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Eni: gli analisti promuovono il nuovo piano industriale

19/03/2019 11:21

Eni conquista i broker. A quanto pare è piaciuto, e non poco, il piano industriale presentato venerdì scorso.

 

La situazione

Innegabile che l’esposizione al greggio, almeno questa volta, sia stata una leva positiva dal momento che il barile ha registrato nelle ultime ore un incoraggiante aumento sia sul Wti che sul Brent. Un cocktail di ingredienti utili per l’andamento di un titolo che, sebbene in rialzo frazionale, conferma un trend positivo. Ma procediamo con ordine.

 

Il piano industriale

Come detto, il trampolino di lancio è stata la presentazione del piano industriale 2019-2022 di Eni, piano che presenta vari punti a favore del titolo. Prima di tutto il buyback da 1,6 miliardi di cui 400 milioni previsti per quest’anno. Per il restante periodo (2020-2022) si guarderà all’andamento del petrolio per decidere se continuare con lo stesso livello (ma solo nel caso di un barile tra 60 e 65 dollari) oppure puntare al doppio in caso di rialzo ulteriore. Una strategia che nasce da previsioni di un petrolio in aumento nel prossimo futuro.

 

Buone notizie sul fronte investimenti

Claudio Descalzi, alla guida del Cane a sei zampe, ha infatti confermato investimenti per 33 miliardi che guarderanno anche alla progressiva decarbonizzazione. Stando al progetto presentato, infatti, il prossimo obiettivo vede le unità di esplorazione e produzione al centro di una vera e propria rivoluzione: arrivare a zero emissioni entro il 2030. In realtà il disegno non riguarda la materia prima prodotta bensì una serie di soluzioni parallele per ammortizzare l’inquinamento del petrolio.

 

Verso la decarbonizzazione

 Tra le altre iniziative, ci sarà infatti anche la creazione di una foresta grande 4 volte il Galles. Nello specifico si parla di qualcosa come oltre 81.000 chilometri quadrati di foresta tra Sudafrica, Zimbabwe, Mozambico e Ghana. Ma Eni non è la sola ad aver intrapreso una strada virtuosa; solo 24 ore prima, la Royal Dutch Shell annunciava il suo progetto di taglio del 2-3% delle emissioni entro il 2021. Nei prossimi anni il 10% delle spese in conto capitale sarà destinato ad iniziative simili e tra queste anche la riqualificazione delle raffinerie.

 

Il plauso delle banche d’affari

Intanto, però, la produzione di petrolio non si fermerà. Anzi, si espanderà di 2,1 milioni di barili di petrolio al giorno dagli attuali 1,9, con un mix energetico che, progressivamente, vedrà il gas ricoprire una parte sempre più ampia. Non solo ma i vertici hanno anche aggiunto un’altra buona notizia per gli azionisti: un aumento del dividendo del 3,6%. Partendo da quest’ultimo punto sono molte le banche d’investimento che guardano con favore alle attenzioni riservate al premio per gli azionisti. In particolare Goldman Sachs e UBS premiano il titolo con un rating Buy e un target price rispettivamente di 20 e 17,5 euro. Per Mediobanca e Credit Suisse si arriva addirittura ad un Outperform (t.p 21,5 per la prima e 20,5 euro per la seconda, in rialzo rispetto al precedente livello di 19,50 euro.


Articolo a cura di Rossana Prezioso
 

 


TAG:

Bank Petrolio Industria e lavoro Investment

AUTORI:

Rossana prezioso

GRAFICI:

Crude oil Eni s.p.a. Mediobanca Unit corp

TRADERPEDIA:

Petrolio Rating Sar Trend


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