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Il Trading non è la soluzione allo stipendio sicuro. Parla Andrea Unger, l’italiano 4 volte campione del mondo di Trading

03/12/2021 11:55


Si può vivere di solo trading? La risposta arriva dall’esperto: «Non c’è linearità nelle entrate e non è per tutti».
 

“Il trading non è la soluzione allo stipendio sicuro e chiunque lo faccia credere è in malafede”. A sostenerlo, senza troppi giri di parole o false promesse, è una delle massime autorità del settore: Andrea Unger, l’unico ad aver vinto per 4 volte il campionato del mondo di trading, la World Cup Championship of Futures Trading.

Eppure, nonostante questo, il numero dei trader improvvisati o semi professionisti, cresce di anno in anno raggiungendo numeri a sei zeri, fotografando un fenomeno che sta aumentando in maniera esponenziale soprattutto in questi due anni di pandemia e di incertezza economica. A ribadirlo è anche un’indagine condotta da ByTek – società attiva nel marketing digitale – nella quale è emerso che le ricerche su Google di parole chiave legate al trading è aumentata del 140% (da 1,5 a più di 3,6 milioni).

In molti - spiega Unger, trader professionista dal 2001 e membro onorario di SIAT (Società Italiana Analisi Tecnica) - nutrono l’errata convinzione che si possa vivere di investimenti, sostituendo questa attività al posto di lavoro, magari facendo qualche corso online”. E in effetti, per quanto alcune piattaforme o propagande lo lascino credere, per il quattro volte campione del mondo non c’è una linearità nelle entrate: «vedendo quello che succede a me e a tanti trader miei colleghi, vi posso assicurare che la stabilità delle entrate nel trading non è sufficientemente lineare per vivere solo di questo. Infatti, è normale che ci siano dei mesi in perdita, perciò la cosa importante è che vi sia un guadagno nel lungo periodo. Le cose si complicano nel caso di una rendita mensile, specialmente se l’obiettivo è avere una sorta di stipendio. Infatti, se per tre mesi di fila guadagnate uno e poi il quarto mese perdete tre, chiaramente sarete tornati al punto di partenza. Anzi, magari avete anche speso qualcosa, quindi sarete sotto».

Per il trader italiano nessuna strategia può presentare un andamento completamente stabile. «Alcune strategie possono esserlo per un lungo periodo e poi, all’improvviso, smettono di esserlo e quando questo accade, fanno tanto male. Quindi, nonostante i guadagni finali ci siano, bisogna valutare come ci si è arrivati e anche come ci si è sentiti a livello psicologico».

 

Dunque, il trading deve essere prevalentemente una passione o un hobby. Certo, può essere anche un lavoro, ma con la consapevolezza che non si tratta di un posto fisso, con stipendio regolare e orari predefiniti. «Il punto è che il trading non è la soluzione allo stipendio sicuro, e chiunque faccia credere questo è in malafede. Il trading è affascinante, è bello, può essere profittevole, può essere fonte di soddisfazione, però non sarà mai fonte di una piena tranquillità economica, tanto meno quella del classico impiegato che porta a casa lo stipendio alla fine del mese. Per fare trading bisogna rimboccarsi le maniche e studiare. È possibile guadagnare, ma non pensare di avere una rendita mensile costante, perché di fatto è difficilissimo che ci possa essere per un tempo sufficientemente lungo a garantirci la tranquillità».

Nel trading, più alto è il rischio e maggiore sarà la performance: «ricordo, a questo proposito, che non conviene mai alzare il rischio oltre un certo limite. Un trader sistematico veramente bravo che adotta una percentuale di rischio per singolo trade dell’1-2%, configurando un’ipotesi di drawdown del 10-15%, magari anche del 20% in casi di estrema turbolenza dei mercati, può ambire a un guadagno del 30-35% all’anno. Qualcuno dirà che il 30% è pochissimo, ma di fatto si tratta di una stima realistica. Siamo sinceri, dire che si possono raggiungere performance del 500%, come quelle che si vedono nei campionati, sarebbe una truffa bella e buona. Sarebbe un po’ come se vi dicessi che chiunque può correre i cento metri in 9”58 solo perché Usain Bolt riesce a farlo. Non bisogna mai farsi annebbiare da cifre da capogiro».

Esaminando diversi broker infatti, risulta che il 76,06% dei conti trading è in perdita, mentre il 93% dei trader smette dopo 5 anni.

Per Unger quindi, più che talento, è questione di metodo: «Questo significa che una volta spiegata la procedura, anche chi non possiede un talento particolare riesce comunque a mettere i sistemi a mercato. Naturalmente esistono anche delle persone che non sono assolutamente portate per il trading e a queste, per il loro bene, glielo sconsiglio.
Il trading non è per tutti. E’ una 
attività che dà risultati grazie allo studio, all’applicazione e a un metodo comprovato».

 

 

© TraderLink News - Direttore Responsabile Marco Valeriani - Riproduzione vietata


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