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ETF: cosa sono, come funzionano e quali vantaggi comportano per il risparmiatore

16/10/2019 13:48

Negli ultimi mesi numerosi miei lettori, in seguito ai miei articoli in cui dimostravo la maggiore efficienza e il minore costo degli ETF rispetto ai fondi comuni di investimento, sono andati in banca e hanno espressamente chiesto di sostituire i fondi presenti all’interno del loro portafoglio con degli ETF.

Apriti cielo!

Banche e promotori hanno iniziato ad alzare le barricate, arrampicandosi sugli specchi e cercando di dissuadere il risparmiatore dal variare il portafoglio.

Per strapparti un sorriso, anche se in realtà ci sarebbe da piangere, ti racconto alcune delle bugie più fantasiose che in questi mesi sono state raccontate ad alcuni dei miei lettori:

-“gli ETF sono più pericolosi dei fondi

-“gli ETF possono fallire

-“negli ETF non sai cosa c’è dentro e rischi che ci finiscano i prodotti tossici

-“la nostra banca non li può negoziare

 

In seguito a queste numerose email, ho deciso di scrivere questo articolo per spiegarti

- che cosa sono gli ETF

- come funzionano gli ETF

- quali vantaggi comportano per il tuo portafoglio gli ETF

- perché la tua banca non ti consiglia mai di investire con gli ETF


Che cosa sono gli ETF

ETF è l’acronimo di “Exchange Traded Fund” ed identifica un fondo di investimento che si caratterizza per

- essere quotato in borsa e quindi negoziato in temo reale, come un’azione o una obbligazione

- essere un prodotto a replica passiva con l’unico obiettivo d’investimento di replicare fedelmente l’andamento del benchmark, ossia dell’indice a cui è collegato, come ad esempio l’indice Ftse Mib per quanto riguarda il mercato azionario italiano.


Dal momento che un ETF è sostanzialmente un fondo di investimento quotato, avrai compreso al volo come sia una colossale bugia che “ETF sono più pericolosi dei fondi di investimento”.


Quali vantaggi comportano gli ETF ad un investitore

I vantaggi sono numerosi, ti sintetizzo i principali, anche se ce ne sarebbero anche altri da citare, ma per esigenze di sintesi mi limito ai primi 10 + 1.

- costi ridotti rispetto ai fondi

- maggiore efficienza rispetto ai fondi

- ampia diversificazione interna e assenza rischio specifico

- assenza del rischio default

- possibilità di investire in ogni asset class (liquidità, obbligazioni, azioni, immobiliare)

- assenza di lotto minimo e possibilità di investire anche capitali ridotti

- trasparenza di prezzo

- duttilità

- replica passiva

- possibilità di prescindere dallo stock picking

- possibilità di implementare numerose strategie: piani di accumulo, strategie statiche e dinamiche

 

Il primo vantaggio è indubbiamente rappresentato dai costi di gestione estremamente ridotti rispetto a quelli che gravano sui fondi comuni di investimento.

Devi infatti sapere che i fondi comuni di investimento, oltre alle commissioni di gestione annua, che ammontano mediamente al 1,80 – 2%, presentano spesso anche costi di performance, di entrata oppure di uscita, che ne zavorrano pesantemente le performance.

Al contrario invece gli ETF presentano solo le commissioni di gestione annue, che ammontano mediamente intorno allo 0,30%-0,40%, a cui dovrai aggiungere la commissione di acquisto (commissioni di negoziazione), che sono quelle che si pagano alla propria banca all’atto dell’acquisto o della vendita delle quote di un ETF e che rappresentano un costo estremamente contenuto, dal momento che le principali banche online offrono questo servizio ad un prezzo di circa 5-20 euro ad operazione.

 

Le commissioni di gestione annua sono invece le commissioni che incassa la società che amministra l’ETF e sono sintetizzate nel dato del TER, che è l’acronimo di “total expense ratio”, anche se alcune società chiamano questo valore come “spese correnti” o “commissioni totali annue”.

Il valore del TER medio degli ETF è intorno allo 0,30-0,40% annuo, contro una media del 1,80-2% dei fondi di investimento, ed è un dato pubblico e trasparente, dal momento che è possibile consultarlo in qualsiasi momento sia sul sito di Borsa Italiana che sul sito dell’emittente.

 

Sono tanti anni che ti metto in guardia sui minori costi degli ETF, come puoi constatare leggendo l’articolo “A Natale vai in vacanza a Dubai, gratis e alla faccia della tua banca!”, ma preferisco ribadire nuovamente il concetto con un esempio concreto, a beneficio soprattutto dei nuovi lettori.


