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Il caos della Brexit non e' solo un problema del Regno Unito

11/12/2018 00:11

La premier Theresa May ha deciso di rinviare il voto per la ratifica dell'accordo sulla Brexit in programma martedì alla Camera dei Comuni, dire che i mercati non l'hanno presa bene è un eufemismo.

Si farebbe infatti un errore a credere che il problema della Brexit è limitato al Regno Unito o tutt'al più all'Europa.

Le antenne Usa sono infatti sintonizzate sull'Inghilterra: in questa fase il maggiore timore dei mercati finanziari è quello di un rallentamento globale, il caos della Brexit, un divorzio mal riuscito tra Londra e Bruxelles, è l'ultima cosa che serve all'economia mondiale, ora che la Germania e il Giappone segnano il passo e la Cina, vedi gli ultimi dati sul commercio, sente il peso della guerra dei dazi (l'export cinese a novembre e' aumentato "solamente" del 5,4% dal +15,6% di ottobre e a fronte di attese di un +10%).

La sterlina registra ancora forti vendite nei mercati internazionali nel pomeriggio. La valuta di Londra cede l'1,25% sull'euro e lo 0,57% sul dollaro. Il cambio GBP/JPY segna una flessione dello 0,40 per cento. Nel Regno Unito prevale la confusione e l'incertezza sul sempre più spinoso tema della Brexit.
La premier Theresa May ha posposto il voto finale alla Camera dei Comuni sul contestato accordo che ha stretto con l'Unione Europea. Il voto era in calendario per domani, ma diversi media ipotizzano che il confronto sia stato posticipato perché in odore di forte sconfitta per il governo.

Si attende una posizione ufficiale del governo UK, ma va detto che il cambio euro/sterlina non raggiungeva dall'inizio di settembre i livelli di oggi e che il rapporto tra sterlina e dollaro è sui minimi dal giugno del 2017.

Lo scenario politico ed economico appare estremamente fluido e resta possibile una esito "no deal" per la Brexit, come una difficile intesa.

E' inoltre possibile che alla fine il governo May cada, dopo le recenti defezioni ministeriali (proprio sulla scorta del nuovo accordo con l'UE) e anche che alla fine le condizioni effettive dei nuovi equilibri tra Londra e Bruxelles all'indomani della Brexit peggiorino sensibilmente per il Regno Unito rispetto alle concessioni ottenute finora.
Tutti scenari d'incertezza che pesano sul futuro del Paese nel giorno della pubblicazione di diversi dati macroeconomici deludenti da parte dell'Ufficio statistico nazionale.

Il PIL del Regno Unito per il mese di ottobre ha mostrato una crescita dello 0,1% sul mese precedente, dopo le letture piatte di agosto e settembre 2018 (0,0%).

Il dato è in linea con le attese degli analisti ma di certo non brillante. L'Ufficio nazionale di statistica (Office for National Statistics) ha reso noto anche che ad ottobre la Produzione Manifatturiera è apparsa in calo del -0.9% su base mensile, fopo aver fatto segnare un incremento dello 0,2% nel mese precedente.
Il dato è inferiore alle attese degli analisti che avevano previsto un valore invariato. Su base annuale la stessa rilevazione è apparsa in calo del -1,0% dal precedente +0,5%, anch'esso inferiore alle attese pari a +0,4%.

Al centro delle tensioni interne ancora una volta il tema del confine irlandese.

L'accordo faticosamente raggiunto dal governo britannico con Bruxelles prevede infatti che, in caso non fosse raggiunta un'intesa su questa "frontiera-non frontiera", rimarrebbe in vigore il backstop previsto, una sorta di confine flessibile che però mantiene l'Irlanda del Nord nell'Unione Doganale Europea e rischia di conservare a tempo indefinito, in pratica, un forte legame tra Gran Bretagna ed Unione Europea.

Il problema è forte, ma principalmente domestico e politico, perché l'uscita dall'Unione tendenzialmente dovrebbe attivare degli ovvi confini (non solo sulla Manica).

A Belfast, dove si sostiene la May, vengono maldigeriti gli scenari di una permanenza labile nell'Unione Doganale che rischierebbe alla fine di vincolare l'Irlanda del Nord commercialmente all'UE e farla trattare con Londra quasi come con la capitale di un Paese terzo.

Una clausola del nuovo accordo potrebbe prevedere invece una sorta di permanenza temporanea dell'UK nell'UE, ma in questo caso sono chiaramente i puristi della Brexit a mettersi di traverso.

(AM - www.ftaonline.com)

Fonte: News Trend Online

TAG:

Dollaro Economia Mercati Scenari Unione europea

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