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Weekend in balia degli eventi, l’UE volta le spalle alla Svizzer

28/06/2019 14:20

Weekend in balia degli eventi

By Peter Rosenstreich

Il weekend sarà dominato dalla riunione dei leader dell’UE a Bruxelles e dei rappresentanti dei paesi G20 a Osaka. Dal punto di vista dei mercati, non ci interessa molto il vertice UE, che si concentrerà sulle problematiche legate alle nomine dei vertici futuri.
Il potenziale successore del presidente della BCE Draghi riceverà invece la nostra attenzione. È aumentata significativamente la probabilità che Weidmann diventi il nuovo presidente della BCE. L’eredità di Draghi sarà probabilmente il completo controllo del consiglio direttivo, sintetizzato nel discorso del “Tutto il necessario” e dall’intervento che ha salvato l’esperimento monetario dell’UE nell’estate del 2012.

Agli occhi degli investitori, Trichet era molto potente, mentre Draghi è la BCE. È logico aspettarsi che le fazioni all’interno del consiglio direttivo si riprendano un po’ di potere alla dipartita di Draghi. La politica della BCE perseguita da Draghi, che ha favorito le nazioni indebitate della periferia (attraverso una politica monetaria accomodante e un ritardo nella normalizzazione) ne uscirà annacquata.
Weidmann dovrà ascoltare i membri dei paesi minori, preoccupati per la minaccia di un periodo prolungato di tassi d’interesse negativi nel settore bancario; saranno ascoltate le voci di pensionati e risparmiatori. Salvo un grave deterioramento delle prospettive economiche (la BCE ha espresso preoccupazione per la flessione delle aspettative d’inflazione basate sul mercato), le misure non convenzionali subiranno un ritardo.

Se Weidmann ottenesse la nomina, i mercati si aspetterebbero un calo degli acquisti di bond, sostenendo le curve dei rendimenti europei e i titoli bancari. Tuttavia, viste le tante pedine in movimento, non è prevedibile una correzione brusca, soprattutto perché non sappiamo come il presidente della Bundesbank agirà in veste di rappresentante delle banche centrali di 19 paesi dell’Unione Europea.

Dopo che BCE e Fed hanno segnalato tagli del tasso, i rendimenti dei titoli di Stato europei e USA sono calati in modo significativo.

I prezzi dell’oro hanno tratto il vantaggio maggiore sulla scia delle attese di una svalutazione della moneta. Fatta questa premessa, l’incertezza politica nella BCE potrebbe generare un capovolgimento delle operazioni in beni rifugio dovute legate alla politica monetaria.

L’incontro dei presidenti Trump e Xi a margine del vertice G20 avrà probabilmente l’impatto più ampio sui mercati.
A differenza delle riunioni precedenti, entrambe le economie hanno registrato un forte rallentamento (in precedenza la debolezza riguardava solo la Cina). Ciò fa aumentare le attese di un esito positivo (anche se un accordo vero e proprio è improbabile). Ora Trump è sotto pressione e deve trovare una soluzione, poiché si stanno intensificando le conseguenze negative della guerra commerciale.

Ora gli USA rischiano una svolta strutturale che potrebbe danneggiare a tempo indeterminato il settore agricolo e quello manifatturiero, con possibili ripercussioni su tutta l’economia. Il brusco calo della fiducia dei consumatori segnala che la guerra sta producendo, come minimo, un effetto psicologico.
Anche se non ci aspettiamo una svolta, sospettiamo che Trump adotterà toni moderati che lunedì favoriranno la propensione al rischio.


Si spegne ogni debole speranza: l’UE volta le spalle alla Svizzera

By Vincent Mivelaz

Sembra difficile a dirsi, ma è un dato di fatto: il consigliere federale svizzero a capo del ministero degli Esteri, Ignazio Cassis, giovedì ha confermato che l’UE ha deciso di non prorogare il riconoscimento dell’equivalenza della borsa svizzera, che scadrà il 30 giugno 2019.

Ma, contrariamente alle attese, il rischio di una flessione marcata delle azioni svizzere è piuttosto ridotto. Il “Piano B” delle autorità svizzere dovrebbe proteggere il mercato azionario elvetico da flessioni brusche della liquidità o pressioni ribassiste sui prezzi.
Difatti, la contromisura adottata dalle autorità svizzere dà agli investitori UE l’opzione di investire direttamente in azioni svizzere, reindirizzando i flussi di denaro attraverso i mercati rossocrociati, mentre entra in vigore il divieto di negoziare azioni multi-market registrate in Svizzera nell’UE.

Le sanzioni UE non hanno però nessun impatto sulle linee di negoziazione multilaterale o sulle imprese d’investimento che sono internalizzatori sistematici ai sensi della direttiva MiFid II.

Da luglio 2019, il mercato azionario svizzero dovrebbe quindi essere al sicuro e potrebbe addirittura trarre vantaggio da volumi più elevati nel breve termine, favorendo i broker svizzeri.
La situazione, però, potrebbe peggiore nel lungo termine, perché il mercato svizzero potrebbe perdere smalto per le continue frizioni con l’UE. Ciò costituirebbe un grave ostacolo per gli investitori e i gestori di asset UE in termini di orizzonte d’investimento, adeguatezza e rischi sottostanti.

Inoltre, diminuirebbero gli incentivi per le IPO sulla borsa svizzera. L’impostazione dura mostrata dall’UE probabilmente è strettamente collegata alla Brexit e al fatto che non vuole inviare segnali sbagliati alla controparte britannica. Dopo l’annuncio, la borsa svizzera deve fronteggiare un calo dovuto al rischio idiosincratico, invece il franco non ne ha risentito.
Il barometro economico KOF di giugno ha segnalato un calo di 0,2 punti, attestandosi a 93,6 (precedente: 93,8), dovuto alla flessione del settore manifatturiero e dei consumi privati, segnali positivi arrivano invece dalla domanda estera.

EUR/CHF scambia a 1,11021 (-1,36% nell’anno corrente) e nel breve termine si avvicina a 1,11150.

Autore: Swissquote Fonte: News Trend Online
 


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