sistemi di borsa gestione dati videocomunicazione

Un quadro da fantascienza

18/12/2018 15:42

Erik Knutzen, Chief Investment Officer – Multi-Asset Class di Neuberger Berman, spiega che solo nove sessioni di Borsa ci separano dalla fine dell’anno. È dunque giunta l’ora di fermarci a riflettere sulle stranezze che hanno caratterizzato l’andamento dei mercati finanziari nel corso dell’anno.

Se dovessimo accogliere un extraterrestre con un elenco dei rendimenti delle diverse asset class da inizio anno, è probabile che giungerebbe a due conclusioni: la prima è che l’economia del pianeta Terra è stata influenzata da eventi negativi e la seconda è che cercare di diversificare è fatica sprecata.

Le small cap statunitensi hanno perso terreno - spiega Erik Knutzen -.

Le large cap chiuderanno il 2018 probabilmente in territorio negativo (o attorno allo zero). Fuori dagli Stati Uniti, i mercati sono in ribasso. Alcuni degli indici azionari europei sono prossimi ad un mercato orso, mentre c’è stata una carneficina abbastanza diffusa tra i titoli azionari e obbligazionari dei mercati emergenti.
Negli ultimi tre mesi, il petrolio ha resistito ad un mercato ribassista. Gli indici delle obbligazioni investment grade e high yield sono in rosso. La maggior parte delle valute si è indebolita rispetto al dollaro. Solo pochissimi indici di strategie di hedge fund sono riusciti a stare a galla.

Alla luce di tali risultati, il nostro extraterrestre potrebbe aspettarsi che i Treasury abbiano avuto vita migliore.

Ma mentre in Germania i rendimenti sono scesi, negli Stati Uniti quelli nominali e quelli indicizzati all’inflazione sono più alti che all’inizio dell’anno. L’oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio, ha perso più del 7%.

Azioni, materie prime, obbligazioni, titoli indicizzati all’inflazione, valute, strategie alternative… si fatica a trovare investimenti di lungo termine che nel 2018 siano stati ricompensati.
E questo lascia poche opportunità su cui diversificare. Il numero di asset class che stanno chiudendo l’anno solare in territorio negativo si prospetta senza precedenti, secondo i dati della Deutsche Bank che partono dal 1901.

Fondamentali

I fondamentali dell’economia non spiegano questi risultati.

Negli Stati Uniti, le cifre settimanali sulla disoccupazione segnano un leggero aumento, ma il Paese continua a creare 150.000 nuovi posti di lavoro al mese - spiega Erik Knutzen -.

I sondaggi dell’Institute of Supply Management indicano che i settori manifatturiero e dei servizi sono entrambi in buona salute e prevediamo che nel 2019 la crescita del PIL si manterrà sul 2-2,5%. In Europa, gli indici PMI sono stati deludenti per tutto il 2018, ma non bisogna dimenticare che anno eccezionale è stato il 2017.
La maggioranza di questi denota tuttora segnali di espansione e nei mesi a venire si prevede si riprenderanno.

Inoltre, in tutto il mondo le Autorità mantengono orientamenti accomodanti. La Cina sta affrontando il rallentamento con nuovi stimoli, la Federal Reserve ha assunto una posizione più accomodante nelle sue ultime dichiarazione e la Banca Centrale Europea prevedibilmente manterrà i tassi invariati fino all’estate prossima.

Come possiamo spiegare tutto ciò al nostro ospite extraterrestre?

L’aspetto strutturale

Un fenomeno che interessa praticamente tutti i mercati finanziari richiede una spiegazione strutturale e ne vediamo solo due plausibili - spiega Erik Knutzen -.

Innanzitutto, con il passaggio dal quantitative easing (QE) ad una politica monetaria più restrittiva (quantitative tightening, QT) negli Stati Uniti e anche in Europa (come annunciato dalla Banca Centrale Europea la settimana scorsa), la liquidità nei mercati sta evaporando. In secondo luogo, il quadro di un’economia globale “multiciclo” ha generato incertezze: da un lato abbiamo gli Stati Uniti, che con segnali sempre più chiari denotano di trovarsi nella fase finale del ciclo economico; dall’altra c’è il resto del mondo, che si trova ancora nella fase centrale.

