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L’Europa sotto la lente ESG

16/06/2021 16:00

I risultati pubblicati recentemente sul Sustainability Atlas del 2021 dimostrano come l’Europa sia la regione più virtuosa quando si parla di sostenibilità, grazie soprattutto al contributo di paesi come Olanda, Francia e Finlandia. Ma al suo interno, com’è la situazione dei diversi settori? Abbiamo provato a misurare il rischio ESG dei diversi comparti applicando il Sustainalytics ESG Risk Score alle stock che compongono i panieri degli indici settoriali Morningstar DM Europe, pesando il punteggio di ogni singola azione con lo stesso peso che gli viene attribuito all’interno del benchmark.

Come interpretare l'ESG Risk Score 

Il Sustainalytics ESG Risk Score misura il grado in cui il valore economico di un'azienda può essere a rischio a causa di problemi di natura ambientale, sociale e di governance.

Per essere considerata rilevante, ai fini di questa valutazione, una problematica di sostenibilità deve avere un impatto potenzialmente rilevante sul valore economico di un'azienda e di conseguenza sul profilo di rischio/rendimento di un investimento nella stessa. Questo spiega che perché i parametri considerati per esprimere il giudizio sulle società variano da settore a settore.
Il Sustainalytics ESG Risk Score quantifica l’esposizione al rischio ESG restante dopo aver tenuto conto di tutte le misure adottate dall’azienda per la gestione di tali problematiche. Questo rating è espresso su una scala che va da 0 a 100. Un punteggio compreso tra 0 e 9,99 indica un rischio ESG trascurabile, tra 10 e 19,99 un rischio ESG basso, tra 20 e 29,99 un livello medio, tra 30 e 39,99 un livello alto, un punteggio da 40 in su un rischio ESG grave.

I risultati

Analizzando il punteggio dei vari settori notiamo come real estate, tecnologia e telecom siano quelli promossi con i voti migliori.

Seguono a ruota le aziende dei comparti finanza e beni di consumo ciclici, anche loro con profilo di rischio Basso (ESG Risk Score medio inferiore a 20).

Figura 1: Settori economici e rischio ESG

Fonte dati: Morningstar Direct

Se guardiamo il benchmark del settore immobiliare notiamo che i titoli che compongono l’80% della sua capitalizzazione di mercato hanno un ESG Risk Score inferiore a 20 con società come il gruppo franco-olandese Unibail-Rodamco-Westfield a cui Sustainalytics assegna un punteggio inferiore a 5.

Nel comparto tecnologia la percentuale di società con un basso rischio ESG sale addirittura all’86%, anche se le più virtuose in questo senso hanno un punteggio attorno a 10 come Capgemini e SAP.


Tra i titoli che compongono l’indice Morningstar DM Europe Communication Services sono solo tre quelli che hanno un profilo di rischio Alto, ma il punteggio medio superiore ai primi due settori è dovuto al maggior peso di alcune società, come Deutsche Telekom, Vodafone, Telefonica e Orange, che hanno un ESG Risk Score superiore alla media del settore. 

A pesare negativamente sulla pur buona performance del settore Finanza, sono stati i punteggi di poco sotto la soglia critica di 30 (rischio Alto) dei grandi gruppi bancari, come Banco Santander, Credit Suisse e Deutsche Bank.

Mentre la valutazione dei consumer cyclical è stata penalizzata dal peso del comparto auto, con titoli come Volkswagen, Aston Martin, BMW, Daimler, Stellantis, Ferrari e Renault, che hanno un profilo di rischio ESG Medio.

L’unico comparto ad avere un ESG Risk Score superiore a 30 (Alto) è quello energia.
Tre società: Diversified Energy Co, Aker BP ASA e DNO ASA, che complessivamente rappresentano solo l’1% della capitalizzazione di mercato dell’indice, hanno un profilo di rischio Grave, mentre BP, Royal Dutch Shell ed Equinor, che insieme pesano per oltre un terzo della market cap totale, hanno tutte un ESG Risk Score Alto.

Il settore materie prime, che insieme a quello energetico è il più coinvolto nella gestione di problematiche e di controversie di carattere ambientale e sociale, mantiene nel complesso un profilo di rischio Medio poiché i titoli con un ESG Risk Score più elevato, ovvero ArcelorMittal, Glencore PLC, Rio Tinto PLC e BHP Group PLC pesano poco più del 20% della capitalizzazione di mercato complessiva dell’indice, mentre società virtuose come Air Liquide SA, Koninklijke DSM NV e Akzo Nobel, che hanno un punteggio inferiore a 20, contano insieme per circa il 14%.

Può sorprendere come il comparto Beni di consumo difensivi abbia totalizzato un punteggio di poco inferiore a quello materie prime, ma le ragioni del suo ESG Risk Score di 23,02 sono da attribuire al profilo di rischio medio di aziende big del settore come Nestle SA, British American Tobacco PLC, Imperial Brands PLC, Anheuser-Busch InBev SA/NV e Unilever PLC che rappresentano circa il 50% della market cap dell’indice.

Di Francesco Lavecchia

Autore: Morningstar Fonte: News Trend Online
 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata



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