Immagina due fratelli che lo stesso giorno investono lo stesso ammontare monetario di denaro (20.000 euro) nello stesso sottostante (azioni americane) ma investendo i due strumenti finanziari diversi: uno acquisterà un fondo comune di investimento, ad esempio il fondo “Allianz US Equity Fund CT Cap EUR” e uno acquisterà un ETF, ad esempio iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) (isin IE00B5BMR087).

Il fratello che ha acquistato il fondo, avrà un costo di gestione annuo, che in gergo tecnico si chiama “spese correnti”, del 2,51% che su un capitale investito di 20 mila euro, equivale a 502 euro.

Al contrario invece, il fratello che ha acquistato l’ETF avrà un costo dello 0,07% che su un capitale investito di 20 mila euro, equivale a 14 euro (si, hai capito bene, il costo è di soli 14 euro all'anno!).

Non serve una laurea in matematica per comprendere come a livello di costi, non ci sia confronto: il fratello che ha investito attraverso unETF ha un risparmio ogni anno di 488 euro, a parità di investimento e di capitale investito.

 

A questo punto probabilmente ti starà girando per la testa una domanda “dove è il trucco? Come mai i fondi hanno un costo di gestione annuale elevato mentre, al contrario, gli ETF hanno un costo così ridotto?

Il motivo del minor costo di un ETF rispetto ad un fondo risiede in un insieme di motivi: un primo motivo consiste nella gestione passiva, invece che quella (pseudo) attiva dei fondi, mentre un secondo motivo consiste nella minore rotazione di portafoglio degli ETF rispetto ai fondi.

 

A questo punto probabilmente ti verrà spontanea un’altra domanda “come mai la mia banca o il mio promotore finanziario non mi ha mai consigliato questo prodotto?”.

La risposta a questa tua domanda è il terzo motivo per cui un ETF costa meno di un fondo: gli ETF non hanno una rete commerciale di venditori da sostenere e da finanziare, come banche e promotori finanziari.

Per dirtela in modo chiaro e diretto: banche e promotori finanziari non ti consiglieranno mai di acquistare un ETF perché questo prodotto non costituisce per loro nessuna fonte di guadagno, dal momento che non gli retrocede nessuna commissione.

Prova a metterti nei panni di una banca o di un promotore finanziario, anche loro "tengono famiglia": se vendi un ETF ad un cliente per un controvalore di 20 mila euro, incassi una sola volta la commissione di acquisto che, come abbiamo detto prima, ammonta a circa 5-10 euro con le banche online.

Al contrario invece, se vendi un fondo di investimento che ha un costo annuo di gestione del 2,51%, incassi in automatico una lauta commissione ogni anno, fino a quando l’investitore non liquiderà le quote!

Sintetizzando al massimo, possiamo dire che i fondi comuni fanno arricchire il bilancio della banca e, contemporaneamente, impoverire le tasche del risparmiatore mentre, al contrario, gli ETF rappresentano un’ottima soluzione di investimento per il risparmiatore.


Il secondo vantaggio degli ETF rispetto ai fondi comuni di investimento è la loro maggiore efficienza.

A causa dei costi elevatiche vengono caricati sugli ETF, le performance sono zavorrate e ne risentono negativamente.

Le banche ti raccontano la bugia che i fondi hanno un costo elevato perché c’è un gestore in gamba che è in grado di battere il benchmark, ossia di ottenere performance e risultati migliori rispetto al parametro di riferimento, ad esempio un indice del mercato azionario americano.

La realtà dimostra esattamente il contrario: quasi tutti i fondi sono un prodotto inutilmente costoso che ottiene performance mediamente scadenti e, quelle rare volte che per un anno un fondo batte davvero il benchmark, non è per perizia del gestore ma per pura casualità, dal momento che gli anni successivi torna a fare peggio del mercato.

Per darti un’idea concreta di questa differenza di performance e della maggiore efficienza degli ETF, ti illustro il confronto tra la performance dell'ETF "iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) "(linea celeste) e del fondo "Allianz US Equity Fund CT Cap EUR" (linea blu).

 etf pi

 

Anche in questo caso non serve una laurea in matematica per notare il sistematico e progressivo divario tra la performance dell’ETF e quella del fondo.

