Ci aspettavamo risposte, abbiamo prodotto ulteriori domande

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 23/06/2021 10:27

Il mercato azionario sta mutando pelle sotto i nostri occhi: passando prevedibilmente da una fase direzionale, ad una che a consuntivo apparirà tanto erratica quanto sostanzialmente stazionaria. È il periodo di decantazione anticipato a partire dalla seconda metà di maggio...

Il FOMC della settimana passata ha senza dubbio prodotto più domande, che fornito risposte agli investitori. Stando ad un sondaggio lampo fatto realizzare da Deutsche Bank, il rischio di un errore di politica monetaria da parte delle banche centrali (leggasi: Federal Reserve) è ritenuto ora il terzo “cigno nero” più consistente fra gli investitori, dietro un’inflazione maggiore delle attese e la possibilità di una variante da CoViD che vinca la resistenza prodotta dai vaccini.

Questa incertezza, ravvisabile anche dalla perfetta divisione di pareri fra gli esponenti del direttorio della banca centrale americana, spiega e giustifica l’aumento vertiginoso della volatilità degli ultimi giorni: il Dow Jones ha alternato una seduta dal ribasso superiore ai 500 punti, ad una seduta al contrario in cui ha guadagnato in misura specularmente opposta. Le azioni che meglio si erano comportate la settimana scorsa dopo la trionfale seduta di lunedì, ieri hanno avuto la peggio; mentre le società che fino ad una settimana fa avevano brillato, ieri hanno guadagnato la cima del ranking.

Emozioni estreme, insomma, nell’ambito di un mercato che sta mutando pelle sotto i nostri occhi: passando prevedibilmente da una fase direzionale, ad una che a consuntivo apparirà tanto erratica quanto sostanzialmente stazionaria. È il periodo di decantazione anticipato a partire dalla seconda metà di maggio, che ora trova piena concretizzazione, pur nell’alternarsi talvolta vorticoso di scenari: ieri, per dire, fra le 500 società dello S&P, ben 479 hanno terminato la seduta in rialzo. Si tratta della misura di ampiezza di mercato più consistente da aprile 2020. Non ci sorprenderemmo se nei prossimi giorni si sperimentasse una lettura specularmente opposta.

La stessa volatilità è registrata sulle piazze europee. Il FTSE passa da un saldo del -1.9% ad un recupero del +0.7%; non bisogna risalire molto indietro nel tempo per ritrovare precedenti analoghi: 20 maggio, 5 maggio e 1° febbraio soltanto quest’anno. La partita è aperta e, malgrado tutto, fino a quando non salterà l’argine che ieri ha retto egregiamente, sarà prematuro assumere un atteggiamento meno partecipativo.
È solo che a questo punto il nostro mercato deve decidere cosa fare da grande. L’All Share Italia ha raggiunto la proiezione, fra 28 mila e 28725 punti, maturata all’indomani del superamento dell’ultimo diaframma a 25 mila punti. Era l’obiettivo minimo. A questo punto, o si abbatte il supporto, o si procede verso l'ambiziosa proiezione proposta nel Rapporto Giornaliero di oggi.

Articolo a cura di Gaetano Evangelista
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