Analisi Settimanale Mercati Finanziari - 29 Novembre 2025

Michele Clementi Michele Clementi - 29/11/2025 06:45

“Boom da 21.000 miliardi di dollari”? Le cifre contestate

  • Trump sostiene che le politiche del suo governo abbiano fatto arrivare negli Stati Uniti investimenti per un totale di 21.000 miliardi di dollari.
  • Bloomberg, analizzando i dati reali — investimenti già concretizzati o accordi firmati — conclude però che il valore plausibile è molto inferiore: tra 7.000 e 9.600 miliardi di dollari.
  • La differenza nasce dal fatto che molte delle “promesse” sono impegni condizionali, accordi a medio-lungo termine, accordi commerciali o dichiarazioni politiche, non progetti con fondi già spesi.

Il “mix” dell’investment boom: AI, infrastrutture, promessa

Secondo le analisi recenti, buona parte del presunto “boom” risiede in un mix di:

  • investimenti promessi nel settore dell’intelligenza artificiale e infrastrutture digitali (data-center, chip, supercomputer) — un ambito che già negli anni precedenti aveva ricevuto forti spinte.
  • impegni di aziende globali di riorientare parte della produzione negli USA (manifattura, centri R&D, supply-chain).
  • accordi o dichiarazioni di investitori/paesi stranieri che — in molti casi — corrispondono a promesse soggette a condizioni esterne (mercato, politica, domanda globale).

Perché il dibattito resta aperto: promesse vs. realtà

  • Storicamente, molti “megaprogetti” annunciati con grande clamore non si concretizzano nella misura promessa: costi, tempi, cambi di strategia o variazioni di mercato possono ridurre drasticamente l’investimento.
  • In alcuni casi, gli accordi sarebbero stati presi già prima della presidenza attuale — e quindi non sarebbero merito esclusivo della nuova amministrazione.
  • Il problema principale: c’è grande incertezza sul “quando” e “quanto” di ciò che viene promesso — molti progetti potrebbero essere diluiti nel tempo, posticipati, ridimensionati o cancellati.

Considerazioni finali: fervore, cautela, realismo

Il racconto del “boom da 21.000 miliardi” ha sicuramente svolto un ruolo potente: ha attirato capitali, generato ottimismo e focalizzato l’attenzione globale sulle potenzialità di un rilancio industriale e tecnologico USA. Allo stesso tempo, la verifica indipendente — come quella di Bloomberg — dimostra che molte cifre vanno lette con cautela.

Più che un “miracolo economico già realizzato”, siamo probabilmente di fronte a un grande progetto di immagine e aspettativa: un mix di impegni reali, promesse, piani a lungo termine e incognite.

Chi guarda da fuori — investitori, osservatori europei, aziende globali — farebbe bene a distinguere con rigore tra annuncio, impegno e realizzazione. E a non dare per scontato che ogni promessa diventi realtà.

Che cos’è successo: paralisi improvvisa al CME Group

Nella notte tra giovedì 27 e venerdì 28 novembre 2025, il CME Group ha subito un’interruzione massiccia dei sistemi di trading che ha bloccato la negoziazione di futures e opzioni su una vasta gamma di asset: valute, materie prime, titoli, tassi — praticamente l’intero spettro dei mercati derivati globali.

La causa è da attribuirsi a un guasto del sistema di raffreddamento in un centro dati gestito da CyrusOne, Il blocco ha riguardato la piattaforma principale per i derivati, Globex, così come la piattaforma FX (valute), impedendo l’aggiornamento dei prezzi su indicatori chiave come futures su petrolio WTI, titoli di Stato USA a 10 anni, oro, indici S&P 500, Nasdaq-100, e molti altri.

L’interruzione è durata diverse ore: solo in tarda mattinata ora statunitense i mercati hanno cominciato a riaprire, anche se con volumi molto bassi.

Le conseguenze sui mercati globali

  • Il fermo ha congelato la “price discovery” (scoperta del prezzo) per molti mercati: senza prezzi ufficiali, broker e trader si sono trovati “alla cieca”. Alcuni hanno sospeso le contrattazioni, altri hanno tentato di usare quotazioni interne, aumentando i rischi.
  • I contratti su materie prime (energia, metalli, agricoltura), su titoli USA e sull’FX globale non si aggiornavano — situazione particolarmente delicata in un giorno di fine mese, quando molte posizioni vengono “rollate” o chiuse.
  • In assenza della principale piazza di scambio derivati, la liquidità si è spostata — in modo spesso disordinato — su mercati secondari, con spread molto più ampi: ad esempio i differenziali sul gold si sono ampliati oltre 20 volte rispetto al normale.
  • L’evento ha messo in luce — e per alcuni rafforzato — una vulnerabilità strutturale: il fatto che una singola piattaforma (o pochi hub critici) gestiscano un volume enorme di scambi mondiali, rende la “plumbing” finanziaria fragile in caso di guasti tecnici o infrastrutturali.

Come sottolineato da alcuni addetti al trading: la paralisi è stata un vero “stress test” per l’intera economia derivata mondiale.

Conclusione

L’improvvisa “paralisi” rappresenta un evento di portata storica nei mercati finanziari globali: per la sua scala, la durata e il numero di mercati colpiti, nonché per il momento in cui è avvenuto.

Il fatto che non si tratti di un episodio isolato - 2002 (settembre), nel 2003 (maggio), nel 2005 (aprile) e nel quarto trimestre del 2006 - ma di uno degli eventi più gravi in un lungo arco di anni, richiama l’attenzione sulla dipendenza da infrastrutture critiche e sulla necessità — ormai urgente — di rafforzare le misure di resilienza e diversificazione degli scambi globali.

In un mondo finanziario sempre più automatizzato e interconnesso, questi “cigni neri” tecnici mostrano quanto sia fragile il reticolo su cui si poggiano miliardi di dollari di contratti: un monito, forse, a guardare non solo a strategie e mercati, ma anche ai pilastri invisibili che li sostengono.

Curiosità:

Le bolle finanziarie non sono solo fenomeni economici, ma soprattutto fenomeni psicologici collettivi. Dietro ogni grande euforia dei mercati si nascondono emozioni umane elementari: entusiasmo, paura, avidità e speranza. L’Analisi di Dow, pur essendo una teoria tecnica, offre una chiave di lettura molto efficace anche sul piano emotivo, perché studia il comportamento dei prezzi come riflesso diretto della psicologia degli investitori.

Il mercato come specchio delle emozioni

Uno dei principi fondamentali dell’Analisi di Dow afferma che “il mercato sconta tutto”. Questo significa che nel prezzo di un’azione non ci sono solo dati economici, ma anche:

  • aspettative di crescita,
  • paure di crisi,
  • entusiasmo collettivo,
  • panico improvviso.

Il grafico dei prezzi può essere letto come una vera e propria mappa emotiva degli investitori.

Le fasi della bolla come stati emotivi

1. Accumulazione: la sfiducia e il coraggio

In questa fase il mercato è ancora dominato dal pessimismo. La maggioranza degli investitori ha paura e diffida dal mercato. Le notizie sono generalmente negative.

Solo pochi investitori razionali o molto esperti iniziano ad acquistare, andando controcorrente. Dal punto di vista emotivo, questa fase è caratterizzata da:

  • incertezza,
  • scetticismo,
  • rassegnazione.

Chi compra lo fa non per entusiasmo, ma perché vede valore dove gli altri vedono solo rischio.

2. Partecipazione pubblica: la fiducia e l’avidità moderata

Con la crescita dei prezzi aumenta la fiducia. Gli investitori iniziano a sentirsi più sicuri e il pubblico entra nel mercato. Le notizie diventano positive e ottimistiche.

In questa fase prevalgono emozioni come:

  • speranza,
  • fiducia,
  • entusiasmo controllato.

Si inizia a pensare che il mercato “non possa più scendere” e che investire sia quasi una scelta obbligata per non perdere opportunità.

3. Distribuzione: l’euforia e la cecità emotiva

È il vero cuore della bolla. I prezzi salgono molto rapidamente, e l’investitore medio entra nel mercato spinto dalla paura di restare escluso (FOMO – Fear Of Missing Out).

Le emozioni dominanti sono:

  • euforia,
  • illusione di invincibilità,
  • sopravvalutazione delle proprie capacità.

In questa fase non si investe più con razionalità, ma con impulsività. Le persone comprano non perché il valore è giustificato, ma perché “tutti lo fanno”. I segnali di pericolo vengono ignorati o giustificati con frasi come:

“Questa volta è diverso.”

Lo scoppio della bolla: dal sogno al panico

Quando il mercato inizia a scendere, inizialmente l’investitore medio nega il problema:

  • “È solo una correzione.”
  • “Risalirà subito.”

Poi arriva la paura, seguita dal panico. Quando anche gli investitori più ottimisti iniziano a vendere, il crollo si amplifica.

Dal punto di vista emotivo le fasi successive sono:

  • negazione,
  • paura,
  • panico,
  • disperazione,
  • resa.

Molti vendono proprio nel momento peggiore, mossi più dall’emozione che dalla strategia.

Dow come antidoto alle emozioni

  • non farsi trascinare dalla folla,
  • riconoscere i segnali di debolezza,
  • accettare che ogni trend prima o poi termina.

Conclusione

Le bolle finanziarie non scoppiano per caso: esplodono quando l’emotività supera la razionalità.
L’Analisi di Dow ci insegna che dietro ogni grafico c’è il comportamento umano, e che il vero rischio non è il mercato, ma il nostro modo di reagire ad esso.

Il miglior investimento, prima ancora del denaro, è la capacità di gestire le proprie emozioni.