Allo stesso tempo, i numeri, che sono oggettivi e non possono essere interpretati arbitrariamente, segnalano in modo evidente la maggiore efficienza delle performance dell'ETF rispetto a quelle del fondo.
L'ETF nel corso degli ultimi hanno ha registrato una performance superiore a fronte di un minore grado di rischio, come illustrato nella tabella sottostante.
Nel corso degli ultimi anni l'ETF ha offerto un rendimento medio annuo del 15,20% con una performance complessiva del 102,91% a fronte di una volatilità del 13,37% e un massimo drawdown del 19,02% mentre, nell'arco dello stesso periodo di tempo, il fondo è aumentato ha registrato un rendimento medio del 11,31% con una performance complessiva del 70,85% a fronte di una volatilità del 14,35% e un drawdown del 20,68%.

 etf pi

 

 

A questo punto hai già in mano una prima soluzione per rendere più efficiente il tuo portafoglio: non devi fare altro che vendere i fondi e sostituirli con i relativi ETF, ossia quelli che investono nello stesso sottotante.

In questo modo, a parità di asset allocation e di rischio di portafoglio, ridurrai i costi e migliorerai le performance del tuo portafoglio!

E ti garantisco che non è mica poco!

 

Il terzo vantaggio è costituito dall’elevata diversificazione interna che elimina il rischio specifico e riduce il rischio di portafoglio.

Quando acquisti un ETF infatti acquisti un ampio paniere di titoli (azioni oppure obbligazioni, a seconda della tipologia di ETF selezionato) con la conseguenza concreta di diversificare ampiamente il tuo portafoglio e di diminuire, di conseguenza, il rischio complessivo del tuo investimento.


Il quarto vantaggio è costituito dal fatto che gli ETF non possono fallire, dal momento che come per i fondi di investimento, il patrimonio di un ETF è segregato (depositato presso una banca collocatrice) rispetto a quello della Società che lo gestisce e questo significa che, in caso di default della società che lo gestisce, il patrimonio dell’ETF non è aggredibile da parte di eventuali creditori.

Gli ETF quindi non sono esposti al rischio di insolvenza, neanche in caso di fallimento della società che lo gestisce e che si occupa della sua distribuzione.


Il quinto vantaggio è costituito dal fatto che oggi gli ETF ti permettono di investire in ogni asset class, come ad esempio il mercato monetario, l’obbligazionario, l’azionario, l’immobiliare o le materie prime.

Non solo ma ti permettono di accedere anche a mercati o sottostanti che generalmente sono difficilmente raggiungibili per il risparmiatore, come ad esempio l’azionario africano o l’obbligazionario dei paesi asiatici.

Questo vantaggio è spesso sottovalutato ma in realtà rappresenta un duplice pregio: da un lato favorisce la diversificazione del portafoglio e dall’altro aumenta le opportunità di investimento per l’investitore.


Il sesto vantaggio è costituito dal fatto che gli ETF richiedono un investimento monetario minimo estremamente ridotto.

Dal momento che gli ETF non presentano un taglio minimo di negoziazione, come nel caso delle obbligazioni, è possibile sottoscrivere anche solo 1 quota.

Questo significa che se un ETF ha una quotazione di 21 euro, la quantità minima negoziabile sarà di 1 quota, ossia di 21 euro.

Questo vantaggio è particolarmente utile quando l’investitore possiede un capitale monetario ridotto ma giustamente desidera farlo fruttare e diversificarlo in modo opportuno.


Il settimo vantaggio è costituito dalla trasparenza del prezzo degli ETF.

Dal momento che gli ETF sono quotati su un mercato regolamentato, come quello di Borsa Italiana, è possibile negoziarli in tempo reale, come con le obbligazioni o le azioni.

Questo significa che, attraverso la tua banca online, li puoi acquistare o vendere con un click del mouse e ottenere immediatamente il prezzo di eseguito dell’operazione.

Ovviamente se sei cliente di una banca tradizionale oppure delle Poste oppure di un Private e non hai una piattaforma online (in gergo tecnico si chiamano “home banking” o “trading online”), puoi acquistare gli ETF direttamente allo sportello.

Non c’è alcun dubbio che questo rappresenti una fattore di grande trasparenza, dal momento che invece, quando acquisti un fondo di investimento, la tua banca ti comunica il prezzo di acquisto e il numero preciso di quote sottoscritte solo nei giorni successivi. E il discorso è analogo in occasione della vendita delle quote del fondo.


L’ottavo vantaggio è costituito dalla duttilità che nel caso degli ETF assume molteplici forme.