E in questo contesto, i prezzi di mercati fondamentali, come quello azionario statunitense o quello dei Tresury a lunga scadenza, sono determinati dalle dinamiche globali.

Come il nostro Asset Allocation Committee illustrerà nel suo outlook per il 2019 (che verrà pubblicato ai primi di gennaio), siamo sempre più sicuri che il passaggio dal QE al QT proseguirà, ma l’economia multiciclo si muoverà probabilmente in direzione di un ritorno all’equilibrio.

La Federal Reserve sembra pronta a facilitare l’atterraggio morbido di un’economia statunitense in rallentamento, mentre i rinnovati stimoli cinesi sostengono una ripresa nel resto del mondo. E parallelamente, Fed e BCE proseguono i rispettivi programmi di ridimensionamento dei propri bilanci.

Con il senno di poi

La view di Erik Knutzen è che nel 2019 lo sforzo dei mercati per adattarsi a queste fasi di transizione, dal QE al QT e dalla fase intermedia a quella finale del ciclo economico, darà probabilmente vita a un altro anno caratterizzato da un’elevata volatilità e da una maggiore correlazione tra azioni e obbligazioni.

Tuttavia, il ritorno dell’economia globale a una situazione di equilibrio e il semplice effetto della mean reversion rendono estremamente improbabile un altro anno in cui così tante asset class finiscono per muoversi nella stessa direzione.

Con il senno di poi, gli investitori avrebbero fatto una scelta vincente se nel 2018 si fossero tenuti stretti dollari e Bund tedeschi.
In effetti, è la prima volta da dieci anni a questa parte che il cash è il re del mercato. Il nostro ospite extraterrestre potrebbe essere perdonato se nel 2019 adottasse la stessa strategia.

Ma gli investitori non possono agire con il senno di poi e neppure ritenere che il 2018 sia stato un anno tipico per i mercati - spiega Erik Knutzen -.

Oggi viviamo forse in un mondo che non premia l’assunzione del rischio? Improbabile. Forse le prospettive sui rendimenti attesi per le asset class rischiose sono inferiori a quelle del contesto post crisi finanziaria, caratterizzato da un’inconsueta abbondanza di liquidità, ma è estremamente anomalo che quasi tutte le asset class rischiose non stiamo premiando gli investitori per il rischio assunto.
Questo è estraneo persino alle leggi naturali dell’economia.

Sarà difficile l’anno prossimo creare un portafoglio diversificato capace di generare obiettivi di lungo termine ragionevoli. Potrebbe richiedere il ricorso ad asset class e strategie non tradizionali. Ma siamo convinti che non sarà fatica sprecata.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

TAG:

Asset Diversificazione Economia Europa Federal reserve Finanza Fondamentali Indici Investment Mercati Obbligazioni

GRAFICI:

Crude oil Deutsche bank Euro bund fut Oro Pmi


DISCLAIMER Leggi bene le nostre avvertenze!


Apple Store
Apple Store

Analisi

Analisi quotidiana dei mercati finanziari

sintesi serale 18/01/2019    

Chiusura settimanale all'insegna dei rialzi.

Prossimi eventi didattici

Video-analisi

Trading Online -Market Index Charts'Widget - dBar
Seguici su Facebook
BORSA ITALIANA: Quotazioni di borsa differite di 20 min.
MERCATO USA: Dati differiti di 20 min. (fonte Morningstar)
FOREX: Quotazioni fornite da FXCM
Copyright © 1996-2019 Traderlink Srl - contact@traderlink.it - Privacy   -   Cookie
commenti suggerimenti commenti e segnalazioni - DISCLAIMER Leggi bene le nostre avvertenze!
Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. OK

Disclaimer
Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer.

Ho capito x