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Guerra lunga, correzione lunga

02/05/2022 11:10

Conclusione peggiore, per il mese di aprile, era difficile immaginarla. Nel penultimo giorno, a dispetto di un dato sul PIL USA, per la prima volta in calo dopo la pandemia, grazie alla guerra europea ed all’inflazione, gli indici americani hanno attuato un forte rimbalzo dall’area di supporto nei pressi dei minimi dell’anno.
Ma nell’ultima seduta le parole grosse pronunciate nel pomeriggio dai vertici di USA e Russia, che di solito precedono l’uso di armi sempre più potenti, hanno riportato sui mercati la paura della guerra lunga. Così, se l’Europa azionaria è riuscita addirittura a recuperare quota 3.800 con il suo indice sintetico Eurostoxx50 ed a chiudere col segno quotidiano positivo (+0,68%), ma solo perché l’escalation verbale è arrivata dopo la fine della seduta, gli indici USA hanno scaricato la tensione con vendite a valanga, che si sono rimangiato tutto il recupero del giorno precedente ed hanno spinto giù SP500 oltre i 3 minimi intorno a quota 4.160, che a marzo (2 volte) ed il 27 aprile avevano attirato acquisti e favorito un rimbalzo.

La chiusura di seduta a 4.132 è a soli 17 punti dal minimo dell’anno di 4.115, realizzato quando iniziò la guerra d’Ucraina.

Il Nasdaq100, che in questa fase ribassista si è dimostrato quasi sempre più debole del fratello maggiore, ha sfondato con decisione l’area dei 13.000 punti, che a febbraio, marzo e il 27 aprile aveva contenuto la furia ribassista.
Questo indice, sceso venerdì fino a registrare il nuovo minimo 2022 a 12.835 (-4,47%), ha dato un chiaro segnale di continuazione della sua negatività, gravato dalla pessima trimestrale di Amazon, duramente punita dagli investitori (-14%).

E, siccome venerdì si chiudevano anche la settimana, il mese ed il quadrimestre, possiamo facilmente ottenere un impietoso screening dello stato di salute dei mercati.

La tabella seguente riporta i risultati dei principali indici azionari della settimana passata, del mese, e da inizio anno:

Come si può osservare, i segni positivi latitano quasi del tutto.

Con gli indici USA (che sono poi quelli che orientano l’azionario globale) su supporti chiave pare evidente la delicatezza della situazione.
Questa negatività sta scontando il nuovo volto di questa guerra. Un volto che si intravedeva da giorni e che a fine aprile è evidentissimo:

  • La guerra non è più una guerra lampo come si pensava all’inizio, ma si estenderà nel tempo, per mesi o anni.
  • La guerra non è più tra Russia e Ucraina, ma è diventata guerra tra Russia e Nato, che la combatte per procura armando l’Ucraina.
  • L’obiettivo dell’Ucraina non è più resistere all’invasore, per concordare un armistizio che la conservi in vita, pur rinunciando a parte del territorio, ma è diventato la vittoria piena e la cacciata dell’invasore russo a mani vuote.
  • L’obiettivo della Nato non è più (se mai lo è stato) quello di minimizzare il danno per i civili ucraini e giungere al più presto al cessate il fuoco ed all’inizio di seri negoziati, ma è ora quello di infliggere alla Russia, con le armi Nato ed il sangue ucraino, perdite militari che ne fiacchino le capacità future di nuocere.

Il conflitto ha fatto molta strada sul piano inclinato che porta verso una guerra mondiale, che per ora non è ancora dichiarata, ma che i servizi segreti inglesi hanno già previsto che Putin dichiarerà il prossimo 9 maggio.


A questa preoccupante situazione militare s’aggiunge il pericolo che la FED, colpevolmente in ritardo nella lotta all’inflazione, per averla sottovalutata per un anno intero, ora esageri con la restrizione monetaria ed ottenga il risultato devastante di produrre la recessione senza troppa possibilità di fermare l’inflazione.

Questo perché la politica monetaria restrittiva è sempre molto efficace nel frenare la domanda, che però sta già frenando da sola, per colpa dell’aumento dei prezzi che si è già mangiato tutto il potere d’acquisto regalato dai sussidi anti-covid generosamente regalati in deficit da Trump e Biden.
Ma la politica monetaria restrittiva nulla può fare contro l’inflazione, quando questa è generata soprattutto da strozzature nell’offerta e da aumento dei costi di distribuzione, come in questo caso.

Peserà come un macigno la riunione FED di giovedì prossimo, 4 maggio.

Il mercato sta scontando un rialzo dei tassi di mezzo punto percentuale. Vedremo che cosa uscirà. Verrà anche comunicato l’inizio del Tightening, e la programmazione degli interventi mensili per ridurre in modo consistente la montagna di titoli di stato presenti nel bilancio FED.

Il mercato ha già scontato molto del peggio che potrebbe capitare.
Non resta che sperare che la FED, a sorpresa, sia di manica un po’ più larga.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata


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