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Tassa patrimoniale, conti all'estero anche per impiegati statali

29/05/2020 13:02

L’incubo tassa patrimoniale non se ne va. L’idea che il governo attui un prelievo forzoso sui conti correnti degli cittadini come fece l'allora premier Giuliano Amato nel 1992 resta tutt’oggi ancora ben impressa nella testa degli italiani, nonostante le garanzie e le rassicurazioni di questi ultimi giorni del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Più efficace, evidentemente, è stato Giuseppe Conte in conferenza stampa, quando alla domanda di un giornalista: “C’è da temere una tassa patrimoniale?” rispose: “Non è ancora il momento di parlarne, di sicuro gli italiani hanno un grosso risparmio privato”.
Frase già ben riportata da Manager Magazine, rivista tedesca che invitava l'Italia a una tassa patrimoniale del 14% da applicare a tutti i conti correnti proprio in virtù di un risparmio privato notevole, il più alto in Europa.

Tassa patrimoniale, unica via per ripartire senza peggiorare il debito?

D’altronde la situazione economica è molto complessa. Non è colpa di nessuno se non della diffusione del Covid19 diventata un'epidemia globale.

Servono risorse per riavviare le attivtà del paese e da qualche parte l’esecutivo deve tirarle fuori, a fronte di un debito pubblico che cresce, di mese in mese. Ecco perché, per evitare di inguaiare in maniera ancora più pesante i conti del paese, la soluzione di una tassa patrimoniale, le cui opzioni variano da un prelievo forzoso in base al reddito (dagli 80.000 euro in su) al 14% da applicare a tutti, fino a provvedimenti più soft come quello suggerito dalle sardine (1% uguale per tutti e si cambia nome: facciamola diventare “contributo di solidarietà"), potrebbe diventare una soluzione accettabile, quanto meno ai piani alti di Palazzo Chigi. 

Sempre più capitali all'estero per evitare la tassa patrimoniale

Agli italiani tuttavia anche solo la parole "tassa patrimoniale" fa venire l’orticaria.

E infatti, chi può, ricorre a spedire il proprio capitale il più lontano possibile. dal paese. E niente investimenti: una banca sicura è più che sufficiente, in un periodo in cui i cittadini, effettivamente, hanno depositato nei loro conti correnti liquidità, lo scorso mese di marzo, per 16,8 miliardi di euro, un aumento esponenziale a livello di depositi: +254% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
In un'intervista al Sole 24 Ore, l’avvocato Enzo Caputo ha spiegato quali sono le soluzioni più gradite ai cittadini del nostro paese che decidono di spostare il proprio capitale dall’Italia all’estero.

Ad aprire conti in Svizzera anche impiegati statali nel timore della tassa patrimoniale

Addio milionari.

Adesso anche i lavoratori dipendenti, persino gli impiegati statali chiedono di poter aprire un conto in Svizzera, con una valuta diversa da quella europea, con una cifra che va dagli 80mila ai 150mila euro. Un fenomeno decisamente diverso rispetto a quello a cui erano abituati gli operatori della Svizzera, da sempre al sevizio degli italiani intenzionati a spostare i loro averi in un paese straniero.
Perché stavolta non è questione di pagare meno tasse. E’ questione che i risparmiatori sono preoccupati di possibili imposte patrimoniali. E gli operatori stanno assistendo a movimenti e flussi di denaro in uscita dal nostro paese quantomeno indicativi. 


Ecco dove gli italiani preferiscono mettere al sicuro i propri soldi

E allora quali sono i paesi dove gli italiani si sentono più al sicuro quando decidono di spostare i propri averi all’estero? In tutto, spiega Il Giornale, circa 200 miliardi di euro sarebbro collocati fuori dall’Italia ed è l’Agenzia delle Entrate a far emergere numeri che indicano un forte aumento in questo senso del valore in denaro.

Nel 2015 infatti il denaro “fuori porta “ era “solo” di 60 miliardi. I paesi preferiti dicevamo. E' presto detto: Svizzera ovviamente al primo posto, quasi il 70% del denaro italiano destinato all'estero. Segue il Principato di Monaco, decisamente staccato, qui finisce il 7,7% dei soldi dei cittadini del nostro paese.
Seguono le Bahamas (3,7%), Singapore (2,3%), Lussemburgo (2,2%) e San Marino (1,9%).

Un deflusso costante di risorse all'estero per evitare la patrimoniale

I soldi collocati nei paradisi fiscali dagli italiani equivalgono a un 8,1% del nostro Pil.

Bisogna tuttavia considerare che da questi conteggi vengono esclusi altri beni importanti come gli immobili, le criptovalute, l'oro, le auto di lusso, i diamanti, le opere d’arte e oggetti di antiquariato, che costituiscono un'altra importante fetta del patrimonio che gli italiani potrebbero decidere di spostare su conti esteri.
Un deflusso costante di risorse, aggiunge il sostituto procuratore a Firenze Fabio Di Vizio, secondo cui la tendenza appare sempre più evidente. 

I paradisi fiscali, Italia terza in classifica

Sempre il Giornale spiega come per l'Italia ci sia il terzo posto in classifica all'interno dell’Unione europea per quantità di ricchezza accumulata nei paradisi fiscali. Al primo posto? il paese che ci invita a donare il 14% dei nostri averi allo Stato per risanare il debito: la Germania.

Sono 331 miliardi di euro che i tedeschi collocano nei paesi stranieri "offshore". Al secondo c'è la Francia con 277 miliardi. Ma attenzione. I paradisi fiscali, negli ultimi anni, appaiono in lieve sofferenza: tra il 2008 e il 2019, dati Ocse, i depositi bancari nei centri offshore posseduti da correntisti stranieri sono scesi del 24%, per un totale complessivo di 410 miliardi di dollari di perdita, soprattutto erano in Svizzera.

Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata



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