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Materie prime, la ripresa potrebbe essere dietro l’angolo

13/09/2018 12:23

Dopo cinque anni di mercato ribassista, le materie prime mostrano segnali di ripresa con afflussi record. Che cosa c’è alla base di questa loro solida performance? L’andamento delle materie prime dipende, in gran parte, da fattori che non sono necessariamente collegati a quelli che muovono i mercati azionari e obbligazionari. Di conseguenza, i loro rendimenti tendono a essere meno correlati con le asset class tradizionali e fungono da strumento di diversificazione del portafoglio, grazie alla capacità di ridurre la volatilità complessiva dell’allocation e proteggere dall’inflazione.

Dall’inizio dell’anno a oggi, gli ETF sulle broad commodities hanno registrato afflussi globali di poco inferiori ai 5 miliardi di dollari, valore, questo, che potrebbe fare del 2018 l’anno migliore in assoluto per l’asset class. Queste materie prime tipicamente vengono detenute all’interno di portafogli strategici (buy and hold) e se il trend continuerà anche in questa seconda parte dell’anno i flussi del 2018 potrebbero persino superare il picco di 6.5 miliardi di dollari del 2009.

L’oro ha registrato afflussi relativamente forti nella prima metà del 2018 (circa 5 miliardi di dollari americani) a cui poi sono però seguiti deflussi, probabilmente riconducibili alla sua recente performance negativa e a posizioni short senza precedenti, che hanno determinato flussi netti negativi da inizio anno.

Il settore energy ha dato il maggior contributo ai rendimenti totali dell’indice delle broad commodities nel 2018, seguito dai cereali e dai metalli industriali. Questi ultimi hanno registrato una sovraperformance favorita dai dati sulla produzione manifatturiera cinese, risultati superiori alle attese, e potrebbero continuare a sostenere ulteriormente i rendimenti complessivi, soprattutto se il dollaro americano tornerà a indebolirsi.

La performance dei cereali è stata invece determinata da una contrazione, più veloce di quanto atteso, delle scorte globali. I vincoli sul lato dell’offerta, inoltre, hanno ridotto il potenziale del raccolto in un ambiente caratterizzato da una forte domanda.

I prezzi del petrolio potrebbero risentire delle incertezze relative all’offerta come conseguenza delle sanzioni USA all’Iran e dell’attuazione dei target produttivi concordati dall’OPEC a Vienna. Dopo la decisione del Presidente Trump di uscire dall’accordo con l’Iran a maggio, il settore ha rapidamente ripreso slancio, probabilmente per i maggiori rischi geopolitici e le preoccupazioni sul calo dell’offerta da Iran e Venezuela. Di conseguenza, mentre si facevano insistenti le voci di un aumento della produzione in Arabia Saudita e Russia, il mercato ha registrato una leggera correzione.

Riteniamo che la combinazione di dinamiche positive di domanda e offerta e la ripresa del CBOE Volatility Index (VIX) dovrebbe continuare a sostenere le materie prime rispetto alle azioni e obbligazioni. Per quanto riguarda gli indici sulle broad commodities, la media ponderata delle curve dei futures a un anno dei componenti del Bloomberg Commodity Index sta seguendo un trend solido verso la backwardation, dinamica che suggerisce condizioni favorevoli di domanda e offerta. In senso più ampio, la backwardation indica che i prezzi dei contratti futures a scadenza ravvicinata sono superiori a quelli che si chiuderanno più in avanti. Di conseguenza, una posizione lunga su un contratto a più lunga scadenza potrebbe essere vantaggiosa per un investitore poiché il suo prezzo potrebbe aumentare nel tempo, pian piano che si va verso la scadenza.

Le curve piatte dei futures, il calo dei rischi di liquidazione long degli speculatori e il ribasso del VIX sono fattori che fanno prevedere uno scenario positivo per le materie prime nella nostra view. Storicamente, simili condizioni segnano l’inizio di una significativa sovraperformance delle materie prime rispetto alle azioni. Se l’economia globale continua a crescere, le economie avranno bisogno, e utilizzeranno, quantitativi maggiori di materie prime per la loro espansione, e le dinamiche della domanda porteranno a un rialzo dei prezzi.

Tuttavia, visto che le banche centrali si stanno direzionando verso il quantitative tightening, potremmo anche aspettarci che la crescita si stabilizzi o entri in una fase di correzione del mercato. Considerata la correlazione tra la performance delle materie prime e l’aumento della crescita globale, una correzione del 20-30% nei mercati azionari potrebbe avere forti conseguenze negative per i flussi nelle materie prime.


Articolo a cura di Aanand Venkatramanan, ETF Systematic Strategies, Index Funds di Legal & General IM
Fonte: www.finanzaoperativa.com
 

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Finanzaoperativa

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