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Con fatica, il mercato sembra reggere

25/05/2022 09:39

Ripartiamo da dove ho concluso il commento di ieri, delineando quel che avrebbe potuto succedere. Lo riporto per comodità: “Perciò la seduta odierna potrebbe portarci un pullback che andrà a disegnare l’onda 2 del modello di inversione. È necessario che questo calo non si estenda troppo e che non vada a rompere l’area 3.900 di SP500.
Occorrerà poi che riprenda il rialzo fino a superare i massimi di ieri e che venga riguadagnata l’area 4.000.”

Verifichiamo quel che è successo. Il pullback c’è stato, eccome. Tutto è partito dalla trimestrale di Snapchat, che ha presentato un profit warning per colpa dell’inflazione.

Sebbene quella società non sia tra quelle che dominano il Nasdaq, il suo crollo di oltre -40% ha diffuso il panico tra gli operatori, cosicché i futures americani fin dalla notte asiatica sono arretrati significativamente. L’Europa azionaria ha aperto subito in gap ribassista e si è rimangiata di botto tutto il guadagno della seduta precedente.
La mattinata ha visto un tentativo europeo di ridurre le perdite, ma l’apertura americana ha ripresentato in orario regolare quel che si era visto nel pre-market di Wall Street. SP500 si è subito inabissato e dopo poco più di un’ora è arrivato a perdere 100 punti tondi (-2,5%) dalla chiusura di lunedì sera.

L’umore nero di Wall Street ha così riportato Eurostoxx50 sui minimi della mattinata e con un mesto -1,64% ha archiviato una brutta seduta. Perdite simili anche per i principali indici europei, con la ormai solita eccezione di quello spagnolo, che ha chiuso addirittura in lieve rialzo.

Ma, come spesso succede dopo la chiusura europea, il mercato USA ha subito cambiato direzione ed ha iniziato il rimbalzo, partendo dal minimo di SP500 a quota 3.875.
Questo livello è un po’ più basso del 3.900 che avrei preferito non venisse sfondato, ed equivale al minimo di giovedì scorso, che evidentemente ha buone caratteristiche di supporto. Il rimbalzo ha preso corpo per il resto della seduta e si è esteso fino al massimo di 3.956, per poi chiudere a 3.941 (-0,81%).

La differenza rispetto ai minimi di seduta è evidente e ci dice che l’indice principale potrebbe aver concluso proprio su quel minimo l’onda 2 correttiva del modello di inversione. Per avere l’inversione occorre che il rimbalzo iniziato ieri si estenda anche oggi e riesca a tornare al di sopra del massimo di lunedì (3.983), proseguendo verso il definitivo ed ultimo ostacolo da superare per poter sancire l’inversione e la fine della lunghissima e penosa correzione di quasi 5 mesi: quota 4.090.


Non resta che attendere, sapendo che ora il minimo di ieri diventa il supporto da non cedere assolutamente, per evitare di scendere addirittura in area 3.700.

Abbiamo quindi i nostri parametri: sopra 4.090 c’è il paradiso del toro; sotto 3.875 c’è l’inferno dell’orso; tra 3.875 e 3.983 c’è il purgatorio dell’indecisione, mentre tra 3.983 e 4.090 c’è la sala d’attesa per entrare in paradiso. 

Aggiungo infine che il rimbalzo di ieri è tutto merito dei cosiddetti titoli “value”, cioè quelli dell’economia tradizionale, che in questa correzione sovraperformano costantemente i titoli classificati “growth”, cioè quelli dei settori innovativi, con pochi utili ma tante prospettive di crescita, che il rialzo dei tassi sta penalizzando.

Lo dimostra il fatto che l’indice Dow Jones, patria del “value”, ieri ha chiuso in lieve rialzo (+0,15%), mentre il tecnologico Nasdaq100, popolato da titoli “growth”, ha accusato un pesante -2,20%. In mezzo troviamo il -0,81% di SP500, dove c’è un po’ di tutto.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata


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