Borse: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 18/03/2026 12:38

La settimana di scadenze tecniche di marzo solitamente arride agli investitori. Se i setup stagionali non dovessero invece trovare il riscontro di mercato, risulterebbe doveroso fare qualche riflessione sullo stato di salute dei listini azionari.

In due settimane le borse mondiali cedono poco più del 5% in termini di MSCI All Country, sacrificando un quinto dei progressi messi a segno dal minimo di aprile 2025 in poi. Significativamente, perdono terreno 28 dei primi 30 indici al mondo per capitalizzazione; non si salva nessuno,  eccezion fatta per le borse di Israele e Arabia Saudita: le piazze che più sarebbero favorite dalla neutralizzazione della minaccia iraniana.

Il messaggio qui è che il fattore geopolitico è di rilevanza secondaria nella misura in cui non incida sul contesto macro; e in ultima analisi sulla capacità delle aziende di generare profitti, e sulle sorti dei tassi di interesse. Ma se al contrario si innescassero pressioni stagflazionistiche, il consueto script ormai del tutto sdoganato verrebbe meno. Venerdì gli investitori hanno dovuto digerire una sensibile revisione al ribasso della crescita economica USA nel Q4, e le probabilità di taglio del Fed Funds rate entro luglio non superano ora il 30%. 

In questo contesto la penetrazione del minimo di dicembre, attivando il December Low Indicator, di certo non aiuta, al pari della mancanza di reazione delle ultime 48 ore della passata settimana. Non a caso il nostro modello di asset allocation impone un’ulteriore riduzione dell’esposizione in Equity: scesa ai livelli più bassi degli ultimi dieci mesi.

È vero, l’ipervenduto è considerevole, con lo S&P500 che raggiunge uno scostamento relativo da oltre 3 deviazioni standard: una posizione che si colloca al 99.6esimo percentile delle rilevazioni storiche. Tuttavia questo eccesso ribassista, che matura all’indomani di un estenuante trading range, rivela l’arrendevolezza del mercato azionario, nella misura in cui non generi alcuna reazione degna di nota. 

Il “bicchiere mezzo pieno” è una Wall Street che cede soltanto il 5% dai massimi nonostante tutto quello che un rialzista può temere dal fronte esogeno. Il bicchiere mezzo vuoto è una notevole dispersione interna, con otto settori su 11 che da inizio anno perdono più dell’indice, tre in misura superiore al 10 percento, e una differenza di 38 punti fra settore migliore e settore più realizzato: la terza differenza più ampia dal 1990.

È dunque un momento cruciale. La settimana di scadenze tecniche di marzo solitamente arride agli investitori. Dopo aver chiuso in calo la prima ottava di questo mese, lo S&P500 tipicamente reagisce egregiamente due settimane dopo. Se questi setup favorevoli non dovessero invece trovare il riscontro di mercato, risulterebbe doveroso fare qualche riflessione sullo stato di salute dei listini azionari.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net

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