 LA SETTIMANA IN BORSA

Solo la settimana scorsa sembrava fosse scoppiata la bolla dell'AI, poi è bastato un intervento, una parola, e il mondo è stato salvato: il 10 dicembre saranno tagliati i tassi di interesse con una probabilità prossima al 90%. Che mondo strano e bellissimo sono i mercati finanziari, dove tutti sembrano sapere tutto e tutti sono puntualmente a rincorrere l'avidità o scappare dalle proprie paure. Narciso dalle scale della piazza guarda e sorride.

Specifica Europa

Nonostante il calo delle vendite al dettaglio in Germania e il Pil a zero di crescita su base trimestrale e +0,3% su base annua, l'Eurostoxx 600 con sei chiusure consecutive al rialzo a partire da venerdì ha chiuso la settimana sui massimi di ottobre e prossimo ai massimi storici del 13 novembre. Sembrava storia e invece sembra voler continuare a farla.

Performance settimanali degli indici europei

I principali listini europei hanno chiuso in rialzo:

  • DAX (Germania): +3,21%
  • CAC 40 (Francia): +1,75%
  • FTSE MIB (Italia): +2,50%
  • FTSE 100 (Regno Unito): +1,90%
  • EURO STOXX 50: +2,77%
  • MSCI Europe: +2,46%
  • EURO STOXX 600: +2,55%

Specifica Usa

Doveva esserci volatilità ed invece c'è stata rotazione, dai temi legati all'AI considerati più cari ai settori difensivi, con un rapporto tra titoli in crescita rispetto a quelli in calo di 3 a 1 che rappresenta un'eccezionalità considerato il sentiment che regna sulle borse e ribalta una situazione che nelle ultime settimane aveva reso vulnerabili i mercati che salivano solo grazie a pochi titoli mentre molti facevano nuovi minimi.

Performance settimanale degli indici Usa e mondo

Anche i listini americani chiudono in positivo nonostante la chiusura di Giovedì e la mezza seduta di venerdì per il Thanksgiving.

  • S&P 500: +3,73 %
  • Nasdaq: +4,91%
  • Russell 2000: +5,52%
  • MSCI World: +2,38%
  • MSCI Emerging Market: +1,85%
  • MSCI China: +0,37%

Dati macro: 

Anche in America come in Germania le vendite al dettaglio sono risultate inferiori alle attese con una crescita dello 0,2% su aspettative di un rialzo dello 0,4% dal 0,6% del mese precedente e i prezzi ai produttori dopo aver sorpreso in positivo con una decrescita nei mesi precedenti, ora sono cresciuti dello 0,3% in linea con le attese portandolo a un +2,7% su base annua, escludendo i settori più volatili come alimentari ed energetici sono al 2,9%.

Analisi tecnica e valutazioni: 

I principali indici mondiali hanno rimbalzato da importanti supporti chiave. Lo S&P ha chiuso negativo di pochi punti di indice, meno dell'1% e questo significa che si è interrotta la sequenza dopo ben 7 mesi consecutivi di rialzo. Quindi, sette mesi up e uno (novembre) down, sicuramente un bel trend. In passato questo è successo 5 volte negli ultimi 40 anni e dopo otto mesi il rialzo degli indici è stato sempre positivo con una media dell11%, ma se fosse stato che venerdì l'indice S&P avesse chiuso di soli 50 punti più in alto a 6.921ci saremmo dovuti aspettare un massimo per febbraio. Questa sarebbe stata la statistica di 8 mesi consecutivi al rialzo.

Conclusioni

Se molti investitori sono rimasti delusi — in particolare coloro che da tempo attendono lo scoppio della “bolla” dei mercati e che a ogni minimo ribasso cantano vittoria, salvo poi tornare a “gufare” dopo poche sedute — bisogna riconoscere che questo mese di novembre ha portato con sé una certa nebbia, non solo in Val Padana.

La situazione rimane ingabbiata tra dubbi e pensieri. È ormai evidente che, quando si verificherà un vero ribasso, i titoli e i settori che finora hanno arricchito molti investitori saranno anche i più esposti. Lo abbiamo già visto: è bastato un arretramento di pochi punti percentuali degli indici principali perché in alcuni casi le perdite superassero il 20%.

Un segnale chiaro che conferma quanto i mercati, oggi più che mai, siano fragili sotto la superficie di apparente forza, e quanto la fase attuale richieda prudenza, lucidità e una gestione del rischio più consapevole.

Prospettive per la prossima settimana

Sarà una settimana in cui aspetteremo Powell che entrerà in scena il 10 dicembre e poi forse non avremo altro da aspettare che il rally di Natale oppure Godot che non arrivò mai. Qualcuno caldeggerà il buy on rumors and sell on news, altri aspetteranno l'anno nuovo per rivedere le posizioni così da chiudere un anno che doveva essere negativo ed invece si chiude in doppia cifra per quasi tutti i listini mondiali. Staremo a vedere, tanto, salvo guasti tecnici, i mercati finanziari aprono tutti i giorni.

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