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Borse Usa, i mercati scontano una recessione?

24/01/2022 05:10

Alle preoccupazioni ormai usuali legate all'aumento dei tassi di interesse da parte della Fed si è aggiunto un dato deludente relativo al mercato del lavoro: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 14 gennaio si sono attestate a 286 mila unità, ai massimi da ottobre, superiori alle attese (220 mila) e al dato della settimana precedente (231 mila unità).
Il numero totale di persone che richiede l'indennità di disoccupazione (calcolato sui dati al 7 gennaio) si attesta a 1,635 milioni, superiore a 1,551 milioni della rilevazione precedente (attese 1,580 milioni). Il rendimento dei decennali Usa, termometro delle tensioni anche per l'azionario, non ha però debordato rispetto ai picchi recenti dell'1,9% toccati mercoledì, riportandosi vicino all'1,8% e terminando l'ottava all'1,763%.

Alcuni osservatori, prendendo spunto dall'andamento della curva dei rendimenti, in particolare dello spread tra quelli del 10 e del 2 anni, in appiattimento, stanno ipotizzando che i mercati stiano iniziando a scontare non solo il rialzo dei tassi e la riduzione del bilancio da parte della Federal Reserve, ma anche un vero e proprio rischio di entrata in recessione dell'economia Usa.
Per adesso alcuni osservatori hanno iniziato a rivedere le stime per il 2022, ad esempio Joseph Briggs, economista di Goldman Sachs, indica per il Pil statunitense una crescita del 3,8% rispetto al 4,2% precedente. Per adesso invece il Conference Board resta ottimista, anche se consapevole del fatto che l'inflazione in crescita, il mercato del lavoro che fatica a soddisfare la domanda e i tassi in crescita faranno moderare il passo alla crescita.

"The Conference Board forecasts GDP growth for Q1 2022 to slow to a relatively healthy 2.2% percent (annualized)" ha dichiarato Ataman Ozyildirim, a capo della ricerca economica del The Conference Board, aggiungendo "Still, for all of 2022, we forecast the US economy will expand by a robust 3.5 percent – well above the pre-pandemic trend growth".
E lo stesso rischio di rallentare lo corre anche la Cina, come del resto ha messo in evidenza lo stesso presidente cinese Xi Jinping nel suo intervento virtuale al World Economic Forum di Davos, che ha messo in guardia la Federal Reserve sugli effetti che il previsto rialzo dei tassi d'interesse Usa avrebbe sull'economia globale.

"Se le principali economie dovessero ridurre o fare un dietrofront nelle loro politiche monetarie, ci sarebbero gravi ricadute negative. Presenterebbero sfide per la stabilità economica e finanziaria globale e i Paesi in via di sviluppo ne sopporterebbero il peso maggiore". La Cina dovrebbe crescere del 5,5%/6% nel 2022 dall'8,1% del 2021, del resto già nell'ultimo trimestre dello scorso anno si è visto un rallentamento al 4%.
Lo scenario a medio termine potrebbe quindi essere quello di un'inflazione che effettivamente decelera ma a causa di una analoga decelerazione anche da parte della crescita economica. Uno sguardo all'andamento dei grafici dei tre principali indici azionari suggerisce l'eventualità che effettivamente il rischio di una vera e propria correzione sia elevato.



Certo, una fase ribassista può rappresentare anche un'ottima opportunità di ingresso, in particolare sui titoli tecnologici che si sono apprezzati molto (troppo?) negli ultimi mesi, ma il problema, in caso di ribasso, sarà decidere se e quando rientrare. L'importante è non essere impazienti: se il ribasso effettivamente ci sarà bisognerà ricordare che ha impiegato cinque mesi circa per prepararsi, e un tempo analogo, se non maggiore, potrebbe servire per creare i presupposti per una ripresa duratura.

Nel caso dello S&P500 il ribasso inizia a fare paura. Lo S&P500 si è giocato giovedì la sua carta, ha tentato con i massimi intraday a 4603 di tornare al di sopra della neckline del testa spalle ribassista disegnato dal top del 16 dicembre, ma è stato respinto in modo netto. Elevato ora il rischio di proseguimento del ribasso verso il target del testa spalle, a 4350 circa.
Sotto quei livelli rischio di scendere a testare i minimi di ottobre a 4272 punti. Il Nasdaq 100, giovedì, è sceso sotto media mobile esponenziale a 200 giorni. Il ribasso del Nasdaq 100 ha accelerato giovedì dopo la violazione a 15020 punti della media mobile esponenziale a 200 giorni. I prezzi erano al di sopra della media da metà aprile 2020.

E' presto per dire che è iniziata una vera e propria correzione di tutto il rialzo partito a inizio del 2020 ma il rischio è alto. Dopo la violazione di 14750 avvenuta venerdì è ora atteso il test dei minimi di ottobre a 14385 circa, livello praticamente coincidente con il primo dei ritracciamenti di Fibonacci, quello del 23,6%, del rialzo da marzo 2020.
Sotto il primo dei ritracciamenti si aprirebbe la strada per il test del secondo, quello del 38,2%, a 12860/70. Quella di venerdì è stata la quinta seduta consecutiva di ribasso per il Dow Jones Industrial. I minimi di quota 34219 sono al di sotto della media mobile esponenziale a 200 giorni. La media era già stata toccata il 1° dicembre, in quella occasione dal supporto era partito un bel rimbalzo, questa volta il ribasso sembra più determinato.

In caso di cedimento anche dei minimi di ottobre a 33518 punti target a 32630 circa. Solo sopra 34630, attuale area di transito della media mobile esponenziale a 200 giorni, le tensioni ribassiste risulterebbe allentate ma servirebbe poi il superamento anche di area 35470 per escludere il rischio che una eventuale rimbalzo non sia solo la classica correzione tecnica, quella che gli inglesi chiamano "dead cat bounce".

(AM - www.ftaonline.com)

Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata


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Borsa Bull or bear Economy Federal reserve Indicators and oscillators Industria e lavoro Maximum Mercati Tassi Usa

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