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Tattica prudente della BNS

19/09/2019 14:00

Tattica prudente della BNS

By Peter Rosenstreich

Come avevamo previsto, la BNS ha mantenuto il suo tasso di riferimento fermo al -0,75%, riaffermando la volontà di intervenire sui mercati forex a vantaggio del franco sopravvalutato. Sebbene il presidente della BNS Jordan abbia enfatizzato l’importanza del differenziale fra i tassi d’interesse per i prezzi sul forex, l’assenza di un intervento aggressivo dalla BCE si traduce in ricadute limitate sull’EUR/CHF.

Il differenziale fra i tassi è sceso a 25 punti base, quindi gestibile e non storicamente significativo. In previsione dell’atteso taglio del tasso sui depositi della BCE, nel marzo 2020, la BNS non si farà trovare impreparata. In secondo luogo, la BNS ha sottolineato il deterioramento delle condizioni economiche globali e ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per la Svizzera (“nel complesso fra lo 0,5% e l’1% per il 2019, rispetto all’1,5% circa di giugno”) per i prossimi trimestri, ma sembra comprendere che tassi negativi più bassi non aiuterebbero la crescita.

Le previsioni d’inflazione sono state abbassate di nuovo, in parte a causa del CHF forte, allo 0,4%, dallo 0,6% del 2019. Per il sollievo di molte banche, sarà rivisto il calcolo per definire la soglia per le esenzioni dai tassi negativi. La BNS ha affermato che “la soglia per l’esenzione ora sarà aggiornata mensilmente e quindi rifletterà gli sviluppi nel tempo degli attivi della banca”.
La divisione più equa dell’onere derivante dai tassi negativi aiuterà le banche ad affrontare il contesto difficile dei tassi d’interesse. Il nuovo calcolo per la soglia di esenzione entrerà in vigore il 1° novembre 2019.

Nel complesso, la BNS ha deciso di “andare sul sicuro”, tenendosi stretta la poca potenza di fuoco ancora a disposizione.

Visti gli attivi di bilancio lievitati e i tassi molto negativi, la BNS deve agire tatticamente sul fronte della politica. Chiaramente la BNS non è la più grande, quindi deve essere più astuta. La BNS potrebbe sperare che l’idea del presidente Draghi di spingere al limite l’allentamento monetario porti a un cambiamento nella politica fiscale, che avrebbe un effetto diretto inferiore sui prezzi sul forex (e sui differenziali di rendimento).
L’assenza di motivazioni, da parte della BNS, di tagliare i tassi o sfidare in modo deciso la direzione del mercato valutario, oltre alle incertezze legate ai rapporti USA-Cina, Arabia Saudita-Iran e alla debolezza economica, fa presagire un ulteriore aumento dei corti sull’EUR/CHF.

Comunicato della BoJ invariato a fronte di un’economia stabile

By Vincent Mivelaz

Sembra che i partecipanti al mercato siano rimasti indifferenti al comunicato della Banca del Giappone (BoJ), spingendo al rialzo la domanda di JPY.

Come da attese, la BoJ ha mantenuto i suoi tassi d’interesse di breve e lungo termine rispettivamente allo 0,10% e intorno allo 0%, confermando gli attuali acquisti annuali di titoli di Stato giapponesi (JGB) pari a JPY 80 mila miliardi e di azioni giapponesi per JPY 6 mila miliardi. Le probabilità di un aumento degli stimoli della BoJ, dopo la prossima riunione di politica monetaria del 31 ottobre dipenderanno molto dalle condizioni economiche, nel frattempo la banca conserva lo status quo, “mantenendo tassi d’interesse a livelli bassi almeno fino alla primavera del 2020”.

Confermando così che monitora con attenzione la possibilità di una perdita di momentum verso il raggiungimento dell’obiettivo d’inflazione al 2%, la BoJ sembra intenzionata a cambiare la direzione della sua forward guidance, se necessario, una mossa che potrebbe potenzialmente dipendere dall’esito dei negoziati con gli USA.
Inoltre, la diffusione dei dati commerciali, che pur dovrebbero essere lievemente migliori del previsto, probabilmente segnalerà che un peggioramento delle condizioni commerciali potrebbe spingere la BoJ ad agire di conseguenza.


Durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York è previsto un incontro, il 25 settembre, fra il presidente USA Donald Trump e il premier Shinzo Abe, ma il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi sta facendo pressioni sugli USA affinché confermino che non vi saranno dazi del 25%, motivati dalla sicurezza nazionale, su veicoli e parti automobilistiche giapponesi.

Dal canto suo, il Giappone acconsentirebbe a ridurre i dazi sui prodotti agricoli USA, comprese le importazioni di manzo, in linea con i termini del Partenariato Trans-Pacifico, dal 38,50% al 26,60%. Tuttavia, l’imposizione di quote per il manzo USA, stimate intorno a 240.000 tonnellate per il 2019 e destinate ad aumentare in futuro, potrebbe rimanere un forte ostacolo nelle trattative.
Inoltre, la dichiarazione del ministro dell’Economia giapponese Yasutoshi Nishimura, secondo cui il governo intende sostenere le PMI e le imprese agricole, una volta resi noti l’esito degli attuali negoziati commerciali e l’accordo che si firmerà, non sembra convincente. Senza tener conto dell’aumento imminente al 10% (incremento del +2%) dell’imposta sui consumi, da ottobre, pare che la BoJ si troverà in futuro ad affrontare ulteriori pressioni, anche se un altro allentamento probabilmente peggiorerebbe il sistema finanziario giapponese, ove si assiste già a un’erosione dei margini.

Alla luce dei dati su esportazioni e importazioni riferiti ad agosto, che hanno mostrato un calo del -8,20% (precedente: -1,60%) e del -12% (precedente: -1,20%), il silenzio della BoJ probabilmente finirà alla prossima riunione di politica monetaria di ottobre: i dati sull’inflazione, in uscita venerdì, probabilmente deluderanno le attese, mentre un’escalation dei rischi al ribasso per l’economia porterebbe a un ulteriore allentamento.

Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online
 


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Bank Economy Tassi Usa

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