Oltre alla possibilità di investire su ogni asset class e sottostante, che ti ho appena descritto, gli ETF ti permettono di implementare strategie rialziste, ribassiste o in leva oppure puoi investire in Euro o in valuta estera oppure optare per un ETF con la copertura del cambio, per evitare di essere esposto al rischio valutario, ad esempio se il sottostante in cui desideri acquistare è denominato in dollari.


In tema di duttilità, un altro aspetto fondamentale, che viene sempre ignorato, è rappresentato dal fatto che per il tuo portafoglio puoi valutare di acquistare un ETF a distribuzione oppure ad accumulo dei proventi.


Gli ETF a distribuzione, come dice il nome stesso, distribuiscono i proventi staccati dai titoli che compongono il portafoglio.

La frequenza della distribuzione non è univoca e può essere mensile, trimestrale, semestrale oppure annuale.

Al contrario invece gli ETF ad accumulo invece non distribuiscono i proventi che vengono automaticamente reinvestiti nello stesso ETF.


La distinzione tra ETF ad accumulo oppure a distribuzione è quasi sempre ignorata dal piccolo risparmiatore ma invece andrebbe tenuta in grande considerazione, dal momento che è fonte di elevata differenza di performance e di rendimento nel medio-lungo periodo.


Se il tuo obiettivo finanziario è di incassare entrate periodiche, non hai alternative devi necessariamente orientarti verso l’acquisto di ETF a distribuzione.

Al contrario invece, se il tuo obiettivo è massimizzare il rendimento oppure ottimizzare l’impatto fiscale, devi necessariamente privilegiare gli ETF ad accumulo dei proventi.


Devi infatti sapere che differire in avanti nel tempo il pagamento delle imposte sulle cedole, permette di ottimizzare il reinvestimento e quindi di massimizzare il rendimento.

Il possessore di un ETF ad accumulo infatti reinvestirà in automatico ogni interesse maturato e pagherà le imposte solo quando effettuerà il riscatto e solamente sulle quote che deciderà di liquidare.

La conseguenza di questa procedura è che gli ETF ad accumulo sono nettamente più efficienti dal punto di vista fiscale, soprattutto in ottica di lungo periodo, rispetto a quelli a distribuzione.


Un esempio ti dimostrerà l’ampiezza di questa differenza, che ad occhio è difficile percepire.

Immagina due fratelli che devono investire ciascuno 10 mila euro e che si recano in banca e acquistano lo stesso ETF, che investe nello stesso sottostante, ma con la differenza che uno opterà per un prodotto a distribuzione e l’altro per uno ad accumulo.

Ipotizza che siano trascorsi 30 anni, durante i quali ogni anno il sottostante dell’ETF è aumentato del 5%.

La performance migliore l’avrà ottenuta il fratello che ha optato per l’ETF ad accumulo che si ritroverà con un controvalore di 34.582,37 euro mentre invece l’altro fratello, che aveva optato per l’ETF a distribuzione, che ha subito annualmente un prelievo del 26%, si ritroverà con un ammontare monetario di 29.741,49 euro, come illustrato nella tabella sottostante.

Questi numeri confermano come il rimandare in avanti nel tempo il pagamento delle imposte e reinvestire puntualmente l’intera cedola comporta un importante vantaggio in termini monetari nel lungo periodo.


Dal punto di vista operativo, conoscere le conseguenze appena descritte, rappresenta un fattore prezioso per impostare la tua personale pianificazione finanziaria.

Se infatti il tuo obiettivo finanziario è quello di ottenere una entrata periodica, non hai altra scelta che optare per un ETF a distribuzione.

Al contrario invece, se non hai necessità di incassare cedole e il tuo obiettivo è quello di massimizzare il rendimento, dovresti rinunciare al fascino della cedola per optare su un più efficiente fiscalmente ETF ad accumulo.


Il nono vantaggio è costituito dalla “replica passiva”.

Gli ETF infatti non sono amministrati da un gestore fisico ma da un algoritmo che replica in modo passivo la composizione del benchmark e del paniere sottostante; in questo modo l’ETF replicherà in modo perfetto sia l’andamento dei prezzi che la loro volatilità.

Oltre al costituire un fattore di minore costo, la replica passiva impedisce che l’ETF possa realizzare sotto-performance rispetto al benchmark di riferimento, che è una criticità invece frequente tra i fondi comuni di investimento, che quasi mai riescono a battere il benchmark, anche se si fanno pagare lautamente per farlo.


Il decimo vantaggio è che costituito dal fatto che acquistare un ETF in sostituzione delle singole azioni o obbligazioni, ti permette di evitare di concentrarti nella analisi e selezione del singolo titolo, che in gergo tecnico è chiamata “stock picking”.

