Due terzi delle borse mondiali sui massimi storici

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 13/01/2026 16:03

Gli investitori conteggiano le plusvalenze accumulate dopo 39 mesi di bull market: i due terzi della durata media post-bellica. La rotazione di mercato da geografica diventa settoriale e di stili di investimento. Questa settimana l'Outlook di AGE Italia per il 2026.

Il rapporto sull’occupazione di dicembre negli Stati Uniti ha prodotto segnali contrastanti. Da un lato, le nuove buste paga si sono rivelate inferiori, seppur di misura, alle attese degli economisti; con la media degli ultimi tre mesi che permane in territorio negativo, soprattutto per effetto dei licenziamenti nel settore pubblico ad ottobre dopo lo shutdown federale.

Cala a sorpresa il tasso di disoccupazione, ma probabilmente è la dinamica delle retribuzioni a costituire il passaggio più saliente del rapporto, con una crescita che, se da un lato costituisce un’ottima notizia per i bilanci delle società quotate, dall’altro pone questioni circa la sostenibilità della spesa per consumi, che ha trainato l’espansione economica nel secondo semestre. 

Lo S&P500 ha celebrato salendo venerdì ad un nuovo massimo storico, e raggiungendo con nove giorni di ritardo il target a 6970 punti per fine 2025 ufficializzato nell’Outlook di AGE Italia. Nuovi record sono stati raggiunti da diversi indici azionari USA, e non solo: in prossimità dei massimi a dieci anni si collocano attualmente ben 19 dei primi trenta indici azionari al mondo per capitalizzazione. È la proporzione più ampia degli ultimi sei anni, e la dice lunga sulla coralità del bull market.

Si assiste oltretutto ad una sana rotazione. Se il 2025 è stato l’anno del transito dai listini americani alle borse non USA, il 2026 sta confermando il passaggio di testimone da un Tech tuttora in affanno, a settori più Value; con le piazze europee che naturalmente ne beneficiano, al pari della versione equiponderata dello S&P500, meno condizionata dalle megacap tecnologiche, ed ora a sua volta su nuovi massimi, in sovraperformance netta negli ultimi mesi. 

La settimana che si apre assisterà all’inaugurazione delle trimestrali del Q4. Le aspettative sono state riviste verso l’alto negli ultimi giorni, ma appaiono ancora contenute, con un monte utili atteso in espansione del 7% rispetto ad un anno fa; quando gli EPS sono cresciuti a doppia cifra negli ultimi tre trimestri. In particolare il consenso appare eccessivamente cauto nello stimare ricavi in crescita del 5.7%, quando lo stesso PIL americano, senza considerare l’inflazione, è proiettato dalla Fed di Atlanta a +5.1% nel quarto appena terminato. Davvero nessun effetto leva?

Gaetano Evangelista - www.ageitalia.net

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