.



Wall Street: lo shutdown ferma le operazioni di Ipo

Lo segnalano negli ultimi giorni i grandi network dell'informazione finanziaria, dal Wall Street Journal alla CNBC, ricordando che con l'interruzione delle attività federali sono ferme quasi del tutto anche le attività della Securities and Exchange Commission, il regolatore di Borsa deputato a interagire con le aziende che si candidano a diventare pubbliche e fornire le necessarie approvazioni durante i vari step che portano alla quotazione: per dare un'idea degli effetti provocati dal blocco, una nota diramata dalla stessa SEC ha rivelato che alla data del 27 dicembre erano operativi appena 285 dei suoi 4.436 impiegati.

Un ingolfamento che ritarda gli ingressi

Il sito MarketWatch ha fatto notare che il problema, più che l'immediato, riguarda i prossimi mesi: seppure infatti gennaio e febbraio non sono mesi di grande attività sul fronte delle nuove quotazioni, si sta però formando una coda di richieste e dossier ancora da esaminare, che rischia di creare un vero e proprio ingolfamento se lo scontro tra il presidente Donald Trump e l'opposizione democratica sul finanziamento del muro col Messico non troverà una soluzione nelle prossime settimane.


In stand-by lo sbarco dei "decacorni"

Una volta rientrati, i funzionari della Sec dovranno infatti occuparsi di smaltire il lavoro arretrato, e a peggiorare le cose un eccessivo prolungamento dello shutdown renderebbe datati, e dunque inservibili, i profili finanziari già forniti dalle aspiranti matricole costringendo a ripetizioni di procedure e altre lungaggini.

Uno scenario che mette a rischio i numeri di un anno che si annuncia teoricamente da record per il settore grazie alle operazioni multimiliardarie dei cosiddetti "decacorni": le startup del settore tecnologico che aspirano a una valorizzazione superiore ai 10 miliardi di dollari, da Pinterest (sharing di photo, 12 miliardi di valutazione), a Palantir (data analytics, ben 41 miliardi) ai due rivali nel ride-sharing Lyft (15 miliardi) e soprattutto Uber, che si annuncia come l'ipo più ricca di sempre ($120 miliardi?).

Il rovescio della medaglia

Il rovescio della medaglia è che il ritardo potrebbe paradossalmente favorire i nuovi arrivati.

Come ha segnalato Kathleen Smith di Renaissance Capital, un gestore di ETF che tracciano aziende appena diventate pubbliche, le difficoltà dei mercati finanziari negli ultimi mesi hanno infatti per il momento ridotto l'appetito degli investitori per gli asset di rischio e un'ipo frettolosa potrebbe costringere i nuovi arrivati a quotarsi "a sconto". Mentre a partire dalla prossima primavera, e man mano che il mercato "si ripara", il contesto per i collocamenti sarà probabilmente molto migliore di adesso.

Fonte: News Trend Online
 


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Usa Wall street


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