Dal punto di vista operativo dovrai concentrarti solo nell’analisi della tendenza generale del sottostante, come un indice azionario, che generalmente è un compito meno complicato rispetto ad individuare la tendenza di una singola azione.


L’undicesimo vantaggio è che l’ETF rappresenta un’ottima soluzione sia per l’investitore che per il trader dal momento che si presta ad essere utilizzato all’interno di numerose strategie di investimento.

Dal punto di vista operativo infatti è possibile utilizzare gli ETF in 4 differenti modalità:

- piano di accumulo 

- strategie statiche 

- strategie basate sull'incassare entrate periodiche 

- strategie dinamiche 

- trading di breve periodo


piani di accumulo (PAC) sono soluzioni di investimento efficienti per personalizzare il portafoglio e per accumulare un capitale nel corso del tempo per soddisfare esigenze future, come ad esempio l'università dei figlio oppure smettere di lavorare in anticipo, rispetto all'età della pensione.
L'esempio classico è quello di investire uno specifico ammontare monetario, ad esempio 100 euro al mese, per un determinato periodo di tempo, ad esempio 10 anni.
In realtà esistono soluzioni più efficienti di quella appena descritta e che ti insegnerò nel corso "investire con gli ETF" che iniziarà lunedì 28 ottobre e che si svolgerà online.
Dal momento che gli ETF non hanno lotto minimo e ti permettono di investire in ogni asset class, sono uno strumento efficientissimo per personalizzare e diversificare il tuo piano di accumulo, ottenendo risultati assolutamente interessenti (rendimento medio annuo del 5,31%) come descritto nell'immagine sottostante.

pac etf strategia

 

Le strategie statiche ("passive") prevedono di determinare l'asset allocation ideale, in base alla personale pianificazione finanziaria (obiettivo finanziario, grado di rischio e ottica temporale) e di ribilanciare il portafoglio con una determinata frequenza.
Si tratta di strategie semplici da realizzare e da gestire, anche per chi muove i primi passi sui mercati finanziari, ma che permettono di ottenere ottimi rendimenti, come nel caso sottostante del 7% annuo con un drawdown massimo del 14%, anche in funzione del poco tempo da dedicare al portafoglio (bastano anche solo un paio di ore all'anno).

etf strategia statica passiva 

 

Le strategie dinamiche ("attive") prevedono di modificare la composizione del portafoglio, variando periodicamente l'asset allocation, in funzione delle mutate condizioni di mercato.
Si tratta di strategie che permettono di ottimizzare il rapporto rischio-rendimento, diminuendo il rischio rispetto alle strategie statiche, a fronte di rendimenti assolutamente interessanti, come illustrato nell'immagine sottostante che rappresenta una strategia con un rendimento annuo del 6% con un drawdown massimo del 7%.
Anche in questo caso si tratta di strategie facili da gestire e replicare da ogni investitore,anche da chi è neofita, ma in questo caso l'impegno per l'investitore è leggermente superiore in termini di tempo,anche se occorrono un paio di ore al mese.

etf strategia dinamica attiva

 

Ti insegnerò tutte queste strategie nel corso "INVESTIRE CON GLI ETF" che iniziarà lunedì 28 ottobre, che si svolgerà online e alla sera, e a cui puoi iscriverti oggi usufruendo di un ottimo sconto

 

Mi raccomando, non pensare che queste strategie di investimento siano complicate!

È vero il contrario! Sono tutte strategie semplici, replicabili al 100%, anche da chi muove i primi passi sui mercati finanziari, e richiedono solo poche ore a settimana, oppure al mese, a seconda delle strategie che si applicano, per ottenere risultati esattamente uguali a quelli descritti nei grafici precedenti.


Se desideri approfondire questi argomenti ed ottenere gli stessi risultati dei grafici precedenti, imparando a conoscere e selezionare gli ETF per costruire&nbs p;e gestire un portafoglio profittevole ed a rischio contenuto, investendo in modo consapevole, autonomo e indipendente dai consigli della tua banca o del tuo promotore finanziario, che sono sempre in conflitto con i tuoi interessi, iscriviti subito al mio corso "investire con gli ETF" che inizierà il 28 ottobre e a cui puoi iscriverti oggi, usufruendo di un ottimo sconto!  

 

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© Riproduzione parziale o totale concessa con espressa citazione della fonte

 


TAG:

Stock Bank Obbligazioni Economy Etf Finanza Investment Mercati Wallet

AUTORI:

Gabriele bellelli

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