I ribassisti denunciano la compiacenza degli investitori, i rialzisti rilevano come il fattore geopolitico sia sopravvalutato, ed in ogni caso incida sulle quotazioni nella misura in cui alteri la capacità generativa dei profitti aziendali.
La defenestrazione lampo di Maduro in Venezuela, la grave crisi in Iran, le rocambolesce pretese geopolitiche sulla Groenlandia, per non parlare dell’assalto all’indipendenza della prima banca centrale al mondo: nulla sembra turbare il mercato azionario, pur reduce, bontà sua, dalla seconda settimana negativa consecutiva. Non accadeva da giugno dello scorso anno, sebbene in ambo i casi si parli di variazioni pressoché impercettibili.
I ribassisti denunciano la compiacenza degli investitori, i rialzisti rilevano come il fattore geopolitico sia sopravvalutato, ed in ogni caso incida sulle quotazioni nella misura in cui alteri la capacità generativa dei profitti aziendali, o muti sfavorevolmente la dinamica inflazionistica e dunque la funzione di reazione delle banche centrali. In caso contrario, risultando perlopiù irrilevante.
La misura della credibilità di questa lettura è offerta dai nuovi massimi storici realizzati in sequenza dalla Advance-Decline Line: riflesso di una partecipazione corale al rialzo. In effetti gli investitori stanno scoprendo che “Piccolo è bello” (o che le dimensioni non contano), con le small cap che stanno letteralmente trascinando i listini: prima americani, poi mondiali, infine anche nel Vecchio Continente.
Difatti se le Mag7 e lo S&P100 denunciano un arretramento da inizio anno (-0.4 e -0.3%, rispettivamente), lo S&P500 è positivo di misura, mentre l’indice equiponderato guadagna ben il 3.6%. Ma molto meglio negli Stati Uniti fanno le midcap (+5.7%) e il Russell 2000 (+8.3%) su cui ritorniamo analiticamente nel Rapporto Giornaliero di oggi.
Il punto è che le aspettative consensuali di crescita potrebbero risultare troppo caute, e sorprese positive sul fronte macro finirebbero per beneficiare le società quotate di minori dimensioni.
Gli investitori ovviamente apprezzerebbero. Il Buy the Dip quest’anno sta conoscendo provvidenziale replica: da aprile lo S&P500 ha sperimentato ben 16 sedute dal saldo giornaliero inferiore al -1.0%, nonostante un bull market indiscusso; ed in tutti i casi tranne due Wall Street è risalita il giorno successivo, consegnando ai trader un agile guadagno.
Anche le piazze europee si muovono sul binario della prevedibilità, con l’Eurostoxx50 che ricalca fedelmente il modello stagionale proposto dopo la fine di novembre. Ad evidenza, per gli investitori ci sono ancora plusvalenze da estrarre.
Gaetano Evangellista - www.ageitalia.net
Potrebbe interessarti anche : Mid cap e Blue chip : un'analisi tecnica vincente