Wall Street come Rocky Balboa? (ma incombe il DLI)

Gaetano Evangelista Gaetano Evangelista - 12/03/2026 08:12

Le borse europee, più vulnerabili all’incendio delle quotazioni petrolifere, pagano uno scotto maggiore, con le brillanti performance da inizio anno che si ridimensionano visibilmente. FTSE MIB, DAX40 ed Eurostoxx50, fanno registrare una formale capitolazione.

Lo S&P500 cede il 2% al termine di una settimana drammatica, che ha visto guadagnare terreno soltanto due listini (Israele e Arabia Saudita) fra le prime trenta borse al mondo per capitalizzazione. Da inizio anno Wall Street scivola ora in territorio negativo, mentre dai massimi di fine gennaio il calo si attesta al -3.2%.
Questo consolidamento, a fronte di un petrolio infiammatosi del 36% in una settimana, di un VIX raddoppiato dai minimi e di posti di lavoro persi negli USA in cinque degli ultimi nove mesi. Di quanto dovrebbe salire il greggio, la volatilità e la disoccupazione prima che la borsa americana se ne curi?

I casi evidentemente sono due. O il mercato azionario è vittima di incantesimo, e presto chi detiene azioni passerà frettolosamente alla cassa. O la borsa è come un Rocky Balboa contro l'Orso Ivan Drago all'inizio della XV ripresa: non avverte più il dolore, e presto passerà al contrattacco. I prossimi giorni chiariranno se quello in atto è un aggiustamento sacrosanto, dopo più di tre anni di rialzi esaltanti, o qualcosa di più serio. I livelli tecnici di lungo periodo sono stati definiti, e i proventi dei realizzi sui settori che più hanno tirato, sono per ora riciclati nei settori più penalizzati a cavallo fra il 2025 ed il 2026.

Il contesto macro non è così problematico. In media nei passati dodici mesi sono state generate negli USA 13 mila buste paga al mese. Ciononostante, il tasso di disoccupazione è cresciuto di misura: dal 4.1 al 4.4%, con il tasso U6 sceso dall’8.0 al 7.9%. Restano però tiepide le prospettive di taglio dei tassi ufficiali, con la Fed ora più attenta al riverbero della fiammata del petrolio sui prezzi al consumo: in base alle quotazioni di venerdì sera, il CPI di marzo salirebbe dello 0.6% dal 2.4 al 3.0%.

Le borse europee, più vulnerabili all’incendio delle quotazioni petrolifere, pagano uno scotto maggiore, con le brillanti performance da inizio anno che si ridimensionano visibilmente. FTSE MIB, DAX40 ed Eurostoxx50, fanno registrare una formale capitolazione: condizione talvolta necessaria, ma di sicuro insufficiente a conclamare un minimo a portata di mano.

Il Rapporto Giornaliero di oggi mostra il comportamento tipico di Wall Street, dopo una crescita dei prezzi del WTI superiore al 100% nell’arco di dieci settimane. Allo stesso tempo, c’è da dire che a questa configurazione non si è giunti con uno S&P500 in caduta libera, come tipicamente occorso nel passato. E che il Dow Jones, venerdì sera, stava per attivare il December Low Indicator.

Gaetano Evangelista - https://www.ageitalia.net/

 

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer »