sistemi di borsa gestione dati videocomunicazione

Troppa grazia

24/09/2018 09:25

Nonostante l’entrata in vigore a partire da oggi delle nuove misure protezionistiche decise da Trump contro la Cina, e della contemporanea reazione cinese, i mercati hanno mostrato di non prendere troppo sul serio questi eventi. Confidano forse che l’avvicinarsi delle elezioni Midterm, che si terranno il prossimo 6 novembre, e la necessità di mostrare agli elettori i trofei conquistati dalle sue politiche, consiglierà a Trump l’ennesima giravolta e magari verrà raggiunto un accordo con la Cina.

La quale peraltro, e questo è un ulteriore segnale che alimenta la fiducia dei mercati, ha reagito in modo molto composto e responsabile, minimizzando la propria contromossa al minimo indispensabile per non perdere la faccia.

Sta di fatto che i nuovi dazi, anziché portare un ciclone sui mercati, come molti temevano, hanno portato il bel tempo.
Sembra tornata l’estate finanziaria su tutti i mercati, dato che in settimana SP500 e Dow Jones hanno aggiornato i propri massimi storici. L’indice dell’Eurozona Eurostoxx50, che dai suoi massimi storici è troppo lontano, ha però segnato un rialzo settimanale (+2,58%) che non si vedeva dal marzo scorso, e lo ha fatto proseguendo una progressione che ha collezionato ormai ben 10 sedute rialziste consecutive e lo ha allontanato dal burrone su cui si era pericolosamente affacciato a fine agosto, prima che Tria, in Italia, prendesse in mano le redini della politica economica e convincesse i due galletti del pollaio governativo ad un maggior controllo delle parole quando si rilasciano interviste.

Ma le buone performance non finiscono qui.

Anche l’indice giapponese Nikkei (+3,36% settimanale) ha mostrato i muscoli, violando una lunga congestione laterale e portandosi nei pressi dei massimi annuali e in vista dei 24.000 punti.

La stessa Cina che, secondo la logica seguita dai mercati in questo 2018, avrebbe dovuto essere l’agnello sacrificale sull’altare del protezionismo, dopo che l’indice di Shanghai è sceso di 20 punti percentuali da febbraio a metà settembre, la scorsa settimana ha mostrato un rimbalzo violento (+4,32% settimanale) ed è riuscita in una sola settimana a recuperare le perdite delle 5 precedenti.

Dulcis in fundo, anche il nostro Ftse-Mib, trainato dal contesto ottimistico globale, è riuscito a collezionare la terza settimana positiva consecutiva (+3,12%), ignorando le scaramucce verbali all’interno del governo, animate soprattutto da Di Maio e dal responsabile della comunicazione dei 5 Stelle, che ha minacciato il lanciafiamme contro lo staff di Tria se non verranno trovati i miliardi per il varare fin dal 2019 il reddito e la pensione di cittadinanza.

Questo nervosismo in casa 5 Stelle evidenzia grosse difficoltà da parte del loro leader, che si vede accerchiato da tutte le parti.

Da Salvini, che mostra una faccia rilassata, tipica di chi non ha bisogno di chiedere molto a Tria per aumentare i consensi (bastano il decreto sicurezza, che vuole inasprire ancora la politica contro i migranti e le polemiche quotidiane contro le ONG che salvano vite in mare). In settimana ha pure ritrovato l’alleanza con Berlusconi, che gli ha votato il candidato sovranista alla presidenza Rai in cambio di garanzie sulla difesa del monopolio privato Mediaset.

Dalla UE, che non permette che si sfori il tetto del 3% di deficit.

Dai tecnici del MEF, che non trovano i 10 miliardi aggiuntivi per varare il reddito di cittadinanza. Dalle lobby imprenditoriali, che lo snobbano e si coccolano Salvini. Dai mercati che non battono ciglio quando Salvini fa il duro sui migranti, ma reagiscono subito quando lui dichiara di voler aumentare il deficit.

Insomma.
Di Maio sente il terreno franare sotto i suoi piedi e una vittoria di Tria, favorita da Salvini, lo metterebbe nei guai con il suo elettorato e con i suoi veri padroni (Grillo e Casaleggio). Ma non sembra avere vie d’uscita praticabili, dato che far saltare il governo adesso affiderebbe a Salvini l’assist per prendersi da solo (pardon, con Berlusconi, ma ormai comanda Salvini) tutto il potere con nuove elezioni ravvicinate.  

Per questo i mercati annusano che il DEF, che arriverà giovedì prossimo, non dovrebbe portare cifre troppo indigeste per la commissione UE, che del resto non ha troppo interesse a fornire altri pretesti propagandistici ai sovranisti italiani ed europei, a pochi mesi dalle elezioni per il Parlamento Europeo.

Potrebbe essere indigesto per gli elettori di Di Maio, ma questo ai mercati interessa poco.

La settimana entrante, dopo l’euforia di quella appena passata vedrà i mercati concentrarsi anche sulla FED, che mercoledì annuncerà il rialzo dei tassi ufficiali al 2,25% e, con il comunicato, le proiezioni economiche e la Conferenza Stampa successiva di Powell, dovrebbe dare indicazioni sulle probabilità che a dicembre attui un altro ritocco.

Tassi USA al 2,50% comincerebbero a dare un po’ di fastidio alle imprese più indebitate.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

TAG:

Cina Europa Indici Massimi Mercati

GRAFICI:

Dow jones Ftse mib Italia Japan nikkei 225 Mediaset s.p.a S&p 500 Vittoria assicurazioni


DISCLAIMER Leggi bene le nostre avvertenze!

Apple Store
Apple Store

Analisi

Seguici su Facebook
BORSA ITALIANA: Quotazioni di borsa differite di 20 min.
MERCATO USA: Dati differiti di 20 min. (fonte Morningstar)
FOREX: Quotazioni fornite da FXCM
Copyright © 1996-2018 Traderlink Srl - contact@traderlink.it - Privacy   -   Cookie
commenti suggerimenti commenti e segnalazioni - DISCLAIMER Leggi bene le nostre avvertenze!
Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. OK

Disclaimer
Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer.

Ho capito x